Fermate il mostro

Un tema importante nel rapporto tra il vulcano e le comunità che abitano lungo le sue pendici in questo periodo storico è quello della spazzatura. L’area del PNV, oltre che dalla pressione antropica “classica” (traffico automobilistico, colate di cemento e asfalto, cave, incendi e quant’altro), soffre anche per tutto quel che gira intorno all’enorme problema dei rifiuti. Tra discariche legali e illegali, crisi endemiche ed emergenze cicliche, raccolta (poco) differenziata e sversatoi d’ogni tipo, il parco nazionale più piccolo d’Italia è costantemente sotto assedio.
A mio avviso, l’elaborazione culturale del rischio vulcanico, in quest’epoca, passa (anche) per la monnezza. Non so quanto posso generalizzare alle varie comunità vesuviane, ma certamente tale condizione ha un ruolo nella percezione degli abitanti di SSV. Penso, in particolare, alla querelle intorno ad una controversa fumarola nei pressi del centro abitato: si tratta di attività vulcanica o dello sfiato di una vecchia discarica poco distante?
Ma non è questo il momento e la sede per parlarne.
Mi sono accorto, invece, che non avevo ancora un post espressamente dedicato alla questione rifiuti. Me lo ha suggerito un’intervista all’assessore all’ambiente del comune di Erc-no pubblicata da Ciro Teodonno oggi (1 marzo 2011) sul “Mediano“:

LE DIFFICOLTÀ DI UN AMMINISTRATORE LOCALE
di Ciro Teodonno
In una crisi dei rifiuti, più assopita che risolta del tutto, abbiamo incontrato l’assessore all’ambiente Salvatore Cristadoro per capire la disparità di esito della raccolta differenziata ercolanese rispetto a quella di altri comuni del Vesuviano.

La visione che ogni mattina si dipana davanti i nostri occhi è quella di una Benedetto Cozzolino puntellata di collinette d’immondizia. Lo spettacolo quotidiano che da anni si scorge dal finestrino della propria autovettura, lungo il tragitto di chi la percorre per lavoro è quello di una città abbandonata a sé stessa.
Abbiamo deciso perciò di voler capire e andare al di là del luogo comune e di quella barriera insormontabile che separa il cittadino dalla pubblica amministrazione. Un divario sorretto da cose covate e sottaciute ma spesso non dette e che vogliono gli amministratori distanti e indolenti. Abbiamo voluto quindi conoscere il diretto interessato all’ecologia e chieder ragione dello stato dell’arte nella città degli scavi. L’assessore Cristadoro è persona aperta e si dimostra subito disponibile e senza remore nel toccare lo spinoso argomento.
Assessore, nel vesuviano esistono per fortuna realtà più felici dal punto di vista dei rifiuti, come ad esempio SSV ma se paragoniamo Erc-no con P-ici il contrasto è forse più forte, trattandosi di una realtà abitativa e demografica simile …

«A SSV quanti abitanti sono … e P-ici, è anch’essa una realtà differente …».
Ha un’alta densità di popolazione …

«Sì ma basata su una bassissima estensione del territorio …».
…appunto!

«È più facile fare la raccolta differenziata! L’abitato è circoscritto ed è così più facile fare la raccolta essendo tutta residenziale. Quando ho raccolto l’incarico, lo scorso giugno, la raccolta differenziata era al 26%, oggi l’abbiamo al 32,8%. Pochissimo rispetto al 35% di raccolta, previsto al 31-12-2010, poi prorogato al 30 giugno 2011. C’è ancora il 50%, al momento stabilito entro il 31 dicembre 2011, previsto dalla provincia. Avendo quindi trovato questa situazione ho dovuto combattere dal basso e su più fronti, Erc-no è assai diversa dagli altri territori ha un estensione diversa, sul territorio abbiamo inoltre meno di 50 vigili urbani per controllarlo, un altro problema è costituito anche dall’alto abbandono di cani sul nostro territorio. Questo rientra anche nell’ambito dell’ecologia poiché spendiamo circa 330.000€ all’anno per il mantenimento del canile appaltato a un privato nella provincia di Caserta».
Ma non c’erano anche le guardie “eco-zoofile”?

«Certo! È stata la prima cosa che ho fatto, mi sono battuto per trovare i soldi per queste guardie ambientali ma non hanno avuto ancora la conversione dei decreti. Quelli che danno un valore al titolo che gli permette di scendere per strada».
Sì ma dov’è il blocco burocratico?

«C’è un dirigente comunale, nella persona del comandante dei vigili urbani, doveva fare la determina di convenzione, affidare loro una piccola sede nel palazzo Borsellino e convertire i decreti. Pare, pare, che venerdì scorso sia stato completato tutto e che, da qui a breve, vedremo i primi risultati di questa collaborazione. Comunque quando ho parlato dei vigili urbani, di quei 47, molti hanno la causa di servizio che non gli permette di fare servizio stradale e così il comandante si trova a gestire solo quattro squadre di quattro agenti, è una tragedia! In un paese di 50.000 abitanti è una vera tragedia! To-de-Gre, agisce con 130 vigili! Si saranno fatti anche degli errori in passato ma non è facile assolutamente gestire un territorio come quello ercolanese con quello che abbiamo a disposizione».
Anche la logica della sanzione potrebbe avere un suo risvolte educativo; quello che vedo per strada non è sempre differenziato!

«Parco Serena ha finalmente adottato il nostro metodo, il “porta a porta spinto”, con l’utilizzo di bidoni interni al parco, con la differenziazione nelle quattro/cinque tipologie…».
…non ho capito, i parchi hanno la libertà di gestire questa cosa?

«No, faccio l’esempio di Parco Serena, sulla Via Benedetto Cozzolino, dove oggi si vede la voragine per terra! Prima c’era il cumulo di spazzatura fisso, non proveniente solo dal parco ma anche dai cittadini di SSV! Come accade in Via della Barcaiola o in Contrada Patacca. È vero che ci sono le isole felici ma ci sono molte persone che io conosco e posso anche additare e che sarei ben lieto di beccare…».
…e fate bene!

«…queste scendono da Via Panoramica Fellapane, si fanno la stradina laterale e sversano. E parliamo di rifiuti domestici! Non parliamo poi di rifiuti industriali! Non solo noi di Erc-no siamo un popolo di “pezzari”! Ma anche a SSV ci sono tanti depositi! Gli stracci ci costano 46 centesimi a quintale ma non ci sono solo questi, ci sono anche i copertoni, ogni tanto ci scaricano qualche TIR sul Vesuvio e per non parlare dell’amianto!».
Sì ma torniamo alla differenziata.

«Stiamo adottando su tutto il territorio cittadino una raccolta differenziata che doveva andare a pieno regime entro novembre ma purtroppo ci sono ancora un sacco di falle. I tre piani sono: distribuzione ai parchi, interni e periferici al nucleo cittadino, dei bidoncini per la raccolta differenziata da 240 o da 1.100, a seconda della tipologia del condominio, evitando così la spazzatura per strada e la distruzione dei marciapiedi da parte della ditta che si occupa della raccolta e che abbiamo denunciato e che dovrà provvedere nel riparare!»
Qual è la ditta?

«La Multiecoplast. Questa dovrà prelevare tutti i giorni la differenziata. Poi, come seconda tipologia di raccolta, abbiamo quella del centro urbano “non storico”, dove pure ci saranno i bidoncini, il calendario, il tirar fuori la differenziata giornaliera che sarà prelevata la mattina successiva. Infine, la tipologia del centro storico dove ci sono le “micro-isole ecologiche”, recintate e sempre con i bidoni. Visto che, nel “basso”, non c’è spazio neanche per camparci, si figuri se hanno lo spazio per i mastelli! Speravamo che funzionasse, purtroppo, e qui ritorno sulla difficoltà di applicare un corretto controllo, risulta che Erc-no non è un popolo di svedesi, così come le isole felici non sono tali da come possono sembrare attraverso le trasmissioni televisive!».
La precedente amministrazione aveva ben messo in chiaro la logica della sanzione rendendo addirittura pubblico l’elenco di chi infrangeva la legge…

«…e quant’è durato tutto, sessanta giorni? Lei sa benissimo che i dipendenti pubblici, come quei quaranta vigili, con tutti gli acciacchi, se ben incentivati economicamente, scenderebbero in strada probabilmente anche di notte! Noi questi incentivi non li abbiamo, quest’anno abbiamo avuto un altro taglio di due milioni e mezzo di euro dal passaggio di fondi dallo stato. Io ci vorrei arrivare ai limiti di legge per la raccolta, non so se ci riuscirò ma ci vorrei provare ad arrivare al 50%. Sono disposto a raccogliere personalmente le denunce ma tra il dire e l’agire, nel pubblico, c’è realmente il mare di mezzo! Se hai un’idea non la riesci a mettere subito in campo ma mettere tanti e tali paletti che alla fine devi seguire per forza quel tragitto».
Per quel che concerne l’Ammendola/Formisano, lì c’è il sito di stoccaggio provvisorio che dal 2008 sta ancora lì!

