Il rischio vulcanico (dal basso)

La prossima (possibile, ma incerta) eruzione vesuviana è probabilmente l’evento geologico più studiato e annunciato al mondo. Direi che solo il “big one” californiano è, tra le catastrofi predette, oggetto di discussione e analisi quanto quello partenopeo.
Il rischio vulcanico che (direttamente) corrono quasi un milione di persone e (come inevitabile conseguenza) l’Italia intera – per le ripercussioni economiche, sociali, lavorative, infrastrutturali, sanitarie e quant’altro -, è frequentemente al centro di convegni, dibattiti, servizi giornalistici, pubblicazioni, trasmissioni televisive e radiofoniche
Il luogo comune nazionale (e non solo) vuole che i vesuviani corrano questo rischio in maniera quasi baldanzosa, irresponsabile, “inconcepibile”. In base alle mie osservazioni e ai miei ascolti, invece, quel rischio non è ignorato (non lo è del tutto, almeno), ma è elaborato secondo logiche diverse da quelle di un esterno/estraneo. Ciò non significa che si sia pronti ad affrontare un’emergenza di dimensioni epiche: ignoranza degli abitanti sulle procedure di early-warning, lacune nella comunicazione alto-basso, mancati controlli del/sul territorio e totale inadempienza delle esercitazioni (presso scuole, uffici, condomìni…) sono problemi gravissimi e da risolvere urgentemente. Tuttavia, la stessa “rimozione del rischio” (definizione complessa e confusa) va intesa, tra i vari significati che può assumere, anche come una “risposta culturale” ad un “rischio naturale” (spacciato per imminente, ma che nell’esperienza di vita – di fatto – non arriva mai).
So che questi pochi cenni non spiegano l’ampiezza dell’argomento ma, da diverse interviste che sto raccogliendo, il quadro della percezione locale del rischio vesuviano è molto più complesso di quanto dicano giornali, televisioni o, anche, alcuni vulcanologi e funzionari delle emergenze.
Forse a livello nazionale non si viene a sapere che localmente il discorso pubblico sul rischio è costante. Non è onnipresente (la vita quotidiana sarebbe impossibile con un tale macigno continuamente in bilico sull’animo degli abitanti della zona vulcanica), ma è senza dubbio molto più corrente di quanto si possa immaginare dal di fuori.
Un anno fa furono organizzati alcuni incontri (da AssoImpero e da ONPS) tra i sindaci dei paesi della “zona rossa” e le rispettive popolazioni. La partecipazione fu importante e così anche le idee e le proposte/provocazioni. Mi sembra un dato da tenere a mente ogni qual volta si levi il qualunquistico (pre)giudizio sulla “immobilità” degli abitanti locali.

Qui di seguito copio l’articolo di Rachele Tarantino che annuncia i quattro incontri tenuti tra la fine di gennaio e l’inizio di marzo del 2010 in altrettanti comuni del vesuviano.
Tra i commenti, invece, le cronache e le considerazioni di Ciro Teodonno (oltre ad ulteriori link che man mano incontrerò).

“Il mediano”, 30 gennaio 2010, qui
ERCOLANO ED IL RISCHIO VESUVIO
Rachele Tarantino
Alle 18 al Mav inizia il ciclo di conferenze per discutere dei problemi della zona rossa e di possibili soluzioni. Tra i partecipanti figurano i sindaci e gli amministratori locali del territorio.

Parte questa sera il viaggio alla scoperta dei problemi della zona rossa. Attraverso un ciclo di quattro conferenze (che avranno luogo ad Ercolano, Sant’Anastasia, Pompei e Somma) Assoimpero in collaborazione con l’associazione OMPS (osservatorio permanente per la sicurezza) promuove una campagna di sensibilizzazione per il riscatto economico, culturale e per la sicurezza dell’area vesuviana.
«L’iniziativa cercherà di dare voce alle esigenze di tutti i comuni che vivono confinati nell’area rossa, – fa sapere con una nota il presidente dell’Assoimpero Ciro Di Dato- La nostra terra troppe volte ghettizzata e lasciata a un triste destino da una politica spesso inattenta alle esigenze di questo territorio, vittima di uno sviluppo demografico ed edilizio selvaggio ormai senza controllo, al quale si cerca di ottemperare con la regressione, mezzo del tutto inefficace per cercare di decongestionare o mettere in sicurezza un popolo che vive su di una bomba a tempo».
Per tutti coloro che vogliano approfondire temi quali la sicurezza, il rispetto per l’ambiente e le condizioni economiche e culturali dei comuni vesuviani, l’appuntamento è al Mav alle ore 18. All’iniziativa hanno aderito, oltre agli amministratori locali, anche il presidente Tess Leopoldo Spedaliere, Sergio Vigilante presidente Antiracket Portici Luigi Fiengo Consigliere Comunale PD Ercolano, Gennaro Miranda Capogruppo PDL Ercolano, i Rappresentati sindacali cisl Regione Campania, il Professor Rolandi ordinario di Vulcanologia presso Università Federico II di Napoli , Dottor Avvocato Luigi Cesaro Presidente della Provincia di Napoli, il Dottor Russo Giuseppe Consigliere Provinciale, Ingenere Nunzio Di Martino del Ministero delle infrastrutture e dei Traspori dell’ufficio Roma Capitale.
«Questo convegno rappresenta un importante momento che le iistituzioni e i politici hanno l’obbligo di cogliere. – ha dichiarato il dott. Miranda- Tale manifestazione deve far nascere un forte momento di confronto sulle strategie, sugli obbiettivi esulle modalità operative da porre in essere per il rischio vesuvio». Al termine del ciclo di incontri, verranno raccolte tutti gli interventi in un unico volume.
«Attraverso la pubblicazione vogliamo lasciare un segno tangibile delle proposte, delle esigenze e dei disagi che vivono gli abitanti di queste città- ha concluso Di Dato- Questo percorso cercherà di attualizzare, monitorare e movimentare la problematica dell’aria rossa per far sì che questa zona non resti solo un pericolo per chi ci vive e un problema sociale in caso di una eventuale evacuazione, ma diventi fonte di investimento e di sviluppo produttivo e sociale».

Ecco il calendario degli incontri:
30 Gennaio 2010: ore 18.00 nell’auditorium del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano: all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città di Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Del Greco, Torre Annunziata ed Ercolano.
13 Febbraio 2010: ore 17.00 nella biblioteca comunale Giancarlo Siani di Sant’Anastasia: all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città: San Sebastiano Al Vesuvio, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Cercola e il commissario della città di Sant’Anastasia.
27 Febbraio 2010: ore 17.30 nell’aula consiliare del comune di Pompei: all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città di Boscotrecase, Boscoreale, Trecase e Pompei.
6 Marzo 2010: ore 17.30 nell’aula consiliare del comune Somma Vesuviana all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città: Ottaviano, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, e Somma Vesuviana.
Ad ogni incontro saranno invitate le autorità dell’ente parco.
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TRA I COMMENTI, ALTRI ARTICOLI SUL RISCHIO VESUVIANO VISTO LOCALMENTE
– Ciro Teodonno, AL VIA IL DIBATTITO SUL RISCHIO VESUVIO (31.01.10, qui)
– Silvia Aurino, RISCHIO VESUVIO. SECONDA TAPPA DEL CONVEGNO A SANT’ANASTASIA (14.02.10, qui)
– Ciro Teodonno, RISCHIO VESUVIO. RIFLESSIONI A ‘FREDDO’ (17.02.10, qui)
– Ciro Teodonno, SOMMA. CONCLUSO IL CICLO DI CONVEGNI SUL RISCHIO VESUVIO (11.03.10, qui)
– Mario Tozzi, Puntata di “Tellus” dedicata al Vesuvio (Radio 2, 05.02.11, qui, 25’39” in streaming)
– Rachele Tarantino, ERCOLANO: RISCHIO VESUVIO E RIQUALIFICA AMBIENTALE AL MAV (14.05.10, qui)
– Silvia Aurino, SANT’ANASTASIA, CONVIVERE CON IL RISCHIO VESUVIO (18.03.10, qui)
– neAnastasis, ZONA ROSSA: SENSO DI RESPONSABILITÁ E SVILUPPO SOSTENIBILE (06.03.11, qui)
– Ciro Teodonno, IL COMITATO CITTADINI PER IL PARCO (18.03.11, qui)
– Valentina Ferrante, DENTRO L’EMERGENZA. INTERVISTA AL DIRETTORE DELL’OSSERVATORIO (mag. ’11, qui, p.3)
– Redazionale, ZONA ROSSA MAI PIU’ (maggio 2011, qui, p.4)
– Club Lions, IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE DEL COMUNE DI POMIGLIANO D’ARCO (18/03/2013, qui)
– Nico Serpico, architetto, ZONA ROSSA E RISCHIO VULCANICO: NE DISCUTE L’ORDINE DEGLI ARCHITETTI P.P.C. (24/05/2013, qui)
– Redazione, LIONS: SENSIBILIZZARE LA CITTADINANZA SUL RISCHIO VESUVIO (21/05/2013, qui)
– Redazione, TRECASE: PD, INCONTRO PUBBLICO SU RISCHIO VESUVIO (23/10/2013, qui)
– Redazione, VESUVIO: ABITANTI A STRASBURGO, SICUREZZA NON GARANTITA (28/10/2013, qui)
– Redazione, LA «ZONA ROSSA» ARRIVA FINO A STRASBURGO (28/10/2013, qui)
– Redazione, SOS VESUVIO: LA “ZONA ROSSA” ARRIVA A STRASBURGO (28/10/2013, qui)
– Fabrizio Ferrante, VESUVIO “BOMBA A OROLOGERIA”. DODICI CITTADINI RICORRONO ALLA CEDU (29/10/2013, qui)
– Fabrizio Ferrante, RISCHIO VESUVIO A NAPOLI, I CITTADINI RICORRONO ALLA CEDU MA GLI ABUSI EDILIZI CONTINUANO (07/11/2013, qui)
– MalKo, I RISCHI VESUVIO E CAMPI FLEGREI APPRODANO ALLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO PER I DIRITTI UMANI (30/10/2013, qui)
– MalKo, RISCHIO VESUVIO: LA SOLUZIONE E’ IN UN PIANO GIUDIZIARIO? (25/12/2013, qui)
– Convegno, IL RISCHIO SISMICO NELL’AREA VESUVIANA E FLEGREA (UniCredit, Napoli, 15 aprile 2014), con: Edoardo Cosenza, Gaetano Stella, Giuseppe Della Rocca, Andrea Maniscalco, Massimo Rastrelli, Guglielmo Emanuele, Giuseppe Luongo; l’assessore ha dichiarato che la zona rossa dei Campi Flegrei si estenderà a Posillipo e a Chiaia: QUI.

ALTRE INFO E ARTICOLI SUL PNV E, IN PARTICOLARE, SUL
“COMITATO CITTADINI PER IL PARCO”,

SONO TRA I COMMENTI DI QUESTO POST

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AGGIORNAMENTO del 14 dicembre 2013:
Dove andare in caso di allarme vesuviano? Il Piano di Emergenza Nazionale redatto nel 1995 prevede dei gemellaggi tra i comuni della “zona rossa” e le regioni italiane (wikipedia), ma con la nuova zona rossa delineata nel 2013 cambiano anche tali gemellaggi, sui quali tuttavia c’è ancora confusione.
Ne ha scritto Angelo Lomonaco sul “Corriere del Mezzogiorno” del 14 dicembre 2013, «Chi vive a Nola va in Val D’Aosta». Dove fuggire se erutta il Vesuvio.
Sulla questione dei gemellaggi ho scritto QUESTO.

AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
Ne ho scritto QUI.

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AGGIORNAMENTO dell’8 febbraio 2014:
Tavola rotonda “Protezione Civile è Territorio”, martedì 18 febbraio 2014, 17h30, presso il Teatro Sant’Anna (via Madonna del Principio, Torre del Greco, Napoli).
Organizzata da EDiMaS (website + fb) e da Cigl.
Locandina.

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AGGIORNAMENTO del 3 aprile 2014:
Il 29 marzo 2014 a San Giuseppe Vesuviano si è tenuto un dibattito pubblico intitolato “Rischio Vesuvio: emergenza, prevenzione e opportunità”, un incontro organizzato dal Collettivo Vocenueva, Lista Libera SGV, Sinistra Ecologia Libertà e dal mensile Laboratorio Pubblico; vi sono intervenuti il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano, il giornalista Antonio Corbo ed il Senatore Giuseppe De Cristofaro (membro Commissione Antimafia, Giustizia ed Esteri). Fonte: “Il mediano“.

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AGGIORNAMENTO del 16 aprile 2014:
La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha deliberato che entro il 12 maggio 2014 l’Italia dovrà presentare prove che dimostrino con certezza che la sicurezza degli abitanti della zona rossa del Vesuvio è adeguatamente garantita dallo Stato.
Ne ha scritto MalKo: Rischio Vesuvio e piani di emergenza: la Corte Europea di Strasburgo indaga (15 aprile 2014).

