La nécessité d’une “insurrection pacifique”

Questo blog-taccuino è un po’ fermo, procede a singhiozzo. Ma devo dire che non riesco a stare dietro ai ritmi di tutto quel che seguo. E, aggiungo, un po’ sono anche stanco, nonché – in questi giorni – leggermente influenzato…
Non dedico tempo alla riflessione su quanto ricerco (ascolto, osservo, incontro, leggo), ma al massimo archivio materiali prodotti da altri (e che per me sono preziosissimi, eh!). Sto utilizzando (talvolta penso: sprecando) molte energie (e tempo) per stare dietro ad una pratica banale, per quanto importante, snervante eppure fondamentale: la trascrizione delle interviste che raccolgo sul terreno.
Alla fine, quando – esausto – guardo le pagine scritte provo una certa soddisfazione, ma poi mi accorgo che quelle parole divenute testo non sono totalmente comprensibili senza un riferimento visuale al territorio. Allora il lavoro ricomincia sul fronte delle carte geografiche: attraverso google-maps disegno i percorsi e indico i punti salienti dell’itinerario effettuato con i miei interlocutori. Il risultato è esaltante. Per me, almeno.
Comunque sia, tradotto in dati quantitativi, ogni ora e mezza di registrazione corrisponde a un paio di giorni di sbobinatura e cartografia. Un’eternità.

Ecco, forse stasera avevo bisogno di aprirmi un po’ e ho scritto queste parole in libertà. Ma lo spunto vero viene da un paio di libri che ho comprato ieri pomeriggio e che, forse, non c’entrano granché con l’oggetto della mia ricerca. Eppure io penso che c’entrino:

  • Gian Antonio Stella – Sergio Rizzo, Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia, Rizzoli, Milano, 2011 (qui) (un estratto sul caso di Morgantina è sul CorSera del 12 febbraio 2011: qui)
  • Salvatore Settis, Paesaggio costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile, Einaudi, Torino, 2010 (qui) (una recensione-presentazione è sull’Unità del 17 febbraio 2011: qui)

 

Recentemente, sia Stella che Settis sono stati ospiti di Fabio Fazio a “Che tempo che fa“.
Le loro interviste sono imperdibili:

  • G.A. Stella, il 12 febbraio 2011: QUI (18’33”)
  • S. Settis, il 5 febbraio 2011: QUI (13’00”)

 

Per concludere, aggiungo che ieri dei cari amici che abitano a Parigi mi hanno inviato Indignez vous! di Stéphane Hessel (qui), un panphlet scritto da un partigiano 93enne che sta scuotendo la Francia.
Ecco, io non l’ho ancora letto e sono fermo al titolo, tuttavia penso di aver già introiettato la parte essenziale del suo contenuto: sono profondamente indigné.
Ma il punto è che non basta, non basta più essere disgustati e dichiararsi estranei al pensiero (e alle pratiche) dominanti (o di chi domina).
Ora è venuto il tempo di agire, soprattutto per noi che abbiamo meno di 93 anni.

Annunci

One thought on “La nécessité d’une “insurrection pacifique”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...