«Il 27 dicembre ho incontrato l’assessore regionale Giovanni Romano per chiedergli la bonifica del luogo come ci aveva promesso il commissario di governo e soprattutto il sostegno al mantenimento dei costi dell’Ammendola/Formisano. A noi quel sito, impostoci dal commissario di governo, ci costa circa 100.000 € l’anno! Ad oggi, 28 febbraio, nessuno è venuto a verificare il da farsi per quella bonifica. Anzi, facciamo parte del disegno di una delle ipotetica discariche previste sul territorio vesuviano. Al momento non abbiamo notizie certe ma c’è un’intervista del 29 gennaio a Cesaro, che individuava, tra i vari buchi da otturare, anche una cava di Erc-no; due ce ne stanno, l’Ammendola/Formisano e la Fiengo! Al piano regionale che porteranno all’attenzione di Caldoro c’è quest’ipotesi».
Contrada Castelluccio è una discarica a cielo aperto, pezze, materiale edile di risulta ma anche copertoni e amianto, può dirci qualcosa a riguardo?

«Noi avevamo un vecchio progetto, del 2008, un impianto di compostaggio in quella zona (limitrofa all’Ammendola/Formisano ndr.) e ci siamo fatti avanti con l’assessore provinciale per uno dei tre siti provinciali di compostaggio, avendone già il progetto e con la possibilità di bonificare Novella-Castelluccio. Tra l’altro in quella zona, nient’altro che una strada poderale, avevamo in cantiere un raddoppio della Benedetto Cozzolino rendendo quest’ultima una zona commerciale. Sarebbe una bella cosa, già ci provammo nel 2008, adesso stiamo insistendo più di prima, proprio perché vogliamo evitare la discarica!».

Nota: Il titolo del post riprende quello di una canzone di Agnese Ginocchio contro le discariche: audio mp3.

ALTRI ARTICOLI:
– Ciro Teodonno, Rifiuti, zona rossa e siti di stoccaggio (23.03.11, qui)
– Ciro Teodonno, Il ritorno all Rotonda di Boscoreale (01.04.11, qui)
– Redazionale, Report e le cave (con video) (04.04.11, qui)
– Ciro Teodonno, La riscossa della Zona Rossa (09.04.11, qui)
– Rete dei Comitati vesuviani, Adesione a Zero Waste Italia (verso Rifiuti Zero) (03.05.11, qui)
– Redazionale, Incendio nel  Parco del Vesuvio arriva alla discarica di Terzigno (29.08.11, qui)
– Ciro Teodonno, Siamo stati alla cava Sari: è una bomba ecologica (10.12.11, qui)
– Ciro Teodonno, Le discariche di San Sebastiano al Vesuvio (14.07.13, qui)

ALTRA FONTE:
Il blog “SSV News. Informare Documentare Sensibilizzare” archivia sotto il tag “discariche” tutti i post relativi a piccoli e grandi sversamenti illegali di immondizia nel territorio del paese. Ecco alcuni tra i titoli più recenti (riprodotti tra i commenti):
– “Sversamenti illeciti di rifiuti, lo scempio che si consuma alle falde del Vesuvio“, 03.03.11
– “Rifiuti in Via degli Astronauti“, 23.02.11
– “Aggiornamenti sulla microdiscarica“, 29.01.11
– “Microdiscarica in Via Cupa Monaco Aiello“, 16.01.11

UNA MAPPA DELLE DISCARICHE SAN SEBASTIANESI DEL 2011
(con qualche aggiornamento successivo)

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12 thoughts on “Fermate il mostro

  1. “Il mediano”, 23 marzo 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=12967

    RIFIUTI, CESARO INTIMA AI SINDACI DELLA ZONA ROSSA UN MESE PER TROVARE I SITI DI STOCCAGGIO
    Ciro Teodonno
    Il presidente della provincia di Napoli dà ai sindaci dei 18 comuni della zona rossa tempo un mese per trovare un sito di stoccaggio per la FOS.

    Pensavate che la storia delle discariche fosse finita? Pensavate che l’ennesimo miracolo avesse trovato finalmente la sua concretizzazione? E invece no! Giusto il tempo che la cronaca internazionale coprisse copiosamente le nostrane vicissitudini che la provincia di Napoli ha organizzato in sordina una riunione con i sindaci della zona rossa, intimando loro 30 giorni di tempo per trovare i siti di stoccaggio per la FOS (Frazione Organica Stabilizzata ovvero in assenza di percolato). L’altro ieri s’è tenuta a piazza Matteotti una riunione a causa dei nuovi problemi legati allo smaltimento dei rifiuti nella città di Napoli.
    La proposta della SAPNA (Sistema Ambiente Provincia di Napoli), la S.p.A a socio unico, soggetta al coordinamento e al controllo dell’amministrazione provinciale del capoluogo, è stata quella che i diciotto comuni dovranno farsi carico della FOS proveniente dallo STIR (ex CDR) di Tufino. Così facendo, Napoli potrà nuovamente depositare i suoi rifiuti nell’ormai saturo sito del Nolano. L’idea sarebbe quella di mantenere per due anni e mezzo questa FOS entro i confini dei comuni vesuviani in modo da realizzare, nel frattempo, i siti di compostaggio di Caivano, Pomigliano e l’inceneritore a Napoli est.
    L’ipotesi sembra alquanto bizzarra, lunghezze burocratiche ed esperienza ci insegnano che nella malaugurata ipotesi tutto ciò accadesse, quella dei due anni sarebbe soltanto una rosea previsione rispetto a quanto normalmente accade in questi casi. Siti di stoccaggio provvisori decennali, e cattedrali nel deserto fungono ancora da monito alla promesse mancate della politica. Dei 92 comuni della provincia di Napoli ancora una volta si chiede il sacrificio alla zona rossa ovvero quella a più alto rischio vulcanico ma anche la più preziosa dal punto di vista naturalistico e paesaggistico con la presenza del Parco Nazionale del Vesuvio e di un flusso turistico complessivo di circa quattro milioni di visitatori l’anno.
    Ha tutto questo una logica?

    ———–

    COMMENTI:

    1) serietà
    Autore: cittadino elettore | Data: 23/03/2011 | Ora: 11.14.52
    Mi scusi e dove proponete di mettere il FOS?????? siete ancora una volta a piangervi addosso? e certo che la provincia in quanto ente sovracomunale deve dare una scadenza altrimenti qui la monezza ci risommerge. E poi cosa non ha senso? un inceneritore si costruisce in meno di 2 anni ( ACERRA DOCET) e quindi 2 anni sono il tempo giusto.
    BASTA CON LA VOSTRA DEMAGOGIA altrimenti la monezza portatevela sotto casa vostra visto che non vi sta mai bene niente. E quando gli enti non decidono o impongono non vi sta bene poi quando decidono e impongono lo stesso non vi sta bene e allora FATEVI CURARE CHE LA VOSTRA TESTA HA BISOGNO DI UNA RIEQUILIBRATURA

    2) UNA LOGICA POLITICA.
    Autore: MIMMO RUSSO | Data: 23/03/2011 | Ora: 12.15.08
    Caro sig. Teodonno il suo racconto ha una logica politica,perchè si meraviglia? La giunta Cesaro è stata eletta da oltre il 60% dei cittadini di Napoli e Provincia,i quali,dopo aver letto il programma e ascoltato le proposte hanno liberamente votato. Punto. Il primo atto dell’Amministrazione Cesaro è stato la chiusura della pagina del sito della Provincia ove era possibile confrontare la percentuale di raccolta differenziata per comune,oggi questa pagina è ferma al 2009. Segnale inequivocabile dell’indirizzo politico dell’Amministrazione Cesaro: Inceneritori e Discariche.
    In ottemperanza al mandato elettorale il Presidente Cesaro prima ha cercato di convincere i Comuni del Nolano ad aprire una discarica,oggi invece ci prova con quelli della Zona Rossa,domani punterà alla Zona Flegrea.
    Perchè su un punto ci dobbiamo mettere d’accordo: noi non vogliamo fare la differenziata ( ovvero una buona parte dei cittadini di Napoli e provincia ) quindi votiamo chi ci rappresenta in base a quella che è la volontà popolare.
    Ora io non capisco il Suo risentimento a voler mettere la monnezza nella Zona Rossa,tenga presente che i cittadini di Boscoreale -Terzigno e San Giuseppe Ves. ( cioè quelli a bordo vasca di Cava SARI e Cava VITIELLO) hanno votato a Cesaro con percentuali bulgare. Io e Lei siamo una sparuta minoranza,quindi prima di criticare il comportamento censurabile del presidente Cesaro,e della sua giunta,dobbiamo costruire un consenso alternativo,dimostrare alla gente che un’altra via è possibile,che in caso contrario non ci sono buchi che bastano neanche ad avere a disposizione la luna.
    Buon lavoro e auguri sig.Teodonno.
    MIMMO RUSSO