Cinzia Craus ricorda, però, che il rischio vesuviano non va affrontato solo a livello centrale e che, anzi, gli enti locali hanno importanti doveri (che spesso non rispettano): Rischio Vesuvio: quello che i sindaci non fanno (10 aprile 2014).

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35 thoughts on “Il rischio vulcanico (dal basso)

  1. “Il mediano”, 31 gennaio 2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=8532

    AL VIA IL DIBATTITO SUL RISCHIO VESUVIO
    Ciro Teodonno
    È iniziato ieri il ciclo dei quattro appuntamenti per discutere dei problemi delle città a rischio Vesuvio. L’evento è stato promosso da Assoimpero e Osservatorio Permanente per la Sicurezza.

    Un dibattito sul rischio Vesuvio di tanto in tanto vale la pena farlo, dimenticare, nel bene o nel male, l’emergenza che incombe su di noi non è certo salutare e ben vengano dunque manifestazioni di questo genere.
    Di qui a renderli costruttivi, operativi e non autocelebrativi ce ne vuole, di tempo e volontà attuativa.
    Il convegno dibattito sul rischio Vesuvio che si è celebrato ieri sera presso il MAV, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, grazie all’impegno dell’associazione di imprenditori Assoimpero e all’Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza, ha di buono che non dovrà esaurirsi nelle esigue due ore di dibattito che lo hanno caratterizzato. Infatti prevede altri tre incontri e una pubblicazione finale, che evidentemente lasceranno traccia degli interventi e delle proposte dei relatori.
    Venendo al dunque della serata, il filo comune è stato, come da scaletta, il tema della sicurezza e dello sviluppo del territorio incluso nella zona rossa di rischio vulcanico.
    Gli intervenuti hanno esposto le loro tesi e le loro opinioni sulla possibilità di uno sviluppo “sostenibile” alle falde del Vulcano, anche se non tutti ci sono sembrati ben coscienti della gravità della materia trattata, fermo restando che le loro parole non fossero supportate da logiche ben diverse e più materiali della salvaguardia del territorio e la tutela dei cittadini.
    Parole di giustificazione dell’abusivismo sono trapelate, a microfoni spenti, da alcuni degli intervenuti. Parole del tipo: “ma tu se parli così è perché ce l’hai una casa!”, possono, secondo noi, stigmatizzare la stantia situazione del vesuviano. Il fatto stesso che non si abbiano i soldi per tirare a campare non giustifica certo il furto, gli si è risposto, contrapponendogli un altro paradosso, e la contingenza, aggiungiamo, non esula le nostre responsabilità dal rispetto della legge, che prima o poi tutelerà anche noi.
    Gli interventi dei pochi politici intervenuti (il par terre doveva essere di tutto rispetto con l’invito tra gli altri dei sindaci di Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata, Torre del Greco e il presidente della Provincia, che non hanno ritenuto opportuna la loro presenza), il sindaco di Ercolano Daniele e il consigliere Luigi Fiengo hanno rispettivamente aperto e concluso il dibattito. Il primo ha auspicato una “convivenza improntata alla ragionevolezza” per quel concerne lo sviluppo demografico del territorio vesuviano, decomprimendo la pressione abitativa che opprime la zona, il secondo, acclamando un “incoming” alla fruizione delle nostre unicità ha dimenticato totalmente i macigni che incombono sul territorio come le discariche e appunto l’abusivismo edilizio che certo fungono da vero deterrente ad uno sviluppo turistico di livello internazionale.
    Interessante è stata la questione sollevata dal capogruppo del PDL al comune di Ercolano, Gennaro Miranda, stimolato dalla domanda della moderatrice Carla Cataldo sulla reale possibilità di sviluppo economico nella zona rossa. Il giovane consigliere ha sottolineato l’impossibilità di accedere a strumenti di finanza agevolata per tutti quegli immobili sui quali pesasse un condono o comunque una situazione di abusivismo, vanificando quindi l’attuazione delle incentivazioni alla riconversione imprenditoriale delle abitazioni, teorizzata per la zona rossa.
    Purtroppo, poi, non è stato dato ad intendere quale fosse la sua opinione a riguardo ovvero se fosse quella di aggirare il deterrente o meno.
    Quello che invece c’è sembrato avesse le idee veramente chiare è stato il docente di vulcanologia presso la Federico II, professor Giuseppe Rolandi, il quale ha denunciato, senza mezzi termini, l’incongruità della planimetria della zona rossa, che, evidentemente, più che seguire i limiti fisici del territorio sembra, carta alla mano, seguire quelli dei singoli comuni. Incalzato dalla dottoressa Claudia Corinna Benedetti, presidentessa dell’ONPS, sulle ragioni di tale assurdo, questi, in tutta sincerità ha sostenuto che se il Gran Cono dista da Pompei 12 km e Napoli soli 7km, pur rimanendone esclusa, ciò vuol dire che esiste una volontà politica più che scientifica ad aver voluto tale incongruenza.
    Altri interventi come quello del presidente della pro-loco di Torre del Greco Altiero, hanno proposto incentivi per la delocalizzazione degli abitanti per decongestionare il territorio o in caso di rischio vulcanico, vista anche l’assenza o quantomeno la conoscenza di un concreto piano di evacuazione. Questi ha proposto una sorta di catasto delle seconde case, ritenendolo più realistico del meno realizzabile esodo fuori regione. Sta di fatto che andrebbe verificata, in tal caso, anche la volontà da parte dei proprietari di palesare proprietà che, magari per fini fiscali, potrebbero non voler dichiarare!
    Altri ancora come il rappresentante del sindaco di Torre del Greco, hanno auspicato un’intensificazione della rete delle infrastrutture, tra cui una ristrutturazione della panoramica pedemontana e del porto, quest’ultima per favorire un’evacuazione via mare, fermo restando, come Plinio c’insegna, un possibile maremoto non complichi ulteriormente le cose!
    Quel che resta di quest’incontro è la sensazione che, ancora una volta, la soluzione al ristagno economico di quest’area dalle grandi potenzialità sia il “mattone” e l’opera pubblica di rilievo e non un terziario qualificato, non un agricoltura consapevole delle sue peculiari caratteristiche territoriali.
    La convinzione poi che l’eruzione sia un evento remoto è sembrata la convinzione di molti dei relatori, nonostante le precisazioni del vulcanologo Rolandi.
    Nessuno però ha menzionato la parola Parco o area protetta, sarà stato un caso, nostra disattenzione o l’ente è ancora visto come vincolo allo sviluppo più che una valida opportunità?
    Questo, alla luce di misure di sicurezza pressoché inesistenti lascia presagire un lavoro ancora lungo in questo senso come altrove.

  2. LA SECONDA GIORNATA IN DUE ARTICOLI (E RELATIVI COMMENTI):

    “Il mediano”, 14 febbraio 2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=8710

    RISCHIO VESUVIO. SECONDA TAPPA DEL CONVEGNO A SANT’ANASTASIA
    Silvia Aurino
    Dopo il primo incontro al Mav di Ercolano, il convegno organizzato dall’Associazione Imprenditori e dall’ONPS arriva a Sant’Anastasia. Dove, nel corso di un dibattito piuttosto acceso, sono emerse posizioni contrastanti.

    Quella del Vesuvio è una questione che stimola l’interesse dei cittadini, oltre che di amministrazioni, imprenditori e associazioni del territorio. A dimostrarlo è stato il secondo appuntamento del convegno-dibattito intitolato “Rischio Vesuvio. Garantire sicurezza ai cittadini e sviluppo del territorio”, svoltosi sabato 13 Febbraio nella Biblioteca comunale Giancarlo Siani di Sant’Anastasia. Un incontro, così come quello che ha avuto luogo ad Ercolano il 30 gennaio scorso, molto acceso, in cui non sono mancate polemiche e ragioni contrastanti.
    L’obiettivo dell’intero ciclo di incontri, come ha voluto sottolineare il Presidente Assoimpero Ciro Di Dato, è la raccolta di suggerimenti da parte di cittadini e amministratori. Consigli e proposte che saranno condensate e pubblicate in un “Libro Bianco sul Rischio Vesuvio”, per la realizzazione del quale sarà necessario un oculato lavoro di sintesi e conciliazione, a giudicare dalla posizioni divergenti che la tematica “Vesuvio” solleva.
    Nel corso del dibattito di sabato infatti tutti i relatori hanno voluto sottolineare il fatto che i vincoli presenti sul territorio sembrano spesso ostacolare lo sviluppo dello stesso, in particolar modo per quel che riguarda il settore terziario e le infrastrutture. A sottolineare la necessità di snellire la normativa per le costruzioni edilizie è stato in particolare l’Arch. Marco Ciannella, Presidente di Federtecnica per la Regione Campania, il quale ha anche affermato che «bisogna potenziare l’attività di promozione turistica per avere un maggiore indotto economico».
    La semplificazione normativa è stata sostenuta anche da Antonio Zeno, Sindaco di Massa di Somma, il più piccolo tra i comuni dell’area vesuviana. Comune che, ha evidenziato Zeno, «si è inventato il Piano Turistico Comunale, proponendo tra le altre cose la creazione di quattro aree destinate al turismo camperistico».
    Le iniziative di sviluppo ci sono, sembrano quindi voler sostenere gli amministratori, ma sono i vincoli normativi a bloccarle. Tale tesi ha trovato la netta opposizione di alcuni cittadini presenti al dibattito. In particolare i membri dell’Associazione civica Neanastasis Antonio Sasso e Luigi Bifulco si sono detti indignati per l’andamento del dibattito. «Ci aspettavamo dagli imprenditori – queste le parole di Luigi Bifulco – proposte coraggiose per ridurre la densità abitativa, non la volontà di costruire ancora».
    C’è dunque chi vorrebbe ridurre i vincoli e chi ringrazia per l’istituzione degli stessi, senza i quali un territorio già devastato come quello del Parco Nazionale del Vesuvio probabilmente oggi non esisterebbe più, sommerso dal cemento dell’edilizia, abusiva e non.
    Il convegno organizzato dall’Associazione imprenditori e dall’ONPS (Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza) avrà perciò anche per i successivi due incontri pane per i suoi denti. Con l’auspicio che vi sia maggiore partecipazione da parte dei Sindaci dell’area vesuviana e che il tutto sia gestito in maniera più pacata e professionale, evitando di cadere nel rischio che si parli di tutto e -per ciò stesso- non si parli di niente.

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    COMMENTI:

    1) assoluta mancanza di certezze!!
    Ero presente, sabato scorso, all’ incontro sul ” rischio Vesuvio “.
    Premetto che mi sono rammaricato in modo immenso per l’ assoluta mancanza della presenza di NESSUNO degli amministratori(?) del mio paesino, San Sebastiano al Vesuvio. Per quanto, sui manifesti esposti nello stesso Paese, si faceva menzione dell’ invito al nostro sindaco di partecipare. Resto del parere che i miei amministratori, che tanto han dimostrato quanto siano interessati al problema e che tanto han brillato per loro assenza, se ne infischino altamente a voler partecipare a questi incontri. Di certo, impauriti per la loro stessa presenza e per la presenza di Cittadini, i quali avrebbero potuto e DOVUTO porre domande alle quali gli stessi amministratori(?) NON vogliono assolutamente rispondere.
    Che NON siano in grado di farlo? Che NON vogliano affrontare questo problema, come se fosse un problema che NON tochhi i loro amministati?
    Porto la testimonianza di quanto accaduto circa 4 anni fà. Appena eletto, l’ attuale sindaco, indisse una sorta di ” esercitazione ” di evacuazione. Vi risparmio i particolari degli abbracci e baci e pacche sulle spalle per la ” riuscita ” dell’ ” esercitazione “. E Voi, miei cari Amici, credete che, davvero davvero, il nostro sindaco abbia inteso, in questi 4 anni, ripetere quella ” esercitazione “? Niente. Silenzio assoluto!!!! Come se il ” rischio Vesuvio ” per i nostri amministratori(?) fosse un argomento che riguardasse il Pinatubo o l’ Isola di Monserrat o il Mount Saint Helen, negli Usa!!!!! VERGOGNA!!!!!! Che si VERGOGNINO quei signori che ” pontificano ” dai loro cadreghini e si baloccano con la FARSA DELL’ ESERCITAZIONE DELL’ ” EVACUAZIONE DI BEN 4 ANNI FA’!!!!!! Certo!!! Mi aspettavo di poter ricevere ” istruzioni ” da quei signori, qualora fossero venuti!!!! E son quì a chiedermi ” ma quando sul manifesto, affisso nelle vie di San Sebastiano al Vesuvio, c’ era scritto che il sindaco era stato invitato ad intervenire a quell’ incontro, se proprio NON aveva voglia o CORAGGIO di presentarsi davanti ai suoi Cittadini e rischiare di dover rispondere alle loro domande, MA PERCHE’ NON HA FATTO CANCELLARE IL SUO, DI INVITO????????? VERGOGNA!!!!!! VERGOGNA!!! ASSOLUTA VERGOGNA!!!!! Ci lasciano nella più assoluta ignoranza su come e cosa fare!!!!! Come e dove spostarci!!!!! Tranne che farsi ” pubblicità ” con opuscoli e dvd costatici UNA CIFRA!!!!!!!! Certo, come dice la giornalista, il dibattito fu ” acceso “. MA MI HA LASCIATO, ANCORA, NELLA PIU’ ASSOLUTA MANCANZA DI CERTEZZE!!!!! Così, giusto per sapere, MA LA PROVINCIA E’ AL CORRENTE DEL RISCHIO VESUVIO????? LA REGIONE E’ AL CORRENTE DEL RISCHIO VESUVIO????? O lasciano TUTTO alla buona volontà degli amministratori comunali????? E scusate se insisto, MA AI CITTADINI CHI CI PENSA? NON c’ era uno straccio di autorità costituita!!!!! CHI ci dirà QUANDO E COME E DOVE SPOSTARCI??????? SECONDO QUALI STRADE E VIE DI COMUNICAZIONE????? Gli interventi NON sono stati affatto esaustivi!!!!! Mi sembrava di assistere al dibattito fra intelligenze a tutt’ altra roba affaccendati…… Desideravo conoscere ben altre certezze!!!!! Addirittura, si è giunti a dire che “… il rischio Vesuvio NON è di oggi, bensì se ne RIPARLEREBBE fra, udite udite, 200 ANNI!!!!! ” Deh!!!! Altro che Nostradamus e fattucchiere varie!!!! Vorreste decidervi, per piacere? Il nostro territorio è complesso e coniugato, nel senso che le strade di eventuale evacuazione sono così intrecciate, fra i vari comuni, che sarà ” divertente ” il derimere del traffico veicolare(?), pedonale(?), via mezzi pubblici(?) fra le varie amministrazioni comunali…. Insomma!! per quanto vasto possa essere l’ argomento, NON HO SENTITO NESSUNO VOLERLO AFFRONTARE DECISAMENTE!!!!! E, soprattutto, debbono VERGOGNARSI GLI ASSENTI!!!!!! Mi auguro che nessun altro dei Cittadini dei comuni interessati possa vivere la quotidianità di un parente immobilizzato a letto. E del fatto che gli stessi amministratori ne siano a conoscenza. Appunto, per l’ ASSOLUTA MANCANZA DI NOTIZIE SULL’ ARGOMENTO ” RISCHIO VESUVIO “.
    Ancora una volta mi urge l’ obbligo di scusarmi con tutti Voi e con il Signor Direttore se per caso ho toccato qualche nervo … scoperto. Nello stesso tempo, MI URGE AVERE RISPOSTE E CERTEZZE!!!!! IN TEMPO UTILE!!!!!!
    Un carissimo saluto a Voi Amici, vostro capitano Umberto Vastarini.
    Autore: il capitano | Data: 15/02/2010 | Ora: 15.18.06

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    “Il mediano”, 17 febbraio 2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=8749

    RISCHIO VESUVIO. RIFLESSIONI A ‘FREDDO’
    Ciro Teodonno
    Negli incontri sul rischio Vesuvio organizzato da Assoimpero, spiccano assenze importanti. È ancora tanta la strada da fare per considerare il territorio del vulcano ricchezza di opportunità e sviluppo.

    Vincoli! Questa è stata la parola più ricorrente nel secondo incontro sul rischio Vesuvio, organizzato nel week-end scorso dall’associazione di imprenditori Assoimpero e dall’ONPS (Organizzazione Nazionale Permanente sulla Sicurezza). Ed è stata questa parola a riscaldare gli animi dei presenti che ad ogni suo pronunciarsi fremevano nella voglia di controbattere i relatori del dibattito.
    La gentile moderatrice Carla Cataldo ha dovuto stavolta far ricorso a tutta la sua dialettica per contenere, a fatica, la vivace partecipazione del pubblico che è straripato al momento del contraddittorio.
    Ma andiamo per ordine. A questo secondo incontro, tenutosi a Sant’Anastasia nella biblioteca comunale Giancarlo Siani, dovevano partecipare, come consuetudine, le autorità locali e quelle particolarmente toccate dall’argomento, ma come d’uopo, buona parte di esse, non è intervenuta o ha demandato altri in loro rappresentanza. Così è stato per il comune ospite e per tutti gli altri invitati, fatta eccezione per l’attiva presenza del sindaco di Massa di Somma Antonio Zeno.
    Spiccava tra l’altro l’assenza del sindaco di San Sebastiano al Vesuvio Giuseppe Capasso, che, in qualità di presidente della Comunità del Parco e consigliere provinciale, poteva, per lo meno, delegare qualcuno in sua vece.
    I primi interventi quindi, come s’accennava, sono stati marcati da un forte accento “cementizio” per il loro auspicio a infrastrutture ed edilizia, anche se, come ha tenuto a specificare il patron della manifestazione Ciro Di Dato, presidente di Assoimpero: “noi non siamo palazzinari”, chiarendo esplicitamente l’intenzione di favorire un deflusso urbanistico e demografico verso altre zone, meno congestionate e meno pericolose dal punto di vista geofisico, il tutto accompagnato da qualche sottotetto o qualche ristrutturazione.
    Sta di fatto che gli argomenti esposti dagli interlocutori hanno riscaldato gli animi di chi assisteva, in particolar modo quelli di alcuni rappresentati dell’associazione Neanastasis, che, stigmatizzando l’indirizzo, palesemente imprenditoriale e politicizzato del dibattito e ribadendo quali ben altre le vie da seguire, hanno, dopo focoso scambio dialettico abbandonato il convegno in forma di protesta.
    In effetti la tesi, dei membri dell’associazione culturale, è stata quella dell’analisi delle ricchezze territoriali già esistenti, e non quella di costruire un qualcosa magari già presente sul territorio e in attesa proprio di una degna riqualificazione. Stessa tesi sostenuta dal rappresentante del sindacato UGL Ferdinando Palumbo, che ha ribadito anche l’assenza dai tavoli di concertazione del fondamentale tema del rischio Vesuvio.
    L’invito che è sembrato venire dal pubblico presente, all’associazione anastasiana, è quello di ripensarci e continuare a esser presenti a questa come ad altre simili iniziative, poiché è fondamentale la presenza di persone tanto motivate e competenti sul territorio quali si sono rivelate, con la loro passionale presenza, a chi non li aveva conosciuti in precedenza.
    Il nostro giornale, al momento delle domande, ha sottolineato che la vera problematica del Vulcano non è certo l’assenza di infrastrutture, ma, semmai, la loro inadeguatezza, viste le scellerate politiche del passato, e auspicando il non ripetersi di queste.
    È stato rimarcato il fatto che proprio in presenza dei suddetti vincoli, o meglio, della loro disattenzione, i residenti vivono in un contesto tra i più sciagurati d’Italia
    . Ovvero, in un luogo dove, nonostante l’esistenza di un Parco Nazionale e di unicità di rilevanza mondiale, si aprono discariche in deroga alle leggi vigenti e se ne aprono altre di abusive. Dove l’abuso edilizio è proverbiale e si chiude un occhio (come minimo!) su tutto quello che i paventati legami avrebbero dovuto frenare.
    Immaginate ora una situazione, dove Ente parco, Sovrintendenza ai beni Monumentali e Paesaggistici e tutto quello che sancisce una pur minima legalità, non esistesse! Cosa resterebbe del Vesuviano se non una landa desolata?
    Gli altri interventi sono sembrati molto legati alla solita vecchia politica “pan-edilizia”, panacea di tutti i mali
    .
    C’è stato chi, come ad esempio l’architetto Marco Ciannella, presidente di Federtecnica per la Regione Campania, ha accennato alla costruzione di nuovi alloggi e auspicando una germanica efficienza per snellire le pratiche edilizie. Queste, secondo lui, fra le strade possibili per una riqualificazione economica della zona. Lo stesso ha però relegato una realtà come quella dei prodotti tipici e del terziario a valore minimo da seguire, dimenticando dunque le peculiarità, quelle che nel bene o nel male caratterizzano l’area e addirittura la vocazione turistica del nostro territorio (vedasi terziario!).
    Altro elemento suscitato da più relatori e non solo ieri sera, è stato quello di una maggiore promozione e una più accurata educazione presso le scuole su tematiche affini a una più corretta fruizione del Parco. Orbene, conoscendo da vicino sia l’ambito turistico che quello scolastico, possiamo affermare che non è certo la propaganda che manca alla nostra terra, ma una realistica e meno ipocrita cognizione della sua essenza. Un qualcosa che permetta a chi visita, di godere del nostro patrimonio (mondiale!), di tornarci volentieri, innescando quel virtuoso circolo turistico del passaparola.
    Inoltre, per quel che concerne la scuola, si sprecano PON e POF che riguardano il Vulcano e le sue potenzialità, ma varcate le mura scolastiche è lì che gli studenti non trovano riscontro a quanto appreso e apprezzato tra i banchi. È lì che si vanifica tutto, dove interesse e malafede annullano entusiasmo e aspettative.

    —–

    COMMENTI:

    1) appunto: riflessioni a freddo
    carissimo Signor Teodonno, prendo le sue parole come inizio di questo mio commento. ” A freddo “, posso dirle che NON era quello il tono ed il modo per affrontare un argomento così importante. NON è possibile scusare l’ assenza, ridondante, di qualsivoglia rappresentante dell’ amministrazione del nostro Paesino, San Sebastiano al Vesuvio. Ripeto il mio concetto su codesti personaggi: SE NE INFISCHIANO ALTAMENTE DEI LORO AMMINISTRATI!!!!! Sa quali furono i ” propositi ” del neo eletto sindaco, al suo primo consiglio comunale? ” Entro 10 anni, sarà pronta una strada di evacuazione che metta in comunicazione Via Figliola con le vie di evacuazione, ampie, che conducono alle autostrade. Questa ” nuova ” via, sfocerà presso la sede del Giudice di pace, a Barra…. “ Sì, ha letto bene: entro 10 anni…. manco avesse fatto un patto co il Padreterno, il quale, per la ” durata dei lavori ” avrebbe tenuto ” buono ” il vesuvio. Oh, inutile dire che quel ” progetto ” è rimasto sulla carta…. A parte queto, però, l’ impressione che ho percepito, durante quell’ incontro, è stata che sembravano TUTTI l’ un contro l’ altro armati…. Da una parte chi si sforzava di mantenere il confronto su argomenti che interessavano il ” rischio Vesuvio “, dall’ altra chi è riuscito a mettere tanta carne al fuoco da rendere impossibile riuscire a seguire quali fossero i loro intenti. Ma, con tutto il rispetto per il Signor Sindaco di Massa, ma cosa voleva che ci importasse se a Boscoreale, per l’ eventuale evacuazione potessero o no usufruire della stazione ferroviaria. LUI DOVE E COME FAREBBE EVACUARE I SUOI CITTADINI???????? E con tutto il rispetto dei vari architetti intervenuti, ma cosa ci può importare della differenza fra le burocrazie tedesca ed italiana? E siamo sempre lì!!! Possibile che di un argomento così importante quale il ” rischio Vesuvio ” si debba dibattere, invece di ” marciapiedi ” o di ” mansarde ” o di ” pomodori doc “?????????? E gli interventi!!!!!!! Ce ne fosse stato uno, DICO UNO SOLO, che avesse avuto la bontà di voler affrontare, senza demagogia e senza presentarsi con il solito ” io ho fatto… io ho detto… “ Ci sono stati interventi estemporanei: cosa voleva dire il signor Di Dato, l’ ex sindaco di Cercola? Mica l’ ho capito!!!! E gli ultimi due geologi… ma come si fà a dire, con tanta sicurezza che il ” rischio Vesuvio NON sarebbe … ” attuale ” bensì se ne riparlerebbe fra 200 anni “?????? ma stiamo scherzando, o diciamo sul serio? Sarebbe così ” difficile ” affrontare questo IMPORTANTISSIMO argomento con una ” diversa ” serietà???? Insomma: QUALE ISTITUZIONE CI IMPORRA’ L’ ESODO? QUALE ISTITUZIONE CI DIRA’ DOVE ANDARE E COME ANDARE?
    QUALI SONO I LUOGHI PREPOSTI A RICEVERCI? COSA TROVEREMMO IN QUEI LUOGHI? CON QUALI MEZZI DOVREMMO SPOSTARCI?
    Attualmente, c’ è un gran bailamme, per quanto riguarda la Protezione Civile. MA LE NOSTRE ISTITUZIONI, AD INIZIARE DAI COMUNI E ANDANDO IN ALTO, PROVINCIA E REGIONE, COSA CI POSSONO DIRE CIRCA QUESTO ” RISCHIO VESUVIO”???? A queste domande, risponde un SILENZIO ASSORDANTE!!!!! O SIAMO SORDI NOI CITTADINI E NON SIAMO RIUSCITI A SENTIRLI????? Modestissimamente, credo che sarebbe questo il tasto su cui battere… e battere … e battere, fin quando la voce gli ritorni e possano parlare e noi possiamo ascoltarli!!!! Non credo che si chieda la luna. Credo, invece, che si debbano sforzare di fare il loro dovere. Che poi, molto poco virilmente, si sfugga al confronto con i propri cittadini, appunto perchè IN ASSOLUTA MANCANZA DI IDEE AL PROPOSITO, beh…. questa è storia patria. Non ho idea di cosa verrà fuori dai prossimi due incontri. certo, se tanto mi dà tanto….. possiamo continuare a guardare il Vesuvio e….. e sperare nella bontà divina…. perchè quella degli uomini….. seeeeeehhhhh!!!!! Un carissimo salutone a lei, con infinita cordialità ed affetto. Suo Capitano Umberto Vastarini.
    Autore: il capitano | Data: 18/02/2010 | Ora: 16.01.38

  3. “Il mediano”, 11 marzo 2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=9026

    SOMMA. CONCLUSO IL CICLO DI CONVEGNI SUL RISCHIO VESUVIO
    Ciro Teodonno
    Il dibattito promosso nel corso degli appuntamenti è stato interessante; forse troppo sbilanciato sul messaggio “cementizio” che si è provato a far passare. Un Libro Bianco raccoglierà le proposte scaturite.