    3) @cittadino elettore
    Autore: Ciro Teodonno | Data: 23/03/2011 | Ora: 16.20.49
    Non si capisce il perché, ogni qual volta ci si trovi davanti a opinioni diverse dalla propria, si debba passare alle offese. Sarà che chi sceglie questa tattica non è forse troppo convinto di quel che sostiene o magari, semplicemente, vorrebbe lo spunto per portare altrove la discussione. Ma il sottoscritto, così come in passato, non cederà all’umana tentazione di rispondere per le rime e si manterrà sui concetti fondamentali di un discorso al quale tiene molto e vorrebbe chiarire, qualora se ne avesse l’effettiva volontà.
    Il problema della FOS, mio caro cittadino elettore, sta nel fatto che, come molti degli acronimi presenti nel mondo della spazzatura partenopea, nascondono realtà ben diverse. Per stabilizzare la frazione organica, ammesso che di questa si tratti realmente, ci vuole tempo e impegno, che credo manchino all’attuale amministrazione provinciale che sembra voglia lavorare più in sordina che alla luce del sole.
    Non so cosa ci insegni Acerra, perché di anni ce ne son voluti almeno cinque per portarlo a uno standard accettabile ma non sufficiente allo smaltimento dei rifiuti. Il problema fondamentale è che i siti di stoccaggio provvisori non faranno nient’altro che divenire discariche a loro volta, così come lo si dimostra nella cava Ammendola/Formisano nel comune di Ercolano e in pieno Parco Nazionale. Ora vale la pena domandarsi il perché tutto ciò accada sempre in quella zona protetta e la risposta è semplice, perché, essendo una zona parzialmente preservata, più dalla sua posizione impervia che da un’effettiva opera deterrente del Parco, questa è libera e relativamente lontana dai centri abitati, quindi lontana dagli occhi di quei cittadini elettori che probabilmente non si porranno mai il problema del dove il tutto vada poi a finire, questo finché la puzza e l’inquinamento della falda acquifera non li raggiungerà a valle.
    E chi se ne frega se poi si altererà un ecosistema già di per sé fortemente intaccato e i nostri figli non sapranno cos’è la natura; e chi se ne importa se moriremo di malattie sconosciute e se il turismo non sarà mai una voce preponderante in una zona di contro naturalmente votata alla ricezione per le sue bellezze, tanto, monnezza e cemento ci salveranno tutti!
    Si continua a parlare e parlare in maniera imperterrita ma l’unica azione della politica è stata ed è ancora quella di riempire buchi, sia essi di “talquale”, sia essi di FOS o di qualsiasi altra stramaledettissima sigla, ma nessuno osa imporre, neanche la provincia, per legge demandata a questo, una raccolta differenziata degna di questo nome, a mio modesto parere l’unica strada, assieme all’abbattimento degli imballaggi, verso un’auspicabile soluzione del problema.
    Buona fortuna

    4) passato e presente
    Autore: il capitano | Data: 24/03/2011 | Ora: 15.57.46
    allora, mettiamola così: poichè a tutt’ oggi non vogliamo riuscire a trovare un singolo, piccolissimo punto d’ incontro, stanti i vari spunti polemici, allora, qualcuno vuole avere la compiacenza di rispondere ad alcune semplici domande?
    a) cosa è stato fatto sino ad oggi per risolvere in modo adeguato l’ eterno problema della spazzatura ( chiamatela con quali e quanti acronimi più vi piacciono, il nome ed il significato restano sempre gli stesso: spazzatura era e spazzatura rimane. almeno a mio immodestissimo avviso. )
    b) se c’ era qualcosa da fare, anche spostando gli augusti sederi dai cadreghini sui quali, noi Cittadini, li abbiamo messi a sedere, giusto per soddisfare la curiosità per vedere come GLI ALTRI sono riusciti a risolvere questo problema, PERCHE’ QUEGLI AMMINISTRATORI AI QUALI APPARTENGONO GLI ” AUGUSTI ” SEDERI, NON SI SONO SPOSTATI?
    c)allora, dobbiamo, giustamente, salvaguardare le nostre bellezze turistiche. e và bene!!! dobbiamo, giustamente, salvaguardare la salute dei nostri figli, ( non dimenticando, ANCHE, la salute dei genitori… ). tutto benissimo e logicissimo. ANCHE, però, assolutamente attualissimo, però, resta il problema di COSA FARE? riusciamo a salvare capre e cavoli? d) c’ è una benedettissima istituzione che ci dica, UNA VOLTA PER TUTTE, cosa diavolo fare? scusate, ma mi sembra che siamo in tanti ( TROPPI????? ) a parlare, ma di soluzioni NON se ne trovano. Tutti vorremmo fosse accolta la propria, di mozione. Però, poi, tutti siamo lì ad inalberarci perchè mi sembra di essere stato messo da parte dall’ ultimo (?) incompetente che ha parlato e del quale sia stata accettata la soluzione. Che ne direste di lasciare parlare chi ne ha GIUSTO MANDATO??????? Non facciamo polemiche sterili, quanto inutili. Volgendo la testa al passato, soluzioni? ZERO!!!!! Non neghiamo l’ evidenza. Guardiamo al futuro? Soluzioni? ZERO!!!!! o, almeno, che possano essere condivise. E INTANTO IL PROBLEMA RIMANE E NON LO SI VUOL RISOLVERE. NON guardiamo alle percentuali, bulgare(?) dei voti presi da Tizio o Sempronio, oggi come ieri. Accidenti alla miseria, e che il mio Amico Professore mi perdoni l’ improperio, ma vogliamo una volta tanto metterci d’ accordo? Possibile che NON ci possa essere una soluzione che accontenti, se NON tutti, ma almeno sia CHIARA? E và bene il problema ” turistico “; e và bene il NON voler la monnezza sotto il nostro naso; e và bene la salvaguardia della salute infantile ( ma anche quella di chi ha ” qualche” anno in più… o no? ) e và bene che tutte le opinioni siano logiche e condivisibili ed accettabili, d’ accordo? MA IL PROBLEMA LO VOGLIAMO RISOLVERE, SI’ O NO??????? Ragazzi, mettiamoci d’ accordo, una buona volta. Mi punge vaghezza di chiedervi: ma qualcuno di Voi ha idea di come, diavolaccio!!!! possano fare, che so… A Ginevra? … A Vaduz?… ad Andorra?… a Malaga o in qualsivoglia piccolissima Cittadina del mondo conosciuto? E’ mai possibile che NON vogliamo conoscere il parere di chi quel problema sia riuscito a risolverlo IN MODO ACCETTO DA TUTTI I CITTADINI, QUALSIASI SIA IL LORO CREDO POLITICO? Mi sembra che ci si impunti, d’ accordo: a torto o a ragione, SEMPRE E SOLTANTO SUL PROPRIO PERSONALISSIMO PUNTO DI VISTA? Possibile NOn vogliamo essere capaci di trovare UNA SOLUZIONE CHE VADA BENE PER TUTTI??????????
    Credetemi, è bello leggervi. E’ anche, però, sterilissimo starvi a sentire a parlare SOLTANTO DI CIO’ CHE ANDREBBE BENE A VOI!!!!!!! E, accidenti!!!!! almeno per una sola volta, METTETEVI INTORNO AD UN TAVOLO E PARLATEVI!!!!!!!! Possibile che dobbiamo SOLTANTO assistere ad aumenti di tasse e tariffe SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’ E POI STIAMO LI’ A RINFACCIARCI CHE LA COLPA SIA DI CHI HA VOTATO SECONDO IL SUO CREDO POITICO, ” NATURALMENTE ” SBAGLIANDO? Tempo fà, su questo giornale, lessi di un’ intervista all’ assessore alla N.U. del mio Paesino. Costui si era impegnato a diminuire la Tarsu famigerata del 5%!!! Ebbene, potrei mostrarvi le due bollette tarsu, di quest’ anno e dell’ anno scorso. GLI IMPORTI SONO IDENTICI!!!!! Allora? Assessore!!!!! questa ” diminuzione “? Come vedete, quì si predica bene, ma si razzola malissimo!!!!!! Allora, avete proposte da fare? E fatele, santo cielo??????? Trovate un modo per salvare capre e cavoli. O credete che sia così difficile? Provate, se potete e volete a mettere il pepe sulla coda dei nostri ” amministratori “. Fra le tante spese pazze che fanno, CON I NOSTRI SOLDI, spediamoli, appunto, ad Andorra… a Vaduz… e se proprio NON vogliamo spedirli così lontano, stanti anche i problemi con le … lingue, allora spediamoli in Città dove si spera possano esprimersi nella nostra lingua madre. E chissà che, parlando la stessa lingua, NON riescano a farsi spiegare come IN QUELLE CITTA’, GLI AMMINISTRATORI, SIANO RIUSCITI A SALVARE CAPRE E CAVOLI E, ADDIRITTURA UDITE UDITE, A FARE RISPARMIARE AI LORO CITTADINI QUALCOSA SULLE TARIFFE TARSU. Davvero davvero, credete che NON potrebbero farsi capire e FARCI CAPIRE, come in ” QUELLE ” città ci siano riusciti e… E DA NOI NON SEMBRA CI SIA LA BENCHE’ MINIMA VOLONTA’, E DA PARTE DEI CITTADINI E DA PARTE DEI NOSTRI AMMINISTRATORI, DI VOLERSI PROVARE, APPUNTO, A SALVARE CAPRE E CAVOLI!!!!!!! Mi sembra di avere a che fare con i famosi polli di Renzo, di manzoniana memoria. Li ricordate? Erano lì a beccarsi fra di loro, mentre li portavano a morire…. Anche noi, ci becchiamo fra di noi, mentre la monnezza rischia di soffocarci….. Almeno, quelli erano …. polli….. noi vorremmo essere possessori di un’ intelligenza…. umana.
    Un carissimo salutone, carissimo Professore. E non se l’ abbia a male se mi son concesso il lusso di…. bacchettarla.