    Con il suo quarto appuntamento è giunto al termine la rassegna di convegni sul “Rischio Vesuvio”, promossa da Assoimpero e dall’ O.N.P.S.
    È sicuramente apprezzabile riproposto l’importante tematica, che comunque sembra ancora ristagnare nell’oblio delle nostre amministrazioni, non si può evitare di sottolineare il messaggio meramente “cementizio” che ne è scaturito. Non che siano mancati spunti interessanti e degni di nota e meritevoli di ulteriori approfondimenti, ma ci è parso che il tenore, imprenditorialmente edilizio, degli interventi sia prevalso su quello puramente scientifico.
    Naturalmente, lungi l’idea che l’imprenditoria significa per forza qualcosa di corrotto o retrivo, anzi va apprezzata l’idea dell’intervento di Vincenzo Coronato, Presidente Onorario della Confindustria casertana, che ha sottolineato la rilevanza regionale del rischio Vesuvio. Questi ha infatti sottolineato la notevole opportunità anche imprenditoriale dello sviluppo dell’area del cratere, senza svincolarlo però da un’organica pianificazione sul lungo periodo, creando sinergie tra i comuni della zona rossa e quelli che, in regione, dovranno ospitarli in caso di calamità, facendo delle serie prove d’evacuazione, ripetute ciclicamente.
    Lascia comunque perplessi il fatto che le uniche proposte concrete, pur sempre legittime e opportune, non vengano dalla provincia napoletana, diretta interessata, questo se si vuol tralasciare il lungo e stereotipato piagnisteo sulla mancata applicazione del piano casa alla Zona Rossa.
    L’aula consiliare del Comune di Somma Vesuviana, dove sabato scorso si è tenuto l’incontro, sembrava, più che il luogo dell’amministrazione pubblica sommese, un’aula di tribunale, questo per la folta presenza di avvocati e della condanna, senza appello, delle vie alternative allo sviluppo edilizio.
    Se è vero che è sacrosanto il diritto di avere una casa, lo è altrettanto quello della salute pubblica, spesso pregiudicata da opere edilizie a dir poco spericolate, e purtroppo la cronaca recente parla da sé.
    Queste parole suoneranno forse strane e ingenerose, soprattutto per chi, presente al convegno, ha plaudito la proposta di “class action” formulata, tra gli altri, dagli avvocati Del Mercato, Eboli, e Guglielmi, disponibili ad intervenire in soccorso di chi, avendo ottenuto il condono edilizio, non è riuscito ad ottenerne i benefici di legge, per ritardi e inadempienze amministrative.
    Che la burocrazia statale sia lenta e farraginosa è risaputo e non sarebbe male darle, di tanto in tanto, un salutare scossone, ma come giustificare tutto ciò a chi ha costruito o acquistato una casa legalmente, senza commettere abusi edilizi e spesso subendo quelli altrui? Come rispondere a quegli onesti cittadini che hanno pagato, con le loro tasse, gli allacciamenti fognari e tutto quel che, di legalmente statale spetta ai condonati? E infine, è da chiedere allo stuolo d’avvocati, che non è sembrato d’aver inteso se facessero tutto ciò per interesse professionale o per dovere civico, chi pagherà indirettamente l’azione giudiziaria avverso le pubbliche amministrazioni inadempienti? Sempre loro, i cittadini onesti o quei politici che facendo finta di non vedere hanno imbastito un regime normativo contraddittorio?
    L’aria che tirava, in quest’ultima serata, non ci è sembrata particolarmente felice, forse per i candidati indaffarati per la campagna elettorale ma, se si esclude l’accenno del sindaco di Somma Allocca allo stato, a dir poco, precario dei Regi Lagni, non abbiamo visto molta vivacità politica.
    L’aria un po’ stantia, con quel senso di già sentito ha preso il sopravvento allorquando un altro candidato alle prossime elezioni, il preside della Facoltà di Giurisprudenza della “Parthenope”, Federico Alvino ha smosso le acque dello stagno del suo breve intervento, affermando: “credo che sarà difficile fare peggio di quello che ha fatto questo centro-sinistra in questi anni, perché guardate, quando si parla di ambientalismo e poi sia aprono le discariche sul Vesuvio …”.
    Conviene soffermarsi su tale affermazione poiché, a onor del vero, il decreto per la prima discarica di Terzigno è sì del governo Prodi ed è il seguente: Decreto Legge 11 maggio 2007 nr 61, ma come si leggerà al comma 3 dell’articolo 1 dello stesso, l’uso del sito doveva essere provvisorio.
    Vana speranza certo, ma la seconda discarica sancita dalla Legge 14 luglio 2008, n. 123 (si legga l’articolo 9), e la politica “pragmatica” della polvere sotto al tappeto appartengono invece a pieno titolo all’attuale governo. Ma siamo in campagna elettorale e ça va sans dire!
    La rassegna sul Rischio Vesuvio avrà come sua filiazione un “Libro bianco” che a stesura avvenuta raccoglierà il meglio degli interventi e delle proposte dei quattro convegni.

    —–

    COMMENTI:

    1) discarica
    quando parla la gente che ignora posso anche sorridere, ma quando si esprime una persona colta io mi inca……, abito a Terzigno e sono condannata a morte da gente come questa che riesce a camminare sulle sofferenze altrui……si vergognino
    Autore: parco | Data: 11/03/2010 | Ora: 11.46.23

  4. TRASMISSIONE RADIOFONICA:
    A livello nazionale, come dicevo, il Vesuvio è spesso oggetto di trasmissioni radio-televisivi.
    La più recente è di sabato scorso, 5 febbraio 2011, con “Tellus” su Radio2 (con Mario Tozzi e Federica Cifola):
    http://www.radio2.rai.it/dl/Radio2/popupaudio.html?t=TELLUS%20del%205%2F02%2F2011&p=TELLUS%20del%205%2F02%2F2011&d=&u=http%3A%2F%2Fwww.radio.rai.it%2Fpodcast%2FA0089102.mp3 (25’39”, in streaming)

    Argomento della puntata “Il Vesuvio e vulcani più studiati nel mondo”. Ospite telefonico: Tonino Scala, EX consigliere regionale in Campania” (il quale tocca il tema del nuovo “Piano Casa” della Campania che permette l’edificazione all’interno della zona rossa).

  5. “Il mediano”, 14 maggio 2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=9771

    ERCOLANO: RISCHIO VESUVIO E RIQUALIFICA AMBIENTALE AL MAV
    Rachele Tarantino
    “La tranquillità all’ombra del Vesuvio”: è il titolo del convegno in programma oggi alle ore 16,30 al Mav di Ercolano. Interverranno il sindaco Strazzullo, il presidente del Parco Vesuvio, Ugo Leone, l’ex ministro alla Ricerca, Mussi e molti studiosi.

    Dopo aver vestito a lutto il sito del Parco Nazionale del Vesuvio, l’Ente pubblica un video shock: invece del verde e delle ginestre, che da sempre hanno accompagnato il Gigante addormentato, il filmato mostra un vulcano sommerso da monnezza. Parcumiera: questo il nuovo nome del parco. Ancora una volta, il Parco del Vesuvio e il suo presidente, Ugo Leone, esprimono, in modo originale, la loro contrarietà all’apertura di discariche di rifiuti all’interno di un’area naturale protetta.
    Di ciò e di tanto altro, si parlerà questa pomeriggio alle ore 16,30 al Museo archeologico virtuale di Ercolano. “La tranquillità all’ombra del Vesuvio” è il titolo del convegno promosso dall’associaizone “I Portici” e dalla “Rete vesuviana” di Sinistra Ecologia e Libertà. Oltre all’invasione dei rifiuti nel parco, si parlerà soprattutto di come affrontare il rischio Vesuvio.
    «Il convegno nasce dall’esigenza di informare i cittadini vesuviani e tutti i soggetti responsabili,- affermano gli organizzatori- sulle problematiche del rischio Vesuvio, sul monitoraggio del territorio, sulla difesa dell’area della zona rossa a partire da una vera e propria bonifica ambientale, nonché di istruirli e prepararli ad una corretta prevenzione». Tutti sanno ormai, che il piano di evacuazione è vetusto e insufficiente. All’interno dell’iniziativa sarà, dunque, richiesto un aggiornamento del piano, alla luce delle nuove ricerche scientifiche.
    A fare gli onori di casa sarà il neo eletto sindaco Vincenzo Strazzullo. Alla discussione parteciperanno: il direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, G.Valenzise, il direttore dell’Osservatorio vesuviano, M.Martini, il presidente del Parco nazionale del Vesuvio, U. Leone, il territorialista ed ideatore del Progetto Vesuvia F.Escalona, l’ex ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, F.Mussi, la segretaria nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Migliore. È prevista, inoltre, la partecipazione di tutti i sindaci, amministratori, sindacati, associazioni e forze sociali della zona rossa. Infine, l’evento sarà occasione per la realizzaizone di un film documentario. Nello spazio antistante il museo, infatti, verrà allestito un box con videocamera che registrerà opinioni, considerazioni ed esperienze dei cittadini sul tema vulcano.

  6. Nell’articolo del 17 febbraio 2010, Ciro Teodonno riferiva dell’abbandono polemico del convegno da parte dei rappresentanti dell’associazione NeAnastasis (vedi qualche commento più su). Dopo qualche settimana quelle stesse persone hanno organizzato un altro convegno/dibattito, del quale ci informa Silvia Aurino:

    “Il mediano”, 18 marzo 2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=9122

    SANT’ANASTASIA, CONVIVERE CON IL RISCHIO VESUVIO
    Silvia Aurino
    L’Associazione civica NeAnastasis ha promosso una conferenza su rischi e opportunità delle aree a ridosso del Vesuvio, per capire come si può vivere nella zona rossa, rispettandone i vincoli ma sfruttandone le ricchezze.