  2. POST TRATTI DA “SSV NEWS. INFORMARE DOCUMENTARE SENSIBILIZZARE”,
    TAG “DISCARICA

    giovedì 3 marzo 2011
    Sversamenti illeciti di rifiuti, lo scempio che si consuma alle falde del Vesuvio
    Sversamenti illeciti e rifiuti che si accumulano ai margini delle carreggiate: è ciò che avviene puntualmente in alcune strade periferiche della città alle falde del Vesuvio. Sia chiaro, si tratta di poca cosa rispetto a quanto accade in altri Comuni del vesuviano e nel vicino quartiere di Ponticelli, ma non per questo bisogna abbassare la guardia. In via Cupa Monaco Aiello, di fronte al cancello d’ingresso della locale stazione dell’Enel, è presente una microdiscarica. Giorni addietro erano stati scaricati un buon numero di vecchi copertoni, poi, fortunatamente rimossi. Poco più a monte, in via degli Astronauti, sono stati scaricati, in un terreno non recintato attiguo alla sede stradale, numerosi rifiuti, tra questi spiccava anche un sacchetto proveniente dal limitrofo Comune di San Giorgio a Cremano, probabilmente, lanciato da un auto in transito. La vegetazione spontanea copre in parte quest’orrore. Forse, sarebbe bastato erigere una recinzione a protezione del terreno per scongiurare lo sversamento illecito.
    Via Panoramica Fellapane. Dirigendoci verso la parte alta di via Panoramica, per intenderci dopo l’edificio che ospita la sede amministrativa del Parco nazionale del Vesuvio, abbiamo avuto la sensazione che la sede stradale ed il marciapiede siano decisamente più puliti rispetto al recente passato, ma soffermandoci con più attenzione e rivolgendo lo sguardo ai terreni attigui notiamo ancora un gran numero di rifiuti. Purtroppo, a farla da padrona sono sempre fazzoletti e preservativi abbandonati dalla coppiette, che numerose affollano la strada al calar del buio, ma non mancano sacchetti ed altro genere di rifiuti. Un pessimo spettacolo per i visitatori del Parco, che s’incamminano, nelle ore mattutine, verso il sentiero del trenino a cremagliera. Gli sversamenti illegali dovrebbero essere contrastati con ogni mezzo, attraverso maggiori controlli sul territorio da parte delle forze dell’ordine oppure installando telecamere, che costituiscono un ottimo deterrente; nelle aree periferiche in cui sono entrate in funzione (vedi Viale della Pace, in prossimità dell’imbocco di Via Flauti) il fenomeno è stato, infatti, debellato.
    Fonte: Pausacaffeonline.it

    mercoledì 23 febbraio 2011
    Rifiuti in Via degli Astronauti
    La settima scorsa stavo percorrendo a piedi Via degli Astronauti, quando la mia attenzione è stata calamitata da numerosi rifiuti scaricati in un terreno, non recintato, adiacente alla sede stradale. Mi sono soffermato qualche minuto per vedere più da vicino. Lo si evince dalle foto, ci sono un buon numero di sacchetti (anche del limitrofo San Giorgio a Cremano), alcuni teloni, qualche cassetta di polistirolo, un copertone d’auto ed un cumulo di rifiuti bruciati. La vegetazione spontanea copre in parte quest’orrore. Per evitare sversamenti illegali sarebbe bastato erigere una recinzione a protezione del terreno.

    sabato 29 gennaio 2011
    Aggiornamenti sulla microdiscarica
    Solo due post più in basso parlavo della microdiscarica sita in Via Cupa Monaco Aiello, proprio dinnanzi ai cancelli d’ingresso della centrale Enel. A distanza di pochi giorni, sono tornato sul “luogo del delitto” ed ho potuto constatare che la microdiscarica, che tanto micro non lo è più, si è arricchita di nuovi rifiuti, nello specifico è stato scaricato un gran numero di pneumatici. Da buon reporter ho scattato qualche fotografia a testimonianza di quanto accaduto. Questa volta, ho provveduto a segnalare all’Ufficio ecologia lo sversamento illecito. Staremo a vedere se verrà rimosso in tempi brevi.

    domenica 16 gennaio 2011
    Microdiscarica in Via Cupa Monaco Aiello
    In Via Cupa Monaco Aiello, proprio di fronte ai cancelli d’ingresso della stazione locale Enel, è presente un microdiscarica. Non so, onestamente, da quanto tempo quel cumulo di rifiuti (di vario genere) stazioni lì, ma sarebbe opportuno rimuoverli quanto prima per evitare che qualcun’altro inizi a scaricare abusivamente altri sacchi. Nei prossimi giorni, invierò una segnalazione all’ufficio ecologia e mi auguro una pronta rimozione. Nelle aree periferiche, a mio avviso, sarebbe opportuno potenziare i controlli, anche attraverso l’installazione di telecamere (vedi Viale della Pace, in prossimità dell’imbocco di Via Flauti). Gli sversamenti illegali vanno contrastati con ogni mezzo.

  3. “Il mediano”, 1 aprile 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=13070

    IL RITORNO ALLA ROTONDA DI BOSCOREALE
    Ciro Teodonno
    Siamo tornati dopo cinque mesi alla rotonda di Boscoreale, teatro dei drammatici scontri tra i dimostranti antidiscarica e le forze dell’ordine. C’è più distensione ma non rassegnazione.

    La Rotonda è tornata! Nel senso che é tornata quella parte di società civile che non si rassegna e che decide di non subire con rassegnazione i veleni di un destino infausto. Decide ancora una volta di far sentire la sua voce spesso coperta dall’ignominia o da un atteggiamento di ipocrita non curanza. Mercoledì sera, in piazza della Pace a Boscoreale, c’era molta gente, gente reale, che appena dismessi i panni del lavoro e della quotidianità, ha indossato quelli di cittadino consapevole e attivo per una società e un ambiente migliore, per una speranza in più per i propri figli.
    In piazza c’era anche chi non li ha mai abbandonati, e che, come Padre Alex Zanotelli, è sempre stato vicino loro e a tutti quelli che hanno subito il sopruso dell’imposizione dall’altro. Padre Zanotelli ha elogiato il tenace operato delle Mamme Vulcaniche e ha sottolineato come queste «… sentono ancora di più la vita e l’aspetto vitale delle cose …». Nel breve scambio di vedute con l’attivo prelato ne è uscita fuori anche una velata critica nei confronti di una chiesa non ancora del tutto schierata nei confronti della questione discariche: «… purtroppo dobbiamo riconoscere che come chiesa non ci siamo, è stato importante l’intervento del vescovo di Nola ma in generale direi che, come chiesa, ancora non ne siamo usciti; dicendo che questo è un problema morale … io dico che, noi cristiani d’occidente siamo schizofrenici, in chiesa diciamo determinate cose e fuori tolleriamo …».
    Una critica ben più marcata la fa verso il mondo della politica che con la sua legge impone solo discariche e inceneritori: «… la legge 123 impone alla Campania 12 megadiscariche e 4 inceneritori. Se 4 inceneritori verranno mai costruiti ed entreranno in funzione, noi campani dovremo andare a comprare rifiuti in giro per il mondo per farli funzionare. Ma è assurdo! Ecco il ciclo industriale dei rifiuti!».
    Abbiamo incontrato nella colorita manifestazione, fatta in prevalenza di famiglie, anche Franco Matrone, coordinatore dei Comitati Antidiscariche e parte in causa nel Comitato Cittadini per il Parco, il comitato recentemente costituitosi per la salvaguardia del Vesuvio. L’attivista ci ha illustrato il conteso in cui s’inserisce il connubio con Cittadini per il Parco e il quadro della situazione attuale delle discariche vesuviane.
    «…Sostanzialmente quest’iniziativa è nata anche dal fatto di poter fare qualcosa di più, oltre alla protesta legata alla discarica SARI. Il Vesuvio è pieno di discariche, noi ci siamo chiesti come mai, in questo territorio, così sensibile, così vincolato come il Parco del Vesuvio, abbiamo discariche di tutti i tipi! Forse è il Parco a non essere tale, a salvaguardare l’interesse ambientale, a salvaguardare la tutela del suo territorio, quindi pensiamo che un Parco fatto dal basso…fatto dai suoi cittadini che lo vivono come il proprio territorio e quindi come un bene da difendere sotto tutti i punti di vista, significherebbe mettere questo territorio in condizione da essere difeso… ».
    Abbiamo chiesto anche il punto della situazione e i rapporti con i vari movimenti antidiscarica: «L’esperienza fatta con cava SARI e cava Vitiello ha messo in evidenza un territorio in cui ci sono moltissime energie, bisogna canalizzarle, i tre grossi movimenti: la rete dei Comitati Vesuviani, le Mamme Vulcaniche e il movimento un poco più antagonista, legato ai centri sociali, sono quelli che hanno dato il là a queste battaglie…l’idea è che in questo territorio, ormai martoriato bisogna voltare pagina, la battaglia adesso si sposta sul come investire sul futuro, uno di questi aspetti…è quello di far partire questa kermesse dell’associazionismo di base di tutto il territorio vesuviano … sabato a Ercolano speriamo che possa partire con un nuovo slancio per mettere in rete tutti i Comitati del territorio».
    Un interessante accenno è stato fatto anche all’attuale situazione dei rifiuti e del loro smaltimento: «…Il difficile sarà staccarsi dall’ambito provinciale, però pare che anche il piano dei rifiuti, presentato ultimamente dalla regione Campania…almeno in questo, deprovincializza le discariche e dà una possibilità a cicli virtuosi come in questo territorio a farselo in proprio il sistema dei rifiuti…». Uno svincolarsi dunque dei 18 comuni della Zona Rossa, uniti in un ciclo chiuso dei rifiuti, vista anche la peculiarità del territorio in questione e «per non dire sempre no!».
    Alla manifestazione, sul calar della sera, s’è unito in sordina uno sparuto gruppo di politici, in veste di privati cittadini, tra cui l’attivissimo Tommaso Sodano ma anche il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli, al quale abbiamo fatto qualche domanda per conoscere il punto di vista di un “esterno” alla questione rifiuti in Campania: «È giusto che la politica … non si ricordi dei cittadini di Terzigno e Boscoreale solo quando ci sono gli scontri, bisogna avviare un’iniziativa forte per far capire e che dica chiaramente che l’incenerimento è semplicemente un grande affare, che la politica vuole fare sulle spalle dei cittadini. La cosa più semplice ed economicamente più redditizia non la vogliono fare, la raccolta differenziata!».
    Gli abbiamo fatto notare l’assenza degli amministratori locali e così ci ha risposto: «Io rispondo per me stesso! Bisogna avere il coraggio delle proprie azioni. È molto semplice stare dentro le auto blindate, le auto blu con i lampeggianti, il problema è che questo è un territorio che è stato abbandonato». Infine gli chiediamo la sua opinione sull’ipotesi di stoccaggio della FOS di Tufino in uno dei comuni dell’Area Rossa previsto dalla provincia: «La provincia e la regione hanno l’obbligo di fare una pianificazione, questa è la logica dell’emergenza sull’emergenza, sono degli incapaci, degli inetti! Lanciano solo degli appelli, dimenticando che questo è un territorio che dovrebbe essere valorizzato per le sue caratteristiche agricole e anche turistiche, lo hanno massacrato e francamente dovrebbero andarsene a casa».
    Il folto ed eterogeneo corteo percorre tutta via Giovanni XXIII, ma l’allegra forza delle mamme vulcaniche non sembra scuotere le coscienze di chi, solo incuriosito, s’affaccia alle finestre e i balconi per vedere, la cosa forse non li riguarda? L’estate è ancora lontana e il calore non esalta ancora i miasmi della SARI ma giunti in cima, nella rotonda dei giorni caldi della rivolta, il percolato riafferma la caustica presenza, col suo acre fetore e questo nonostante la pioggia che avrebbe dovuto attenuarne la diffusione. Una nuvola ribelle decide di scaricare il suo parto primaverile sui manifestanti che si diradano in buona parte tra le autovetture di indispettiti automobilisti che lentamente guadagnano la strada di casa, nel serpentone di traffico che la polizia smista con solerte e rassegnato zelo.

    NOSTRA VIDEO INTERVISTA A PADRE ZANOTELLI

    LA VIDEO INTERVISTA A FRANCO MATRONE

    VIDEO INTERVISTA AD ANGELO BONELLI

  4. “Il mediano”, 9 aprile 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=13162

    LA RISCOSSA DELLA ZONA ROSSA
    Ciro Teodonno
    Dopo i recenti incontri con la provincia e la paventata istituzione di nuovi impianti di stoccaggio, abbiamo ascoltato sull’argomento il Presidente della Comunità dei Comuni del Parco nazionale del Vesuvio, il Sindaco di San Sebastiano Giuseppe Capasso.

    È un periodo particolare per il Vesuviano, proprio nel momento in cui sembrava aver toccato, con l’incancrenirsi della cosiddetta crisi dei rifiuti, il punto più basso mai raggiunto, si muovono i primi passi di una cittadinanza attiva che impone la sua presenza e trasmette la sua visione entusiastica e consapevole anche al mondo della politica, notoriamente attendista. Sentiamo il punto della situazione nella Zona Rossa da Giuseppe Capasso.

    Ci sono stati ultimamente degli incontri tra i sindaci dei 18 comuni della Zona Rossa di cosa avete parlato?
    «La cosa è andata così: la provincia ci ha convocato e ci ha sottoposto un accordo di programma, che è poi quello proposto anche all’area nolana; in cui ci dicono questo è l’elenco delle cave dismesse, fateci sapere dove volete stoccare la frazione organica stabilizzata».

    Un solo sito per comune o uno per tutti?
    «No! Per ogni comune no. Sostanzialmente: mettetevi d’accordo e trovate una discarica! Poi si fa un bel dire di questa FOS, che per legge sarebbe addirittura riutilizzabile per la ricomposizione ambientale ma siccome dagli STIR esce solo monnezza, tutti lo sanno ma nessuno lo dice, questo sarebbe un rimedio peggiore del male».

    Sono state evidenziate queste cave? E fra queste c’è anche l’Ammendola/Formisano?
    «Sì ma dei tre siti ercolanesi non c’è l’Amendola/Formisano. Ma tornando al discorso, cosa abbiamo fatto? Ci siamo riuniti come sindaci, di centrosinistra e di centrodestra, com’è normale e giusto che sia e abbiamo respinto quest’accordo di programma della provincia perché si basa su una visione obsoleta del problema rifiuti: c’abbiamo la monneza e dobbiamo vedere dove metterla! Parte dal principio della provincializzazione, sul quale la regione ha già dato forfait, perché sanno, come io da tempo predicavo, che è impossibile fare un’altra discarica nella provincia di Napoli. Né a mio avviso si possono utilizzare le cave …».

    … a maggior ragione se in zona protetta!
    «Certo. Abbiamo quindi respinto quell’impianto accettando quell’idea di dare vita a un modello alternativo, anche al piano regionale, quello ideato dal professor Arena e in esame a Bruxelles e che prevede a Napoli tre impianti di incenerimento. Oltre a quello di Acerra, ci dovrebbe essere (mi auguro di no) quello di San Giovanni e poi quello dedicato alle ecoballe di Giugliano. Allora abbiamo detto: noi vogliamo diventare un ambito virtuoso, perché, ci siamo uniti per necessità come Zona Rossa quando ci ha riuniti Berlusconi e lì con molto senso di responsabilità, centrodestra e centrosinistra abbiamo fatto, a mio avviso, l’interesse delle comunità amministrate accettando quell’accordo impedendo l’apertura di cava Vitiello, nella quale sarebbero finite come s’è visto, la prossima e le prossime emergenze e limitando la cava SARI ai soli 18 comuni della Zona Rossa.
    Nel frattempo però ci siamo accorti che in questi quattro mesi i conferimenti in cava SARI sono progressivamente diminuiti. Marzo su novembre sono diminuiti del 20-30%. Lo stare assieme a comuni che fanno il 60-70% di raccolta differenziata come San Sebastiano e Portici, c’è stata questa contaminazione positiva, anche gli altri comuni si sono dati da fare, in particolare San Giorgio, Ercolano e Boscoreale. Questa è la dimostrazione lampante di una virtù finalmente acquisita o in corso di acquisizione. Partendo quindi da questa esperienza, stiamo intorno al 40% come 18 comuni dell’area vesuviana, perché no rilanciare e far sì che questo sia l’ambito di riferimento della raccolta differenziata? Ma c’è un dato nel piano regionale che non ci convince assolutamente, è un piano, io dico, che sembra scritto da Nerone! Serve combustibile da incenerire, avendo previsto tre inceneritori e si pone un limite alla raccolta differenziata».

    E in questo il CIP6 c’entra qualcosa!
    «E come non rientra! Gli inceneritori funzionano grazie al CIP6! C’è un interesse economico evidente. Ma la leva economica, di per sé, non è un male, dipende come la applichi, in questo caso andava incoraggiata di più la differenziata con un programma di premialità. Invece regione e provincia assieme ti dicono che più del 50% non puoi fare! Per legge! Perché ci serve la monezza da bruciare ed è questo il messaggio che passa».

    In che senso?
    «Nel il piano regionale dei rifiuti c’è una parte dove è detto con chiarezza che il target per la raccolta differenziata è il 50% entro il 2016! Noi stiamo riscrivendo quest’accordo di programma per dire che noi ci sentiamo pronti per fare di più. Ovviamente lo possiamo fare solo rendendo il sistema efficiente oltre che efficace, se non si abbassa la TARSU ai cittadini e quindi i costi di conferimento, la raccolta differenziata fallisce, per la ragione uguale e contraria per cui si vuole incenerire, nel senso che troverai la contrarietà degli stessi contribuenti che diranno: un momento ma io voglio rispettare l’ambiente ma non voglio spendere il doppio. Per evitare che questo accada ci siamo proposti per la realizzazione di alcuni impianti intermedi. In particolare impianti di compostaggio …».

    Dove?
    «In tutti e diciotto i comuni, esclusi quelli come Portici dove di spazio proprio non ce n’è!».

    E a San Sebastiano?
    «A San Sebastiano noi ci siamo proposti per un impianto di trattamento delle lampade e degli oli esausti. L’idea è quella di fare noi un ambito con la realizzazione degli impianti in project financing, dove un privato realizza gli impianti e tu gli dai una quota degli introiti. Facendo questo puoi anche dimezzare quello che paghiamo attualmente».

    A San Sebastiano dove sarà creato questo nuovo sito?
    «Nell’isola ecologica».

    C’è quindi la volontà di creare un circuito virtuoso in ambito vesuviano …
    «Siamo a buon punto sulla realizzazione di questo accordo di programma e ovviamente ci aspettiamo da provincia e regione almeno un’assistenza burocratica con gli effetti positivi della riduzione della tassa e il conseguimento del consenso sociale».

    In che modo?
    «Con la realizzazione dell’impianto totalmente a carico dei privati il costo della frazione organica scende …».

    Ci sarà dunque una sorta di consorzio tra i vari comuni interessati?
    «Una società di scopo che se ne occuperà, se ne sta parlando ma adesso quello che interessa a noi è che si passi dalle parole ai fatti con quei comuni che hanno dato la disponibilità, l’impegno è di stare insieme e di conferire i nostri rifiuti presso i nuovi impianti che verranno realizzati in area vesuviana, perché questo non era ancora scontato».