    Solo due settimane fa i membri dell’Associazione civica NeAnastasis hanno invitato la cittadinanza e i candidati sindaci per le prossime elezioni del 28 e 29 marzo a confrontarsi su una tematica di fondamentale importanza, ovvero il Piano Urbanistico Comunale. In quell’occasione é stato presentato un quadro dettagliato della situazione urbanistica di Sant’Anastasia, frutto di un’analisi che non poteva non tenere conto del contesto territoriale nel quale è situato il nostro paese. L’interesse e anche le polemiche nate a seguito di quell’incontro hanno spinto l’Associazione NeAnastasis ad organizzare un ulteriore appuntamento, che si è svolto nella serata di mercoledì 17 marzo presso la Biblioteca Comunale G. Siani.
    Questa volta l’intento è stato quello di approfondire la tematica del rischio Vesuvio, riflettendo su i limiti e le opportunità della cosiddetta “zona rossa”, di cui il nostro comune fa parte. «La volta scorsa – così ha aperto la conferenza Antonio Sasso – abbiamo fatto una serie di proposte urbanistiche. Ora illustriamo la cornice su cui quei progetti potrebbero innestarsi. Abbiamo ritenuto opportuno approfondire l’argomento – ha proseguito Sasso – per dare vita ad un discorso trasversale che parta dai rischi ma guardi alle opportunità future». Per farlo l’Associazione civica ha invitato come relatori insigni esperti del settore.
    Ad aprire il convegno è stata la Prof.ssa. Civetta, docente ordinario di Vulcanologia presso l’Università Federico II di Napoli, nonché membro della Commissione Grandi Rischi. L’intervento della Prof.ssa Civetta può essere definito “tecnico”, in quanto basato sulla spiegazione delle caratteristiche geofisiche del Vesuvio e dei territori circostanti, ma allo stesso tempo “storico”. La docente di Vulcanologia ha infatti anche ripercorso le varie eruzioni che si sono succedute nei millenni, fino all’ultima del 1944. «Bisogna chiarire – ha affermato Civetta – che rischio e pericolosità non sono sinonimi. Il Vesuvio non è diventato più pericoloso, ma il rischio è aumentato, perché è aumentato il valore esposto, ovvero il numero di abitanti».
    Nonostante le eruzioni più o meno distruttive di cui il Vesuvio si è reso protagonista, la vita infatti è sempre ripresa e in maniera ogni volta più importante
    . Ciò è dovuto essenzialmente alla fertilità di questi suoli, che si rendono favorevoli agli insediamenti umani. A sottolineare la bellezza del nostro territorio è stato il Prof. Antonio De Simone, docente ordinario di Archeologia presso l’Università Suor Ursula Benincasa. «Da archeologi – ha sostenuto De Simone – il nostro intento è portare avanti una ricerca storica. Ma attraverso gli scavi vogliamo anche contribuire al miglioramento dell’ambiente e alla formazione di una più forte identità territoriale».
    Infine è intervenuto il Professore emerito Ugo Leone, attualmente Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, il quale ha definito l’Ente di cui è a capo un «baluardo di legalità» attraverso il quale è possibile non solo «difendere la natura e la biodiversità, ma anche tutelare la popolazione». Riguardo al problema dell’eccessiva densità abitativa, Leone ha prospettato come soluzione ideale uno «spontaneo e definitivo spostamento della popolazione verso aree meno congestionate delle Campania, nella quali sia attrezzata una migliore offerta di dimore, lavoro e servizi».

  7. “Il mediano”, 6 marzo 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=12770

    SANT’ANASTASIA, ZONA ROSSA: SENSO DI RESPONSABILITÁ E SVILUPPO SOSTENIBILE
    neAnastasis-Associazione Civica
    Dopo il convegno sulla Zona Rossa promosso dalle amministrazioni comunali di Somma Vesuviana e di Sant’Anastasia, come associazione civica neAnastasis, riteniamo doveroso fare alcune considerazioni.

    E’ a tutti noto che già durante la campagna elettorale per le elezioni comunali a S.Anastasia è stato fatto leva sulla promessa di rivedere la legge 21 istituita nel 2003 per porre fine alla devastazione di un’area tanto pregiata (Parco del Vesuvio) quanto ad alto rischio (vulcano Vesuvio). In quella occasione neAnastasis organizzò un dibattito pubblico invitando tutti i candidati a sindaco, compreso il Dr. Carmine Esposito, poi vincitore di quelle elezioni. Il titolo dell’incontro “Il Somma-Vesuvio: rischi ed opportunità”, venne scelto proprio con l’intento di sottolineare i rischi connessi al Vesuvio ma anche le grandi opportunità per uno sviluppo “diverso” della fascia intorno al Vesuvio. Non a caso tra i relatori invitammo la Prof.ssa Lucia Civetta (vulcanologa e membro della commissione della protezione civile), il Prof. Ugo Leone (Presidente del Parco del Vesuvio) e il Prof. Antonio De Simone (archeologo di chiara fama).
    Purtroppo, a quell’incontro, il Dr. Esposito ci partecipò solo per pochi minuti, lasciando la sala senza confrontarsi con gli esperti presenti. Durante la campagna elettorale abbiamo però potuto capire meglio le idee del Dr. Esposito e sentito a più riprese sue dichiarazioni del tipo: “non è giusto che mia figlia non possa decidere di sposarsi e di costruire una casa nel suo paese”, o ancora “che il rischio del Vesuvio non esiste e non mi impegnerò a costruire nessuna via di esodo” (frasi rilasciate nel suo comizio di apertura della campagna elettorale al cinema Metropolitan di S.Anastasia). Dopo questa premessa veniamo all’incontro dell’altra sera. Ovviamente non vi è stato nessun contraddittorio e non si è avvertita alcuna esigenza di mettere a confronto idee diverse.
    Tutti gli interventi miravano a sostenere che la legge 21 fosse una gabbia per questi territori e causa del loro lento declino, compreso la fuga dei giovani costretti ad andare altrove in cerca di lavoro. Quasi come se, invece, a Giugliano o ad Acerra, i giovani trovano chissà quali opportunità lavorative o che ci sia quale fermento di attività industriali. Abbiamo anche ascoltato un funzionario della provincia (ex-politico) che rispetto al Sindaco Esposito ha rincarato la dose dicendo di avere ben sei figli, due dei quali a Milano per motivo di lavoro, e che per i restanti quattro figli riteneva giusto tenerli presso di sé. Era cioè chiaro dai molti interventi che rivedere la zona rossa significasse mettere in discussione la possibilità di riprendere l’attività edilizia per abitazioni residenziali. Qualcuno ha fatto balenare l’idea che la SS 268 bis potesse fare da demarcazione per costruire a valle di essa.
    Qualcuno addirittura si è sbizzarrito suggerendo nuove tecniche di costruzioni per proteggere le case da eventuali piogge di lapilli o da colate laviche
    . L’intervento dell’assessore all’urbanistica di S. Anastasia è stato però struggente. Infatti, il bravo assessore si era molto preparato raccogliendo immagini da internet e facendo una mini lezione che voleva essere un compendio di vulcanologia, protezione civile e legislazione. Tutto, secondo lui, per ridicolizzare una legge che pur con i suoi tanti difetti ha cercato, seppure tardivamente, di dare una svolta alla sconsiderata gestione dei nostri territori. Il risultato dell’assessore è stato quello di ridicolizzare se stesso tante sono state le approssimazioni e faziosità con cui ha cercato di sostenere le sue tesi.
    Una tra tutte: ha dichiarato che il divieto delle costruzioni ha azzerato gli introiti nelle casse comunali per i mancati oneri di urbanizzazione, dimenticando o non sapendo, che accanto a queste entrate per un comune ci sono uscite per fornire nuovi servizi (fogne, illuminazione, rifiuti, etc). Dopo deliranti interventi intervallati da un conduttore che non sapeva che chiedere a tutti i relatori un loro impegno per “la causa che ci sta a cuore” abbiamo ascoltato l’intervento conclusivo e chiarificatore dell’assessore all’urbanistica della Regione Campania, on. Taglialatela. In modo chiaro ed inequivocabile l’assessore ha dichiarato, riprendendo tra l’altro dichiarazioni di alcuni mesi del Dr. Bertolaso e, ancora recentemente, ribadite dal suo collega alla Regione, Prof. Edoardo Cosenza (Assessore alla protezione civile), che la zona rossa non solo deve essere preservata ma addirittura estesa.
    Inoltre, ha riconosciuto il grave degrado in cui versano siano i comuni vesuviani sulla fascia costiera che quelli sul versante del complesso del Monte Somma dove si è costruito troppo e soprattutto male. Di qui la necessità di avviare una politica di risanamento e di riqualificazione di questi territori, con la meta di decongestionarli per alleviare il rischio in caso di eventi vulcanici più o meno devastanti. Le dichiarazioni dell’assessore Taglialatela avranno certamente smorzato gli entusiasmi dei molti presenti che forse si aspettavano che solo per l’avvicendamento politico alla regionale si potesse tornare al passato. Per inciso, qualcuno ha dimenticato che la legge 21 venne fortemente voluta dalla Protezione Civile ma, come atto politico, approvato all’unanimità da tutti i partiti allora presenti in consiglio regionale.
    Dopo le dichiarazioni dell’assessore Taglialatela il Sindaco di S. Anastasia ha ritenuto dover riprendere la parola e con molta disinvoltura ha sottolineato come la politica che persegue la Regione sia esattamente quella da lui sempre proposta, a dispetto di coloro che l’avrebbero “fatto nero” durante la sua campagna elettorale criticandolo per le sue smanie di cementificazione. A queste dichiarazioni rispondiamo innanzitutto che è poco elegante apostrofare persone ed associazioni in modo anonimo in un contesto dove, tra l’altro, non era consentito alcun contraddittorio. Quando il Dr. Esposito è intervenuto alle nostre riunioni gli è stata sempre data l’opportunità di esprimere la sua opinione. Forse il Dr. Esposito dimentica proprio l’essenza della democrazia che non consiste in barricate ideologiche condite da gratuita aggressività ma in un sereno e costruttivo dibattito dove tutti possono esprimere la loro opinione.
    Quanto al cambiamento repentino delle sue idee nemmeno la cosa non ci stupisce più di tanto perché l’abbiamo già visto all’opera su altre questioni come: l’isola ecologica (dove si sta rischiando di perdere un’opportunità per aver cambiato destinazione dell’area precedentemente scelta senza fondate ragioni), l’AMAV (dove aveva promesso di esternalizzare il servizio e ha fatto la cosa opposta), il cimitero (dove aveva promesso di recidere il contratto e si è dovuto accontentare di poche migliorie), e sul PUC (dove nega l’accesso agli atti ai cittadini e ai consiglieri comunali estromettendoli da una democratica partecipazione). Vorremmo concludere questa riflessione sulla zona rossa con alcune nostre proposte. Siamo tutti consapevoli che viviamo in un paese dove anche leggi buone sortiscono scarsi effetti per come vengono attuate.
    La legge 21 è un esempio che conferma questa tendenza
    . Tutta la parte operativa che avrebbe dovuto dare sostanza agli intenti del legislatore è stata molto deludente. Ad esempio, l’iniziativa di dare un bonus alla famiglie che si allontanavano dalla zona rossa è risultato un fallimento dal momento che le case lasciate venivano sistematicamente occupate da altre famiglie. Ciò non autorizza però (anche se in maniera velata) a stravolgere una legge positiva. A quei sindaci che con “leggerezza” oggi chiedono di non voler vedere mortificati i loro territori desideriamo invitarli a riflettere su due cose. In primis, di essere più responsabili evitando di perpetuare errori del passato e perché in caso di calamità non vorremmo vederli correre con il cappello in mano a chiedere fondi per le macerie.
    Ancora più importante, facciamo notare che questi nostri territori hanno un terribile bisogno di una infinita lista di cose da fare tranne un incremento abitativo perché in contrasto con i dati demografici che indicano una tendenza opposta. Ci sono invece tantissime cose da fare per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ad esempio, occorrerebbe sapere rimuovere le buche dalle strade e renderle sicure, in molti casi realizzare i marciapiedi, attuare i PIP per consentire alle piccole aziende di svilupparsi in modo decorso, realizzare piazze, chiese, centri di aggregazione per giovani e anziani, impianti sportivi, etc. Quale ostacolo pone la legge 21 per realizzare queste cose? Perché accanirsi con miopia e cinismo a pensare che l’unico sviluppo di un territorio sia il mattone e non essere invece promotori di iniziative sostenibili che possono dare uno sviluppo vero e duraturo del territorio?
    Un turismo escursionistico, itinerari di archeologia di siti minori (Villa Romana a Somma Vesuviana), un rilancio di attività agricole e di viticoltura di qualità, l’insediamento di piccole imprese, costituiscono solo alcuni esempi su cui le forze politiche dovrebbero impegnarsi seriamente.
    Certo, occorre che anche la Regione faccia la sua parte riducendo quei vincoli che spesso rendono difficile anche la realizzazione di cose ovvie. Ci sentiamo di condividere, se gestita in modo molto oculato, la possibilità di ripristinare con opere di demolizione-ricostruzione alcuni edifici fatiscenti. Ma ciò dovrebbe rientrare in una normale riqualificazione dei centri antichi, esigenza sentita non solo dai comuni entro la zona rossa.
    Auspichiamo che la politica della Regione Campania sia coerente con le dichiarazioni molto responsabili rilasciate dall’assessore Taglialatela e che persegui in modo trasparente questi obiettivi senza piegarsi a logiche di favoritismi che potrebbero portare a qualche beneficio immediato ma a tanti danni irreversibili per le future generazioni che vivranno questi nostri territori.

    ————–

    COMMENTI:

    Autore: Iberista Partenopeo – Data: 06/03/2011 – Ora: 22.39.16
    La cosa più preoccupante
    Il problema non è il singolo personaggio che lascia il tempo che trova ma il fatto che esistano persone disposte a seguirlo e a dargli fiducia con il loro voto.

    Autore: alfonso – Data: 07/03/2011 – Ora: 9.29.54
    L’urbanistica è faccenda seria
    Devo ammettere che quelli di neanastasis stavolta sono stati troppo buoni. L’intervento dell’assessore Giancarlo Graziani non è stato struggente nel senso che non ha fatto tenerezza a chi lo conosce bene, o conosce i suoi trascorsi, ma io mi sono documentato perché nell’antisala del convegno in cui neanche sono riuscito a entrare tale la folla e tali le aspettative da parte tutti di cambiamento, non si parlava d’altro che: Graziani ha lavorato a braccetto con l’ex amministrazione regionale all’urbanistica in quanto amico dell’assessore socialista e in quanto ex socialista anch’egli e fratello del famoso avvocato Giuseppe Graziani fondatore del partito della Rifondazione Socialista. Nulla di male fin qui, meglio tacere del resto che ho sentito perchè non sono sicuro. Ha condiviso il progetto Vesuvia che l’altra sera ha ridicolizzato. Certo la legge 21 è stata una cappa perché non è stata compensata da altri fondi, per esempio per le vie di fuga dal 2003 non è arrivata un euro, e Via Pomigliano è un imbuto impercorribile. Che i sindaci ora, rassegnati al fatto che la zona rossa c’è, si diano da fare, e soprattutto affidino l’urbanistica, che è cosa seria a gente seria.

    Autore: hocus pocus – Data: 07/03/2011 – Ora: 9.34.46
    zona rossa
    Chissà perchè il “convegno” di cui si tratta si è tenuto a somma vesuviana e non a s.anastasia? La sudditanza nei confronti del paesello limitrofo continua anche dopo il bicentenario dall’affrancazione? Comunque meglio così; si è potuta constatare ed “apprezzare” anche trans tiberim (oltreconfine anastasiano) la tecnica della mancanza di contraddittorio tipica delle amministrazioni “illuminate”, tra le quali quella anastasiana ne è un fulgido esempio. Spero che l’eco di quanto accaduto giunga, però, entro le mura del nostro amato paesello (s.anastasia) in maniera chiara, inequivocabile e non edulcorata da parte dell’amministrazione comunale. La Zona Rossa non si tocca! Peccato, perchè il sindaco ne aveva fatto il suo personale cavallo di battaglia in campagna elettorale! Sbugiardato e disarcionato dai suoi stessi compagnucci della parrocchietta, dovrà (credo) organizzare in tutta fretta un superconvegno a s.anastasia (stavolta) nel quale – UNICO ATTORE – stupirà ed ammaestrerà la folla festante con imperdibili arzigogoli logico-tecnici e sancirà, nella qualità di primus sine paribus, che la zona rossa è una buona cosa con effetto retroattivo!!! (Lui l’aveva sempre detto)

    Autore: autonomisti del regno delle due sicilie – Data: 07/03/2011 – Ora: 10.55.44
    ma quale sviluppo
    le attività agricole???? le piccole imprese???? ma se nella zona rossa non si può mettere nemmeno un sasso mi dite voi a quale sviluppo state pensando??? quello dei sogni impossibili??? e poi basta con questi vincoli assurdi come è possibile che invece per costruire un ospedale (quello del mare) proprio sotto la bocca del vesuvio nessuno ha avuto niente da dire? li i vincoli e il rischio vesuvio si sono squagliati? ma andate a farvi le canne tutti quanti. NOI continuiamo a pensare che la zona rossa cosi come è stata pensata è un fallimento e un laccio a tutto lo sviluppo. Se il rischio del vesuvio c’è allora si deve abbattere l’ospedale ( non è possibile costruire ospedali sotto le bocche dei vulcani) e poi si devono evacuare tutti ora e non domani. Quanto ai signori di neastais è meglio stendere un velo pòietoso su di loro, non contano nulla e forse loro la casa se la sono già costruita e sarebbe interessante sapere dove vivono e in quale manufatto………………..forse loro la casa c’è l’hanno ad acerra??? Le costruzioni in tutto il mondo sono indice di progresso, solo che da noi menti bacate pensano che chi costruisce sia un delinquente……peccato però poi scoprire che i membri di neastasis la casa c’è l’hanno tutti nella zona rossa….e allora perchè loro si e noi NO??????

    Autore: Morsetto – Data: 07/03/2011 – Ora: 12.05.37
    per deluso
    Scusa ma prima non lo conoscevi al tuo sindaco ? cosa ti ha promesso che ora si fa negare? per forza che deve fingersi impegnato, perché tutto ciò che ha detto e vi ha fatto credere era solo fuoco di PAGLIA…….

    Autore: Luigi Bifulco – Data: 07/03/2011 – Ora: 14.52.06
    Neanastasis vi aspetta
    Grazie a coloro che hanno lasciato il commento.
    Il fatto che alcuni cittadini liberamente hanno lasciato traccia di un loro apprezzamento per il nostro articolo, ci da l’occasione di ricordare a tutti che la nostra associazione ha bisogno del contributo di tutti i cittadini di Sant’Anastasia, in particolare di quelli che mostrano interesse per la crescita della democrazia partecipata. neAnastasis vi aspetta, aspetta il vostro contributo di partecipazione per far crescere il senso civico nella nostra comunità.
    Per eventuali contatti vi invitiamo a:
    scrivere una mail a neanastasis@gmail.com lasciare un messaggio sul blog della associazione http://www.neanastasis.overblog.it telefonare al nr 331.4207700

    Autore: digilo – Data: 07/03/2011 – Ora: 17.59.33
    Residenza o Attività Produttive?
    Tu sei nato sotto il Vesuvio? La casa non te la devi fare: te ne devi andare… Questo è il senso delle nostre leggi, fatte sempre contro e non a favore dei cittadini!
    Il problema è che se vuoi spopolare una zona, devi decentrare le attività produttive! Noi Meridionali lo sappiamo bene: non c’è il lavoro? si va via=emigrante!
    I professoroni che hanno elaborato il divieto delle residenze ci hanno detto che, in base all’art. 6, possiamo, in deroga agli strumenti urbanistici, trasformare le residenze in attività produttive. Quindi se viene un’eruzione, io che abito a Somma Vesuviana, ci perdo sia la casa che il lavoro: non sarebbe meglio perdessi solo la casa? Certo! Perchè se il lavoro ce l’ho ho pure la speranza di trovare una casa da qualche altra parte! Forse sarebbe meglio farci fare le case… e solo quelle!!!

  8. “Il mediano”, 18 marzo 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=12919

    IL COMITATO CITTADINI PER IL PARCO. UN MOVIMENTO SPONTANEO IN DIFESA DEL TERRITORIO
    Ciro Teodonno
    Abbiamo incontrato Giovanni Marino, lungimirante imprenditore massese e fautore del comitato, per cercare di capire cos’è che induce la società civile a organizzarsi e prendere l’iniziativa rispetto alla tutela del territorio.

    Giovanni Marino è persona schiva, di poche parole, dallo sguardo talvolta sfuggevole ma dà l’idea di saper ascoltare, cosa non scontata di questi tempi di strombazzamenti, così come, cosa altrettanto importante, pare avere una sensibilità per il territorio superiore a chi ne sarebbe istituzionalmente delegato.
    Ci si potrà obiettare che, essendo un imprenditore agricolo, porta acqua al suo mulino, certo! Ma se lo fa con criterio, apportando benefici all’ambiente e all’economia, senza deturparlo come fanno altre realtà imprenditoriali presenti sul territorio, allora ben venga lui e tutti quelli che come lui possano risollevare le sorti di un contesto, da tempo, fin troppo depresso.
    Ma sentiamo in che consiste questo Comitato e quali sono le sue aspirazioni.

    Giovanni Marino ci parli un po’ della genesi e le aspettative di questo movimento.
    «Certo, la nostra iniziativa avrà un senso nel momento in cui riuscirà a coinvolgere un gran numero di cittadini, di associazioni, di imprenditori ma anche d forze politiche, di partiti che non siano altro che associazioni di persone che vogliono discutere del territorio e nient’altro. L’iniziativa riuscirà se raggiungerà dei livelli di coinvolgimento popolare elevati, perché noi sappiamo per esperienza che la politica è disponibile a raccogliere le sollecitazioni che vengono dal corpo sociale solo quando questo si organizza, fa massa critica, quando preme e quando la domanda che viene dal basso è bella forte, visibile e … purtroppo raramente ci capita di avere dei politici illuminati che anticipano i bisogni e lavorano in risposta a questi».
    «Purtroppo alla nostra politica manca la capacità di programmare, di pianificare e per creare uno sviluppo compatibile come noi lo vorremmo è chiaro che ci vuole anche una capacità di programmazione. Così come sinergie tra vari enti locali e Parco e un Parco del Vesuvio che sia ben organizzato, ben attrezzato per guidare questo processo di sviluppo, il tutto con la condivisione anche dei semplici cittadini di quest’idea di sviluppo verde, basata sul rilancio dell’agricoltura, sullo sviluppo di tutte le forme di turismo sostenibile, che non impatti e distrugga il paesaggio! Sulla fruibilità delle aree naturalistiche di pregio che pure abbiamo, in un ottica di sviluppo che cerchi di rendere compatibili le attività attualmente esistenti nel Parco, dall’agroalimentare all’edilizia, dal tessile all’artigianato e che guardi anche al di là dei confini del Parco, spingendo lo sguardo anche verso la fascia costiera con le sue risorse e il suo patrimonio culturale».
    «Quello che noi chiediamo è di ripensare il ruolo e la funzione dell’Ente Parco, di avere un Parco Nazionale del Vesuvio nel pieno delle sue funzioni e se fosse possibile potenziato nelle sue capacità di essere elemento di coordinamento delle politiche dei comuni dell’area del Parco, affinché questo possa lavorare con i comuni a un nuovo modello di sviluppo e rompa definitivamente con questo passato fatto di discariche, cave, abusivismo edilizio, forme di turismo aggressivo e offensive nei confronti di ambiente e paesaggio. È una svolta necessaria anche perché questo vecchio modello di sviluppo ha portato alla consunzione del territorio e non riesco a immaginare che si possa fare di peggio…».

    Nella pratica, quali possono essere le azioni dirette da attuare sul territorio? Come si può invertire questa tendenza?
    «Innanzitutto chiamare a raccolta tutte le energie disponibili perché riflettano su questo punto e si mettano a punto le soluzioni, le misure necessarie per rilanciare il ruolo del Parco che attualmente è allo sbando, ha un consiglio direttivo dimezzato, mancante della partecipazione di molti comuni, non ha un direttore, non ha un dirigente dell’ufficio tecnico. Si pensi che se approveranno il decreto attuativo del piano (è un anno e mezzo che avrebbero dovuto approvarlo!), lo strumento urbanistico fondamentale, in pratica la legge urbanistica in area Parco, dovranno gestire innumerevoli pratiche. È carente di figure professionali qualificate, non ha agronomi, non ha esperti di marketing territoriale, non ha esperti di fund rising, non è quindi attrezzato per svolgere la azione di agenzia di sviluppo».
    «Ci son poi parti come la Riserva del Tirone che non sono sotto la sua giurisdizione, ci sono poi funzioni che i comuni farebbero bene a delegare al Parco, bisogna rivedere tutta l’architettura istituzionale del Parco. Inoltre non ha molti fondi perché il ministero dell’Ambiente, da un paio d’anni a questa parte, taglia sistematicamente i fondi, non solo al Parco del Vesuvio ma tutti gli altri Parchi, quindi i fondi devono essere ricercati altrove. Deve trovare il Parco delle forme di auto-sostentamento ma se non si sviluppa anche l’economia turistica risulta difficile immaginare tutto questo».

    L’intenzione è quella di creare una via alternativa al Parco o quella di lavorare in simbiosi con esso.
    «C’è un obiettivo e c’è lo strumento, in questo caso, strumento e obiettivo coincidono. Quando è nato, 15 anni fa, il Parco nazionale del Vesuvio, è nato con una prospettiva ed è quella che gli impone la legge, legge che riguarda tutte le aree protette nazionali e che in questo si differenzia dagli altri stati europei e dagli stessi USA. Il ruolo dei Parchi in Italia è quello di conservare e tutelare il patrimonio naturalistico che deve essere difeso perché considerato di pregio ma l’altra funzione di un parco è quella di promuovere lo sviluppo socioeconomico nell’area protetta».
    «Attualmente l’Ente non riesce a fare né l’una né l’altra cosa. Lo sviluppo che noi vorremmo è basato su tre aspetti fondamentali che sono la tutela e la valorizzazione anche turistica delle aree naturalistiche, il recupero della dimensione produttiva dell’agricoltura e il turismo sostenibile. Intorno a questi tre elementi bisogna costruire e si può costruire un modello di sviluppo. A 15 anni dalla sua istituzione noi costatiamo che non si sono fatti passi in avanti e se è possibile se ne sono fatti indietro, basti pensare alla questione non ancora chiusa delle discariche di cava SARI e quella solo momentaneamente accantonata della Vitiello».

    … e non solo!
    «…pensiamo anche alle discariche mai bonificate ancora esistenti nel Parco Nazionale, alle decine di micro discariche …»

    … all’Ammendola-Formisano che sta qui di fronte!
    «Certo!».