    Questi sono gli impegni dei 18 comuni ma la regione?
    «Noi non possiamo dire alla regione cosa fare, possiamo chiedere di essere autorizzati a svolgere quest’esperimento virtuoso in quest’ambito. È chiaro che, come è avvenuta la contaminazione positiva tra i comuni, questo meccanismo può avvenire anche tra gli altri ambiti, se lo si può fare sul Vesuvio, area protetta, non si capisce perché non lo si possa fare anche nel Nolano. Se tutti e sette gli ambiti previsti dalla provincia raggiungono lo stesso livello di raccolta differenziata tu non hai più bisogno del secondo termovalorizzatore, perché il primo, quello di Acerra, basta e avanza, così anche con Napoli».

    Lei non pensa che l’ennesima crisi napoletana sia, se non creata, sfruttata ad arte e ancora una volta per le imminenti elezioni?
    «La colpa dei rifiuti a Napoli non è solo della Jervolino, perché l’ASIA è efficiente quando si tratta di rimuovere i rifiuti se ha il terminale dove conferirli, si può discutere che si sarebbe potuto fare di più per la raccolta differenziata, questo è vero ma Napoli va in crisi nel momento che si chiudono gli impianti ma non credo che si possa speculare su questo perché le leve sui rifiuti sono provincia, regione e stato, il comune era addirittura cancellato al primo gennaio del 2011 da queste competenze, con una proroga fino al 2012 ma poi non se ne occuperà più».

    Sì però sempre sotto Natale e Pasqua la crisi si acuisce e nel periodo di maggior produzione di rifiuti.
    «Caldoro del resto l’ha detto, per risolvere il problema dei rifiuti ci vogliono tre anni, solo che, quando lo diceva Bassolino sembrava una bestemmia. Oggi invece chi ha tutti i poteri, anche straordinari dice candidamente che Napoli starà in emergenza per tre anni».

  5. “Il Post”, 4 aprile 2011, http://www.ilpost.it/2011/04/04/le-cave-report/

    Report e le cave
    L’inchiesta di ieri sera sulle cave che vengono sfruttate oltre i limiti posti dalla legge o diventano discariche

    L’inchiesta di Report di ieri era dedicata alle irregolarità che ruotano attorno allo sfruttamento delle cave. La maggior parte delle regioni non ha realizzato un piano per le estrazioni nel territorio, gli scavi sono in buona parte abusivi, le licenze all’estrazione dovrebbero essere temporanee ma le imprese operano da anni senza interruzioni, e gran parte delle norme di estrazione e trasporto dei materiali sono violate causando danni all’ambiente e alla salute delle persone. Si va da quelle in Piemonte, dove si scava nonostante il ricambio delle acque della falda, a quelle di Caserta considerate ad alto rischio. Da Brescia, dove molte cave sono diventate discariche, a Varese dove una cava abusiva, chiusa nel 1985, è stata riaperta e sono stati autorizzati scavi per circa un milione e mezzo di metri cubi. Poi ci sono le cave di Carrara, dove gli scavi e il transito di centinaia di camion hanno reso irrespirabile l’aria in città.

  6. Comunicato della Rete dei Comitati vesuviani

    La Rete dei Comitati vesuviani che aderisce a Zero Waste Italia a sostegno del protocollo Connet verso Rifiuti Zero, che prevede di differenziare al massimo i RSU togliendo materiale agli inceneritori e a impianti di discarica, organizza le Giornate vesuviane verso Rifiuti Zero, a sostegno dell’impegno delle Amministrazioni che hanno deciso di aderire al protocollo Rifiuti Zero, che praticano una raccolta differenziata a percentuali elevate e che stanno elaborando il “Progetto Vesuvio”, in cui “l’ambito provinciale Vesuviano” (13 comuni del Parco + i cinque della zona rossa e il comune di Striano) propone un ciclo di RSU completo che tenga conto della normativa europea che prevede Riduzione, Riciclo, Riuso, Raccolta differenziata, Siti di compostaggio dell’umido, Piattaforme per le filiere di sistema e propone per la frazione secca residua impianti di TMM.
    Una vera rivoluzione nel sistema emergenziale campano sostenuto dalle tante Associazioni che si impegnano a combattere, in positivo e con proposte concrete, una vergogna mondiale costituita dalla perenne emergenza dei rifiuti in Campania!

    Rete dei Comitati vesuviani

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    GIORNATE VESUVIANE: VERSO RIFIUTI ZERO, 3 e 4 maggio 2011
    Il programma è qui: http://comibosco.blogspot.com/2011/05/verso-rifiuti-zero-3-maggio-non-mancare.html
    (il 4 maggio alle ore 10 il convegno si tiene a SSV)

  7. Aprire discariche in un parco nazionale e incendiare boschi sono due attività figlie della stessa mentalità devastatrice e depredatrice (per non dire anche delinquenziale). Se poi quei due gesti si uniscono, l’area protetta in questione – già svuotata, de facto, di autonomia e autorevolezza, oltre che di fondi e strumenti di prevenzione – perde qualsiasi senso, svanendo lentamente e mestamente. Non è un’ipotesi, è quanto sta accadendo al Vesuvio.
    Qualche giorno fa un incendio (tra i tanti di quest’estate che hanno ferito le pendici del vulcano) è divampato nei pressi della famigerata discarica di Terzigno. Ne parlano alcuni giornali locali:

    Stabiachannel” e “Metropolis“, 29 agosto 2011

    INCENDIO NEL PARCO DEL VESUVIO ARRIVA ALLA DISCARICA DI TERZIGNO
    Verdi: “Bisogna chiudere lo sversatoio saturo prima che arrechi altri danni”

    Un vasto incendio si è sviluppato domenica notte all’interno di cava Vitiello: le fiamme hanno bruciato un intero crinale di sterpaglie e hanno lambito la discarica Sari a Terzigno e diverse coltivazioni del Parco del Vesuvio.
    “L’accaduto – dichiarano il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il responsabile dell’area vesuviana del
    Sole che Ride Francesco Servino – pone l’accento sulla questione sicurezza degli impianti presenti nel Parco Nazionale: le torce che bruciano il gas della Sari si trovano pericolosamente vicine agli alberi, nel bel mezzo di una pineta che si estende per parecchi ettari. Il Vesuvio, nonostante sia finalista tra le meraviglie naturali del mondo – e sponsorizzato dalla Provincia affinchè vinca il concorso indetto dalla New Open World Corporation – non viene affatto tutelato e oltre a ospitare numerose discariche ogni anno è vittima di incendi che ne devastano la già esigua superficie (si tratta del Parco Nazionale più piccolo d’Italia)”.
    “Infine denuciamo – concludono Borrelli e Servino – che l’impianto di trattenimento del percolato realizzato nella discarica non è mai entrato in funzione ed ora è inutilizzabile. La discarica di Terzigno oramai pericolosamente satura va definitivamente chiusa non ampliata come vorrebbe il nuovo piano provinciale dei rifiuti”
    .

  8. Un drammatico reportage di Ciro Teodonno dalla (satura ed “esplosiva”) discarica della cava Sari di Terzigno:

    cava sari, 10 dicembre 2011, di ciro teodonno

    “Il mediano”, 10 dicembre 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=15622

    SIAMO STATI ALLA CAVA SARI: È UNA BOMBA ECOLOGICA
    Le ultime preoccupanti notizie giunteci da Terzigno e riguardanti l’aumento di volume della SARI ci hanno imposto, come nostra abitudine, una verifica di persona. È un vulcano di rifiuti a rischio crollo.