    Ma tornando al comitato, quali sono le forze messe in campo oltre all’imprenditoria?
    «Innanzitutto, le forze messe in campo non annoverano tra le proprie fila molti imprenditori, a parte me che rappresento me stesso e quegli agricoltori che sono iscritti alla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) di Napoli e Caserta e qualche altro della zona, non siamo in molti. Ci sono comunque i Comitati Antidiscarica di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase. C’è Legambiente Campania con i suoi circoli territoriali e la condotta Slow food Vesuvio. Tutti noi siamo il comitato promotore e non vediamo l’ora di scioglierci nella creazione di un qualcosa di più grande».

    Cioè?
    «Un qualcosa di più grande che dovrebbe nascere il prossimo 2 aprile alla convention che si terrà al MAV di Ercolano, a meno che non ci sia uno slittamento della data, per assicurarci la copresenza di Carlo Petrini, Presidente Nazionale di Slow-food e del’archeologo Salvatore Settis, che ci hanno assicurato la loro adesione.
    Nei prossimi giorni invieremo a tutti i nostri contatti il programma della manifestazione del 2 (o quando si terrà), in particolare indicheremo gli items intorno i quali si costituiranno i gruppi di lavoro e discussione sulle tematiche intorno alle quali ruota il documento Cittadini per il Parco. Ci sarà sicuramente un gruppo di lavoro che si occuperà delle tematiche di tipo ambientale che partirà da un’analisi della legislazione vigente, passando poi a considerare quella che è la situazione di criticità ambientale, il ruolo del Parco, eventuali problemi e soluzioni».
    «Un altro gruppo analizzerà il ruolo del Parco per la promozione dello sviluppo socioeconomico. Un altro gruppo tematico sarà legato all’agricoltura, un altro al turismo sostenibile. Un quinto gruppo tematico sarà legato alle altre attività produttive presenti nell’area parco, gruppo al quale ci auguriamo partecipino soprattutto gli imprenditori anche perché non siamo a conoscenza delle problematiche presenti in ogni singolo settore. Infine, avremo probabilmente un gruppo di lavoro dedicato all’uso del parco nel tempo libero, Vivere il Parco lo abbiamo chiamato immaginando la creazione di aree verdi attrezzate per la fruizione dell’ambiente circostante per le famiglie vesuviane permettendogli di vivere maggiormente il Parco, più di quanto non lo facciano oggi».

    Tutto questo nell’attesa che si faccia avanti un interlocutore politico.
    «Guardi, noi di questa fase ci stiamo disinteressando dell’interlocutore politico istituzionale, può sembrare paradossale questa affermazione ma è così, una scelta ben precisa, nel senso che quel che ci interessa in questo momento è costruire la rete e moltiplicare il numero di persone sensibili a queste tematiche, perché è questa l’unica strada per recuperare sia vivibilità, sia crescita occupazionale».

    COMMENTI:

    Zona rossa e sviluppo sostenibile
    Autore: stone | Data: 19/03/2011 | Ora: 0.05.02
    Mi chiamo Antonio Sasso e faccio parte di neAnastasis, un’associazione civica di S.Anastasia.
    Ho letto con molto interesse e piacere l’intervista a Giovanni Marino che parla con entusiasmo e concretezza di iniziative che anche la nostra associazione condivide.
    Recentemente assistiamo a numerosi tentativi di mettere in discussione la zona rossa vista come vincolo che ingessa lo sviluppo di questi territori perchè bloccherebbe l’edilizia residenziale. La zona rossa è indispensabile per tutelare un territorio ad elevato rischio vulcanico e caratterizzato già da densità abitative tra le più elevate d’europa.
    Tuttavia, essa rappresenta una formidabile opportunità di sviluppo sostenibile che potrebbe creare benessere e una migliore qualità della vita per i nostri comuni.
    Occorre solo che imprenditori come Giovanni Marino si facciano avanti con idee valide e che l’Ente Parco supporti adeguatamente queste idee. Noi come associazione desideriamo contribuire a questo sviluppo e saremmo interessati a partecipare all’incontro di Ercolano.

    Recapiti neaAnastasis
    Autore: neAnastasis | Data: 20/03/2011 | Ora: 14.28.37
    A completamento del commento di Antonio Sasso lascio il recapito mail al comitato civico per il parco della nostra associazione.
    auspico un proficuo scambio di contatti e iniziative
    email: neanastasis@gmail.com
    Luigi Bifulco
    neAnastasis

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    ALTRE INFO E ARTICOLI SUL PNV E,
    IN PARTICOLARE, SUL “COMITATO CITTADINI PER IL PARCO”, SONO TRA I COMMENTI DI QUESTO POST
    :
    https://giogg.wordpress.com/2011/01/08/interviste-sul-parco/

  9. Contribuisce a formare una coscienza del rischio anche un piccolo museo vulcanologico, quello che sorge nell’antica sede dell’Osservatorio Vesuviano. Lo racconta Ciro Teodonno.

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    “Il mediano”, 31 maggio 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=13729

    UNA VISITA ALL’OSSERVATORIO
    Ciro Teodonno
    Un incontro con Mauro De Vito, Direttore del Museo dell’Osservatorio Vesuviano. Una chiacchierata per conoscere le attività dell’Ente di ricerca e un invito a visitarlo.

    Il nostro è un territorio che nonostante i suoi tanti mali è risaputo essere anche ricco di sorprese inusitatamente positive. Tra questi spiragli di civiltà riconosciamo l’opera divulgatrice e di controllo dell’Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico esistente e ancora attivo su un territorio dalle molteplici problematiche.
    L’Osservatorio ha una sede storica nell’omonima contrada, sulla collina del Salvatore, raggiungibile seguendo la strada provinciale che sale verso il Cratere. La zona, ultimo compendio di civiltà prima della natura selvaggia del Vulcano (se vogliamo escludere tutto ciò che è abusivo o “risanato”!), è caratterizzata dall’antico edificio di età borbonica terminato nel 1848 sotto Ferdinando II di Borbone. L’edificio è prossimo all’antica cappella del Salvatore e alla palazzina di servizio, dove è attivo il museo e dove si svolgevano tutte le maggiori attività di ricerca e monitoraggio fino al trasferimento degli uffici operativi a via Diocleziano a Napoli.
    È qui che incontriamo Mauro de Vito che cortesemente mi invita a un caffè e mi parla delle attività dell’Osservatorio e del museo.
    «Fortunatamente il museo, che tra l’altro è anche mostra, è un mezzo per soddisfare questa richiesta d’informazione forte che ci viene dal territorio ma non solo, grazie al fatto che siamo aperti anche il sabato e la domenica, abbiamo anche un grande afflusso di turisti. Nel tempo, il numero di visite si è incrementato, siamo intorno a sedici, diciassettemila visitatori all’anno. Si consideri anche il fatto che tutte le nostre sono visite guidate, per venire incontro a tutte le richieste dei visitatori.
    Già nel ’93, quando io divenni ricercatore, esisteva un’attività di visite guidate all’osservatorio e gli stessi ricercatori facevano da guida ai visitatori, facevamo lezioni di vulcanologia, sismologia e guidavano una visita agli strumenti storici. Poi nel 2000 ci fu una mostra, “Il Vesuvio, 2000 di osservazioni”, che da allora si prefigge lo scopo di informare in modo corretto e adeguato tutti i visitatori che volessero maggiori informazioni sul Vesuvio, i Campi Flegrei e tutti i vulcani attivi che sorvegliamo ma anche sui metodi di sorveglianza. Inoltre, i nostri, sono segnali (quelli dell’attività sismica, ndr.) quasi tutti pubblici e pubblicati in tempo reale sul WEB, oltre a essere visibili anche qui da noi.
    Ogni tanto ci arriva qualche telefonata quando il segnale è sporco, come ad esempio in questo momento, a causa di un’attività della forestale. Ci sono dei momenti con una particolare attività antropica sul vulcano per cui si vedono questi segni, anche se c’è chi sa distinguere bene il segnale sismico vero da quello antropico. Tutto questo per dire che l’obiettivo primario di quest’attività è a riduzione del rischio vulcanico, attraverso una sempre maggiore consapevolezza delle peculiarità del proprio territorio e dei pericoli connessi ma non solo relativamente ai vulcani ma anche alle frane, le alluvioni, tutta una serie di fenomeni secondari ma comunque pericolosi, in un territorio molto giovane e che evolve rapidamente».

    Voi fate capo all’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, quali sono i vostri rapporti con la facoltà di Geofisica della Federico II?
    «Ci sono molti rapporti con l’università, loro fanno didattica e ricerca mentre noi facciamo prevalentemente sorveglianza e ricerca. Ma i legami e le collaborazioni non mancano tra le due entità».

    È capitato di trovarvi in disaccordo con loro?
    «In genere, qualche disparità di veduta non è adducibile ad un ente o all’altro ma al singolo ricercatore, non è istituzionale e del resto è storia di sempre, già dall’eruzione del ’44, con la disputa tra Imbò e Parascandolo, anche se le due posizioni davano una visione complementare e completa di quell’evento.»

    Quale sarà il futuro del museo?
    «Stiamo modificando il percorso museale, per meglio rispondere alle esigenze dei visitatori e che crescerà significativamente nei prossimi mesi utilizzando metodologie comunicative diverse, utilizzando mezzi multimediali, rendendo così più attraente e versatile la visita. Adesso c’è una certa statica, c’è il ragazzino di scuola elementare e il ricercatore universitario che devono seguire lo stesso percorso, la versatilità sta nel fatto che si potrà scegliere la lingua o il target durante la visita, dando maggiori o minori approfondimenti in base al livello culturale della persona che viene a visitarci.
    In più, nei prossimi mesi, dedicheremo una sezione alla geotermia, per dare maggiori informazioni su una domanda che ci viene posta assai di frequente, come ad esempio anche quella sulla perforazione dei Campi Flegrei, cercando di adeguare le nostre risposte a quelle che sono le domande più frequenti dell’utenza».

  10. “L’ora vesuviana”, maggio 2011, http://www.loravesuviana.it/news/wp-content/uploads/2011/05/lora_maggio-2011.pdf, p.3

    Dentro l’emergenza
    L’Osservatorio Vesuviano, tra rischi e monitoraggio costante

    di Valentina Ferrante

    In molti, dopo il terremoto avvenuto lo scorso 11 marzo in Giappone, hanno cominciato ad interrogarsi sulle conseguenze che un evento di quella portata (la scossa, lo ricordiamo, è stata di 9 gradi), avrebbe avuto sul nostro territorio e le paure sono state indirizzate inevitabilmente al nostro temuto e coreografico Vesuvio, uno dei vulcani più famosi e pericolosi del mondo, alto circa 1281 m, con alle spalle millenni di storia. Ricorrente protagonista di moltissime opere letterarie, con maggiori testimonianze nella letteratura greca e latina, il Vesuvio fu definito dal poeta contemporaneo Giacomo Leopardi “Sterminator Vesevo”(La ginestra o il fiore del deserto, 1836). Abbiamo deciso allora di rispondere alle domande più frequenti che ricorrono ogni qual volta si parli del nostro vulcano e l’abbiamo fatto chiedendolo direttamente al dott. Marcello Martini, direttore dell’Osservatorio Vesuviano.

    Direttore, quando e come viene monitorata l’attività del Vesuvio?
    “Ogni giorno, 24 ore su 24, monitoriamo la sua attività sismica, riceviamo informazioni ogni secondo, decifrando tutti i segnali che ci pervengono”. E di segnali ce ne sono tanti, basti pensare che ci sono circa 800 terremoti l’anno sul Vesuvio, terremoti impercettibili se non per le sofisticate attrezzature di cui dispone il centro studi.

    Spesso le persone si interrogano su una tempestiva informazione in caso di pericolo, lei cosa risponderebbe?
    “Nessuno può dire con assoluta certezza quando avverrà la prossima eruzione, noi ci basiamo, come ho già detto,su diversi parametri che ci indicano che il vulcano potrebbe riprendere la sua attività, ma non possiamo stabilire il giorno e l’ora in cui questo accadrà, purtroppo; siamo comunque sempre all’erta insieme anche alla protezione civile, la quale svolge un ruolo di organizzazione e messa in opera di piani d’evacuazione, circoscrivendo, come è stato fatto, i paesi con le famose zone colorate”.

    Quali sono gli strumenti di cui si avvale l’Osservatorio?
    “Ne abbiamo tanti, abbiamo ricevitori fissi sul territorio, sismografi, disponiamo anche di una linea telefonica rossa, privata, per comunicazioni urgenti e abbiamo anche il controllo del territorio con sistemi satellitari, un po’ come funziona per le auto con i GPS, i nostri studi si basano inoltre sullo storico delle esplosioni del Vesuvio”

    Ci sono dunque fenomeni precursori che possono essere tradotti in segnali di ripresa dell’attività sismica?
    “Assolutamente sì, ma ripeto, nulla potrebbe stabilire il momento tanto temuto da tutti noi, per farle un esempio: se oggi avessi dei segnali d’allarme, l’esplosione potrebbe avvenire anche tra un anno o forse di più, sono tanti i fattori che determinano un pericolo certo”.