    di Ciro Teodonno

    Con la faccia tosta che ci contraddistingue ci siamo intrufolati nei poderi circostanti la discarica, ormai presidio militare e abbiamo scattato le nostre “istantanee” del degrado ambientale vesuviano.
    Il tragitto per raggiungere il sito è emblematico. Lasciato il centro urbano di Ottaviano, si devia a destra, alla prima biforcazione, per prendere Via Zabatta e lì incomincia un meschino tragitto su di un asfalto più ipotetico che reale. La strada spesso prende l’aspetto di un’interpoderale, con splendidi vigneti, abbelliti ancora dalla loro livrea autunnale ma, il lungo perlage di sacchetti d’ogni risma, ne guasta l’armonia. Le stradine che incrociano ortogonalmente la Zabatta vi scaricano infine quintali di terra vulcanica, che rende la strada al limite dell’impraticabilità.
    Giunti allo svincolo per la SARI saliamo lungo il nuovo asse viario, costruito ad hoc per il passaggio dei mezzi pesanti e fonte di contrasto e speranza per chi voleva bloccare la discarica. Preferiamo ovviamente questo alla vecchia via di collegamento, la Nespole della Monica, che in barba alle commissariali relazioni, non è che un compendio del dissesto idrogeologico al quale è soggetta tutta la zona, ritenuta, dall’ex commissario di governo, sicura e antisismica. Giunti alla fine della carrozzabile ci addentriamo nella campagna, dove non solo ci accolgono i vigneti, nella loro decadente bellezza ma anche casette abusive, del tipo vecchia Svizzera o Edenlandia, a piacere, una addirittura c’ha anche una piscina gonfiabile (piena!) e un’altalena per i bambini, il tutto vista discarica.
    Avanziamo con cautela, io e la mia guida Annarita, membro di un’attiva associazione locale, temiamo di incorrere, non tanto nella forza dell’ordine, passivamente assopita per la stasi degli eventi, ma cerchiamo di cautelarci dalle reazioni dei locali che, contrariamente ai nostri timori, si dimostrano invece ben lieti di aiutarci e ci facilitano l’accesso a quei luoghi; come dargli torto! La discarica è ora là, davanti a noi più fetida che mai, perché miasmi e gabbiani ne testimoniano la natura fortemente organica. Il comune di Torre Annunziata, fermo ancora al 34% della differenziata e solo per la metà del suo territorio, alimenta il suo “tal quale” di “umido” e lo sversa tutto lì. Mentre si attende un adeguamento della città di Oplonti entro il 30 dicembre (data auspicabile per una definitiva chiusura della stessa SARI), una commissione tecnica ne decreta l’ulteriore riempimento.
    Il piano di campagna è ormai abbondantemente superato e un nuovo conetto, l’ennesimo, cresce nel suo putrido grembo, quasi che il simulacro del vulcano volesse competere con quello naturale. La nuova punta svetta sulla precedente, ricoperta da un telone verdognolo e l’apice spicca per la sua variopinta natura di sacchetti e rifiuti vari. I gestori della discarica temono per quest’ulteriore aggravamento della discarica che per legge (DL 90/2008 e deliberazione 126/2009) poteva contenere fino a un massimo di 730.000 m³ di indifferenziato, ora siamo a 970.000 e con l’ulteriore carico di 56.000 tonnellate siamo a rischio collassamento.
    È una bomba ecologica, c’è il rischio che il tutto ceda e frani a valle e inoltre non è più certo il recupero dei bio-gas e del percolato, essendo i tubi ormai troppo profondi e inadatti per pescare il tutto. Nel suo versante sud-est, vicino all’entrata, si incominciano a intravedere le prime impermeabilizzazioni di quello che prima era un percorso dei mezzi di trasporto e delle pale meccaniche, segno che si sta cercando di raccattare tutto lo spazio possibile per stoccare i rifiuti della zona rossa. È probabile anche che la raccolta differenziata non sia così avanzata come dovrebbe essere, perché ancora tonnellate di rifiuti indifferenziati prendono la via di Terzigno.
    Restano al momento solo domande senza risposta. Perché una riunione tecnica sopravanza una legge nazionale? Perché il provvedimento, pur essendo noto a tutte le parti in causa, non è stato contestato da nessuno? Perché non è stata convocata una conferenza dei servizi?

    IL VIDEO

  9. Io credo che nell’ambiente, nel paesaggio, nel territorio – che sono termini intercambiabili, sono sinonimi – troppo spesso quello che prevale è la logica del profitto immediato di pochi; dovrebbe prevalere la logica del bene comune di tutti, che dura molto più a lungo.
    Questo sarebbe un vero cambiamento di cultura del quale l’Italia ha moltissimo bisogno, perché è il Paese con la maggiore devastazione di paesaggio d’Europa
    .
    […]
    Il paesaggio e l’ambiente sono una sola cosa, difendere il paesaggio vuol dire difendere l’ambiente, cioè la salute dei cittadini.”

    Salvatore Settis, ieri sera a “Che tempo che fa”, ha raccontato delle spaventose discariche campane, da quelle sul Vesuvio a quelle della piana casertana: VIDEO, 11’31”

  10. “Il mediano”, 14 luglio 2013, QUI

    LE DISCARICHE DI SAN SEBASTIANO AL VESUVIO
    Una realtà spesso sottaciuta se non negata, una situazione che mette di fatto la cittadina vesuviana alla stregua degli altri comuni all’ombra del Vulcano.
    di Ciro Teodonno

    Fra poco, l’amata Equitalia recapiterà ai cittadini di San Sebastiano al Vesuvio le cartelle esattoriali per la nuova (si fa per dire!) e più cara tassa sui rifiuti, la TARES. In piazza Belvedere campeggia ancora il vessillo della percentuale della raccolta differenziata, assestata intorno a un inutile 65%. Intanto però, girando per il paese, a velocità contenuta, magari a piedi, si potrà notare che la differenziata è tutta là, per strada.
    Ovviamente non facciamo riferimento alle cartacce, agli aghi di pino e al lordume caratteristico di ogni insediamento partenopeo ma a quelle piccole aree di stoccaggio del rifiuto cittadino, e purtroppo non solo, che costellano anche le strade di San Sebastiano. Abbiamo quindi deciso di fare un piacere all’amministrazione, facendo un giro per il paese e segnalando le zone più critiche per il deposito di rifiuti di vario genere e varia pericolosità. Abbiamo iniziato il nostro percorso nella parte più isolata ma anche quella più suggestiva di San Sebastiano, via Panoramica Fellapane, là dove scorse la lava del ’44 che, tracimando dal Fosso della Vetrana, raggiunse e distrusse il centro abitato.
    La via, porta d’accesso al Parco Nazionale, è come ogni strada che conduce a monte e ai campi, un ricettacolo di immondizia, in prevalenza lasciata dalle coppiette ma non solo, infatti è evidente che anche chi coltiva la fertile terra del Vesuvio lascia il suo polistirolo, le sue cassette e i suoi teloni di plastica. Il problema maggiore però è che oltre la sbarra, quella che divide la carrozzabile dall’inizio del sentiero n°8, c’è l’eternit, quello già segnalato in un nostro precedente articolo (http://www.ilmediano.it/apz/vs_art.aspx?id=5080) e posto all’attenzione di un assessore poco solerte. Purtroppo qui ci sono altre priorità, e, a questo punto, ci chiediamo quali possano essere le impellenze maggiori di quelle della salute pubblica.
    Scendendo, superato un vecchio e chiacchierato ristorante, sulla destra troviamo la nostra discarica cittadina, sì ce l’abbiamo anche noi in Svizzera! Non parliamo della bomba ecologica dell’Ammendola Formisano o di Contrada Novelle Castelluccio, dove pure i locali sversano tranquillamente, ma di una fetta di territorio condiviso con Massa di Somma, in questo periodo coperta da una folta vegetazione stagionale, e dove, da ambo i lati, cioè dalla Panoramica e da via Gramsci si butta di tutto. Siamo in un Parco Nazionale! Che volete di più?
    Continuando il nostro giro transitiamo per via Mercalli dove troviamo parecchie imposte di legno e mobili usati messi in attesa di un’anima pia che li raccolga, scendiamo ancora e giungiamo in via Cavolella là dove affiorano, in un angolo, scendendo sulla sinistra, rifiuti di vara natura e qualche pneumatico. È la volta poi, superato un centro storico immacolato (si fa per dire!), di viale delle Industrie dove fuori le INA Casa stanzia un sito di stoccaggio che si incrementa ad ogni stagione estiva e a prescindere la vicina “Isola ecologica”. Un altro punto critico è via Alveo Buongiovanni, questa stradina di campagna è piena di materiale di risulta edilizio e spesso, visto l’anfratto, chi scarica o chi è stufo di vederlo là, gli da stupidamente fuoco appestando l’aria ai locali.
    Dopo un breve accenno di discarica a via Procolo Di Gennaro, passiamo a via Flauti, dove riprendono gli sversamenti estemporanei. Di lì, attraverso viale della Pace, passiamo a via degli Astronauti dove, proprio davanti al Vesuvio, e nelle prossimità di un panificio, c’è uno spazio agreste incustodito e dove si sversa liberamente tutto quel che si vuole. Troviamo anche un accenno di falò, più giù, nella piazzetta tra la Scuola Primaria e la Scuola dell’infanzia e tante, tante abitazioni e dove nessuno ha visto niente.
    Scendendo ancora in direzione San Giorgio, non possiamo non apprezzare un classico di queste nostre carrellate, la sempre verde discarica di Cupa Monaco Aiello, dove nonostante la barriera posta a difesa del luogo, permane una montagnella di rifiuti di antica data e con tanto di vegetazione spontanea.
    Questo nostro viaggio è un excursus tracciato per difetto sulla situazione locale e che tiene in conto solo di San Sebastiano e non le zone limitrofe che pure aggravano ulteriormente la situazione. Inoltre abbiamo tralasciato alcune aree private per ovvie ragioni e spesso il territorio, durante il mese d’agosto, incrementa la sua portata di rifiuti, come accade nell’incrocio di via Figliola con Cupa Cascetta (quest’ultima nel territorio di San Giorgio a Cremano), o come succede anche in via Tufarelli, e nelle rientranze di via Figliola, specie in quella del passo carrabile che da accesso alle strutture della GORI; c’è chi si affeziona a certi luoghi.
    Il nostro intento è quello di sottolineare a chi non ne fosse ancora al corrente che purtroppo, San Sebastiano al Vesuvio, non è immune dai mali del Vesuviano. Scriviamo con la sincera e svincolata speranza che chi di dovere, ottemperi ai suoi doveri istituzionali permettendoci di vivere in un luogo più consono alla decenza. Speriamo che l’effettiva inciviltà dei nostri concittadini non valga a pretesto del miserrimo stato in cui versano le periferie, anche perché esiste certo il deterrente della sanzione ma anche l’incentivo dell’esempio, quello che non solo il cittadino ma anche e soprattutto chi amministra deve dare. Speriamo bene!

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    Una mappa delle discariche sansebastianesi del 2011 è QUESTA.

    Una mappa dell’itinerario seguito da Teodonno per il suo reportage sulle discariche sansebastianesi, compresa una dettagliata galleria fotografica, è QUI.

  11. «Il Mediano», 14 settembre 2013, QUI

    SAN SEBASTIANO: LA DISCARICA NASCOSTA
    Nel mese di agosto prese fuoco un appezzamento di terra, in via Panoramica Fellapane. La qual cosa, di per sé, non è una notizia eclatante ma quello che le fiamme alla fine ci hanno svelato è un qualcosa da non sottovalutare. Foto da Google Earth
    di Ciro Teodonno

    A poco più di un mese di distanza ci siamo recati in via Panoramica Fellapane, per vedere il risultato di quell’incendio ma soprattutto per constatare quello che le fiamme avevano messo in luce, e dobbiamo dire che lo spettacolo è stato dei più indegni. Il fuoco, consumando la sterpaglia, i rovi, gli ailanti e le altre piante infestanti caratteristiche dei nostri luoghi, ha liberato uno spesso strato di rifiuto indifferenziato.
    Ci muoviamo tra la cenere, in certi casi anche recente, indice che in quei luoghi si reitera il dolo dei roghi tossici, e riscontriamo subito la presenza di eternit e copertoni, tanto rifiuto “talquale”, da poco scaricato, sfalci domestici e l’immancabile materiale di risulta edilizio. Una cosa su tutte ci colpisce ed è quella della presenza di resti di ossa animali, soprattutto di bovini, ma non solo; il pensiero che ci sovviene è stato quello che qualcuno c’abbia smaltito i residui di una macellazione e forse, vista la facile putrescenza di questi, qualcun altro, se non lo stesso, gli abbia dato fuoco. Ma è solo un’ipotesi, una delle tante in questa terra martoriata, perché sono tante le ragioni per dar fuoco a un rifiuto e tanti i misteri del luogo che vi stiamo descrivendo.
    L’incendio, sviluppatosi lo scorso 8 agosto, fu prontamente domato dalla protezione civile di Massa, San Sebastiano e dai Vigili del Fuoco di Sorrento, i quali, costatavano quanto segue: “presenza di materiali di risulta (eternit, stracci, vernici, spazzatura, pneumatici)” e chiedevano l’intervento del nucleo NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico ndr.) dei VV.F, al fine di verificare l’eventuale presenza di agenti tossici e nocivi per la salute umana.
    Sappiamo che il sindaco del comune vesuviano aveva prontamente stabilito (come da normativa) che i proprietari del fondo smaltissero a proprie spese i rifiuti ivi presenti (o nell’eventualità avrebbe dovuto smaltirli a spese del comune e in danno del proprietario) e il tutto doveva essere espletato entro 20 giorni, cosa che ovviamente non è accaduta. Sembra inoltre, per le fonti in nostro possesso che “il rilevamento strumentale forniva indicazioni rientranti nell’ordinaria fluttuazione del fondo naturale, sia in riferimento ad agenti chimici che a sostanze radioattive denotando assenza di pericolo immediato” ma la nostra costatazione di tanto materiale pericoloso quale l’amianto e il singolare incendio ci ha incuriositi e abbiamo deciso di approfondire la questione.
    In realtà non è stato così difficile vederci più chiaro, smanettando su Google Earth ci si è resi conto della strana evoluzione che quel podere di 2.000 metri quadri ha subito nel corso degli anni della cosiddetta crisi dei rifiuti. Infatti, le foto storiche di G.E. almeno quelle tra il 2007 e il 2008, mostrano la presenza, in quel luogo specifico, di accumuli di materiale. Certo non sembrava essere sterpaglia o alberi da frutta, il tutto però scompare nell’immagine satellitare del 2010. Abbiamo quindi verificato se quel luogo fosse stato oggetto di indagini specifiche in quegli anni bui e di sospensione del diritto, dove la spazzatura ci arrivava fin sotto il naso e, meraviglia delle meraviglie, scopriamo che il Corpo Forestale dello Stato, proprio nel 2010, aveva sequestrato proprio il fondo in questione perché, l’area, era stata adibita a discarica dallo stesso comune di San Sebastiano al Vesuvio, ed era priva di ogni autorizzazione, e di conseguenza, era in difformità con le leggi in materia di rifiuti e delle regole dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.
    Hai capito San Sebastiano! E grazie che la crisi dei rifiuti da noi è durata poco, la spazzatura la mettevano tutta lì, in quella terra circondata da vigneti e albicocchi! I proprietari avevano dato disposizione di depositare temporaneamente in quel sito privato materiali di risulta e altri provenienti dalla pulizia del territorio cittadino e dalla potatura degli alberi. Questo, fino a una denuncia anonima che faceva intervenire i militari per constatare il reato, cogliendo, letteralmente con le mani nel sacco (o meglio, nel sacchetto!), i dipendenti comunali che assieme a una ditta del posto scaricavano i loro camion di immondizia e smuovevano il terreno.
    È lecito ora pensare che quel terreno, evidentemente in dislivello rispetto alla campagna circostante, possa essere pieno di rifiuti e che l’incendio non abbia fatto altro che esporre la punta dell’iceberg, dove quello che abbiamo visto non è altro che lo sversamento più recente. Oppure, la differenza d’altezza, è dovuta soltanto al pendio, ma comunque, la zona va bonificata e al più presto, poiché il comune è in buona parte responsabile di quello scempio.
    I dubbi restano comunque tanti, ma una cosa è certa, San Sebastiano non è diverso dagli altri paesi, ha anche lui le sue discariche e sicuramente, se qualcuno avrà la bontà e la pazienza di leggerci, non ci dica ancora una volta che, all’epoca, non si poteva fare altrimenti, e che non si poteva lasciare la spazzatura per strada, perché la scusa è vecchia!

    IL VIDEO

    CARRELLATA FOTOGRAFICA

  12. “Il mediano”, 16 dicembre 2013, QUI

    SAN SEBASTIANO, LE DISCARICHE DELLE VIE NASCOSTE
    Da qualche mese il paese vesuviano sta cambiando faccia ma restano le criticità. Purtroppo restano alcune realtà periferiche dove il sacchetto selvaggio impera. Questo è quanto accade in Via Alveo Buongiovanni e in Via Flauti.
    di Ciro Teodonno

    Da un paio di mesi a San Sebastiano c’è una nuova ditta (la Sa.Gi. SRL.) che si occupa in buona parte dello spazzamento delle strade locali. Finalmente si incomincia ad avere la visone effettiva e materiale della pulizia del territorio, addirittura le caditoie di alcune strade sono state ripulite dai decennali accumuli di fanghiglia, insomma, un segnale positivo c’è. Purtroppo però esistono alcune zone del paese, per lo più periferiche, che languono nel più totale abbandono. Abbiamo già parlato dello stato infimo di Via Panoramica e probabilmente ci ritorneremo ma è questa la volta di una via sconosciuta ai più, via Alveo Buongiovanni, una viuzza di campagna e come tale nascosta, isolata, poco praticata e per cui, per molti passibile anche di scarico dei rifiuti.
    Chi avesse la bontà di percorrerla si renderà conto che quello che diciamo è cosa veritiera, altrimenti potrà percorrere le strade principali in auto e gratificarsi nella sua beata ignoranza e magari incrementare quei cumuli di cui spesso si nega l’esistenza. Per gli altri invece, quelli senza paraocchi, la stradina in questione è costellata di immondizia varia, frutto del lancio dei sacchetti, che rompendosi, lasciano il loro contenuto dappertutto. Inoltre, e questa è la cosa più grave, nelle rientranze dei cancelli privati, si depositano rifiuti ingombranti come mobili vecchi o elettrodomestici obsoleti, sfalci di giardino, il fai da te delle palme infette dal punteruolo rosso e l’immancabile materiale di risulta edilizio.
    Spesso, al su elencato rifiuto, viene dato fuoco, con grave danno per le persone e le case vicine. Inoltre, più di un mese fa, ci si accorgeva che qualcuno aveva scaricato dei grossi sacconi neri, pieni di calcinacci e ancora lì presenti nel nostro ultimo passaggio di ieri mattina. Sappiamo che esiste una determina (la n°037 del 21/11/2013) che prevede il recupero e lo smaltimento dei sacconi neri ma sottolineiamo che la situazione della viuzza, ben nascosta dai rovi, è più complessa di quel singolo scarico, attende una soluzione radicale.
    Abbiamo deciso solo ora di evidenziare tale fatto poiché, il paese, a fine ottobre, era sotto una specie di attacco vandalistico e ci sembrava quindi opportuno non gettare troppa benzina sul fuoco. Abbiamo anche parlato con un consigliere e col dirigente della nuova ditta che conoscono la realtà del posto. Valga quindi, questo nostro articolo, come un pro-memoria per i loro impegni futuri. Non vorremmo infatti che quei cumuli sparissero sotto i rovi. Non vorremmo che mentre la lenta burocrazia avanza, scomparissero per causa di un rogo nottetempo.
    Risalendo l’Alveo Buongiovanni, si svolta su Via Procolo Di Gennaro, un momento di pausa allo sversamento abusivo, forse per il fatto che risulta essere un luogo più aperto del precedente o per le telecamere delle vicine vasche dell’ARIN o semplicemente perché più abitato. Al termine della via rurale se ne incrocia un’altra ovvero Via Flauti; risalendola a destra, verso Viale della Pace, poco prima dell’incrocio con questa via, giusto di fronte alle nuove palazzine, elegante complesso sansebastianese, c’è una piccola discarica, cumuli di rifiuto eterogeneo sparsi su tutto l’appezzamento limitrofo alla masseria che prende il nome della via, frutto anche questi del lancio del sacchetto, futura disciplina olimpica per la quale potremmo partecipare con buona speranza di medaglia
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    [Al link originale sono disponibili anche una CARRELLATA FOTOGRAFICA e due VIDEO]

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