    Per concludere Direttore, possiamo dormire sonni tranquilli, almeno per il momento?
    “Direi proprio di sì!”. Sembrerebbe normale nonostante le rassicurazioni allontanarsi e
    abbandonare la propria città, ma ancora una volta l’amore che ci lega alla nostra terra prende il sopravvento; abbiamo chiesto alle persone che vivono all’ombra del Vesuvio come ne sia possibile la convivenza, molti ci hanno risposto che non potrebbero più farne a meno, la sua immagine significa il ritornare a casa
    ; a quanti di noi non è mai capitato infatti di ritorno da un viaggio in treno, in aereo, in auto, di scorgere da lontano quel gigante e pensare di essere finalmente tornati a casa e pensare che nonostante qualcuno, malignamente, speri in un suo risveglio, per noi resterà sempre l’immagine della nostra città.

  11. “L’ora vesuviana”, maggio 2011, http://www.loravesuviana.it/news/wp-content/uploads/2011/05/lora_maggio-2011.pdf, p.4

    “Zona Rossa mai più” e Carmine Esposito le canta a tutti: da Caldoro a Cesaro, passando per Berlusconi

    di Redazione

    Per dire basta ai “soli vincoli” nella zona rossa vesuviana ad alto rischio vulcanico, ha composto una parodia di ‘Rose rosse’ di Massimo Ranieri per promuovere la valorizzazione del territorio senza, pero’, ricorrere a una cementificazione selvaggia. Carmine Esposito, si e’ reinventato cantautore, volendo forse emulare in piccolo il premier Silvio Berlusconi quando scriveva canzoni. E cantando, insieme al locale Apicella, alias Giovanni Vitale, una composizione d’amore per chiedere ai rappresentanti regionali, di rivedere le leggi in merito ai vincoli imposti ai comuni at torno al Vesuvio.
    Ma, spiega il sindaco, non per dare il via ad una nuova cementificazione, anzi, per valorizzare i territori, e per dare finalmente una normativa adeguata allo sviluppo locale sulla base di studi scientifici. Il motivetto e’ stato anche inciso su cd, e sara’ inviato, tra gli altri, al presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, ai Presidenti di Regione e Provincia (Caldoro e Cesaro) e al cantante Massimo Ranieri per chiedergli di cantare ‘Zona rossa’ per riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema. “Purtroppo i vincoli stanno uccidendo il nostro territorio – sostiene il sindaco – senza che siano realizzate neanche vere vie di fuga”. “Non sono contro la zona rossa – ribadisce Esposito – anzi, sarebbe giusto allargarla ancora, comprendendo Napoli, la zona Flegrea, fino ad arrivare a Caserta ed Avellino, perche’ bisogna capire che i confini non possono essere delineati da linee rette, ma partire dall’epicentro, quale e’ il Vesuvio, ed arrivare fin dove la lava e la cenere del Vesuvio potrebbero spingersi”. E sulle note di Rose rosse, il sindaco abbozza il ritornello della canzone scritta a quattro mani con Vitale: “Zona Rossa mai più. No, non e’ una chimera, e il tuo cuore lo sa cosa voglio per te. Di vincoli si muore ma chi e’ sotto il Vesuvio non sa vivere più, con l’ultima speranza stasera ho immaginato Zona Rossa mai più”. Esposito, canzoni e trovate mediatiche a parte, ha più volte chiesto un tavolo in Regione per discutere del futuro della Zona Rossa. “Il tavolo – conclude il primo cittadino – deve essere veramente tecnico e non utilizzato come è sempre accaduto dalla politica. Certe scelte stanno ammazzando il nostro territorio, di contro non si è fatto nulla per le vie di fuga in caso di una eventuale emergenza. Basti pensare che da Sant’Anastasia i cittadini dovrebbero imboccare le statali 268 e 162, entrambe nella zona rossa, che si trasformerebbero in una trappola per topi in caso di evacuazione. Nella stessa zona rossa passa anche la linea veloce delle ferrovie dello Stato, realizzata pochi anni fa. E poi si impedisce ai cittadini di abbattere e ricostruire con i canoni antisismici, abitazioni fatiscenti. Questa non e’ cementificazione selvaggia, e’ solo la messa in sicurezza di un territorio che potrebbe trasformarsi in un cimitero“.

  12. Tra un libro e un’intervista, ogni tanto faccio una pausa nel mio studio e ascolto Amy Winehouse – che penso ci mancherà enormemente in futuro, a me già manca – e leggo i quotidiani online.
    Poco fa sono rimasto colpito da un paio di passaggi del reportage di Eric Pape dal Lussemburgo, un paradiso fiscale nel cuore d’Europa che “ha il più alto pil pro capite del mondo, più di tre milioni di euro di debito per abitante e il più basso indice Happy Planet“:

    Ho incontrato Georges Hausemer, autore di uno dei pochi romanzi rimarchevoli nella locale lingua Lëtzebuergesch. Iwwer Waasser (“Sulle acque”), apparso nel 1998, è il racconto di un matrimonio fallito ambientato nel mondo delle banche. L’autore lo descrive come un “ritratto in miniatura” della società lussemburghese.
    Quando gli chiedo se il suo debito estero personale da 3,76 milioni di dollari lo tiene sveglio la notte, mi risponde basito: “Davvero è così? Da queste parti nessuno ne parla. Siamo un po’ sperduti”. Hausemer parla dell’invasione delle lingue “straniere” – il francese è lingua ufficiale, mentre l’inglese e il tedesco sono molto usati nell’ambiente degli affari – e della distanza tra le culture. Il risultato secondo lui è un paese che vive di banche e commercio e che “sta perdendo tutto il resto”.

    […]

    Lucien Thiel, ex capo dell’Association des Banques et Banquiers e tuttora membro del parlamento. Ho scoperto che somiglia più a Babbo Natale che a un banchiere senza scrupoli. Gli ho chiesto come si è potuti arrivare a tanto, come fa questa follia a trascinarsi avanti all’infinito. Seduto davanti a me, mi ha spiegato le radici del successo economico del Lussemburgo: tutto è cominciato con le miniere, prima di evolversi nel settore bancario.
    Oggi il Lussemburgo è secondo solo agli Stati Uniti per quanto riguarda i fondi d’investimento. Ma da dove viene quel debito spaventoso? Secondo Thiel non esistono minacce reali per il Lussemburgo. Il debito non ha più un impatto reale sull’economia del paese. Ho cominciato a grattarmi la testa, perplesso. “Non è che non siamo produttivi. Però abbiamo questa mole gigantesca di denaro da amministrare, e per noi è una manna caduta dal cielo”, dice facendomi l’occhiolino.
    Non mi arrendo. Deve pur essere preoccupato di qualcosa. Il suo sorriso si smorza appena. “Sono preoccupato perché qui la qualità della vita è talmente alta che potremmo finire col considerarla un dono di Dio e adagiarci sugli allori. Chieda alla gente cosa vuole, e le risponderanno tutti la stessa cosa: vogliamo continuare a essere ricchi”.

    Vivere su un vulcano fa impressione, ma vivere sul ciglio di un burrone mi sembra altrettanto azzardato e potenzialmente fatale. Da un momento all’altro (e in questo periodo di crisi finanziaria in particolare) i lussemburghesi rischiano di perdere (fisicamente) tutto ciò che hanno, eppure continuano a ripetersi il motto nazionale “Vogliamo restare ciò che siamo” e quasi ci sembrano ammirevoli per la loro caparbietà, mentre – e qui forzo la lettura su ciò di cui mi sto occupando da tempo – i vesuviani sarebbero pazzi e irrazionali perché non hanno alcuna intenzione di andarsene dalla terra ballerina su cui vivono.
    Con quel poco che ne so, direi che è qui la differenza tra rimozione del rischio e scotomizzazione .
    Ma forse la ragione di questo gap percettivo tra i due rischi è semplicemente nella distanza tra l’idea di maceria, di fuoco, insomma di spettacolo – per quanto drammatico – che l’eventuale eruzione nostrana darebbe luogo e, nel cuore del capitalismo continentale, l’idea di una silenziosa e, perché no, patetica e noiosa apocalisse economica di una micronazione erosa di tanto.
    Ecco come arriva la fine del mondo, sorseggiando un drink, abbassando gli occhiali da sole e accorgendosi che è già piena notte.

    Fonte: Eric Pape, Lussemburgo. Un Eldorado malato nel cuore d’Europa, in “PressEurop”, 23 agosto 2011 (originariamente su “Foreign Policy”, Washington): http://www.presseurop.eu/it/content/article/879721-un-eldorado-malato-nel-cuore-d-europa

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    AGGIORNAMENTO:

    Un commento ad un articolo del Post che presenta e linka il reportage di Eric Pape spiega (ed io, non sapendo nulla di economia, mi fido) la ragione della tranquillità lussemburghese nonostante lo spropositato debito pro-capite:

    DAVIDE
    24 agosto 2011, h18:34
    Una cosa é il debito pubblico (del governo) e una cosa il debito estero, che comprende anche debiti all’estero di banche, societá ecc.
    Avendo molte banche la sede principale o comunque formale in Lussemburgo – piú che altro per motivi fiscali – é ovvio che il debito estero totale sia altissimo, e sproporzionato rispetto al numero di abitanti. Se una banca lussemburghese riceve mille mila milioni da Kim Jong-Il, per dire, questa banca avrá un debito con la Corea del Nord che viene conteggiato come debito estero.
    Il lavoro dei Lussemburghesi é quello di fare soldi amministrando i soldi che gli portano gli altri, quindi per loro un grande debito estero non é un problema ma una risorsa (a meno che le loro banche non facciano la fine di quelle islandesi)
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  13. Ciò che desta maggior preoccupazione è l’allarme, quando e se verrà lanciato. Il timore è che la popolazione risponda con un’esplosione di panico e che, dunque, reagisca in maniera scomposta. Tutto ciò è dovuto, evidentemente, ad una mancanza di preparazione ed alla totale assenza di esercitazioni.
    Negli USA hanno la stessa preoccupazione, ma intanto mercoledì prossimo faranno un test nazionale:

    “La Repubblica”, 7 novembre 2011, http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/07/news/stati_uniti_test_allerta_emergenza_nazionale-24478701/

    Stati Uniti, prove di “apocalisse”. Ma si teme l’effetto Orson Welles
    Mercoledì il governo federale sperimenterà per la prima volta l’Emergency Alert System: un avviso interromperà trasmissioni radio e tv simulando un’emergenza nazionale. Solo un test, ma qualcuno potrebbe fraintendere scatenando un’ondata di panico

    dal nostro inviato Angelo Aquaro

    NEW YORK – Il terrore corre sul filo: del telefono e della tv. Alle due del pomeriggio di mercoledì prossimo l’intera America si fermerà tutta insieme: sperando di non doversi fermare mai più. “Questo è un test del Sistema di Allarme d’Emergenza! Questo è soltanto un test!”. La voce interromperà la radio che trasmette la canzone di Lady Gaga. Le immagini lampeggeranno sull’ennesima puntata di “Casalinghe disperate”. Dalle due del pomeriggio di Washington alle 11 del mattino delle Hawaii – nello splendore dei dei diversi fusi orari d’America – gli States si fermeranno tutti insieme per la prima volta.
    Saranno soltanto trenta secondi. E sarà – appunto – soltanto un test. Ma pensate che cosa potrebbe accadere se milioni di americani venissero sorpresi all’improvviso dallo stesso annuncio che rimbalza contemporaneamente nei mezzi di comunicazione di tutto il paese: chi crederebbe che è davvero un test? Così, per non generare ulteriore panico, le autorità hanno deciso di informare la popolazione della simulazione in arrivo: annunciando in anticipo che tutti dovranno tenersi pronti, mercoledì, all’annuncio.
    Sembra uno scherzo ma è così. Del resto è la prima volta che si tenta un esperimento del genere su scala nazionale. Questi tipi di test vengono lanciati spesso a livello locale, cittadino e statale. Ma per collaudare la funzionalità del meccanismo, occorreva una sorta di prova generale. Solo il presidente degli Stati
    Uniti può dare l’ordine di un allarme a livello federale. E la Casa Bianca ha deciso che i tempi erano maturi per rispondere alle richieste della Fema, la protezione civile di qui, responsabile del lancio.
    Ma perché proprio mercoledì prossimo? E perché a quell’ora? Mercoledì 9 – spiegano gli esperti della Fema – è stato scelto come giorno “cerniera” tra la fine della stagione degli uragani e l’inizio della stagione invernale. La Casa Bianca vuole che gli americani si preparino a rispondere al peggio: come per esempio hanno dimostrato di saper fare a New York quando questa estate è scattato l’allarme per l’uragano Irene. E le 2 del pomeriggio è un’ora scelta per non creare particolare disagio in un’ora di traffico (pensate alla gente sorpresa dall’annuncio in auto) e in modo da riverberarsi nell’orario di ufficio per tutta l’America.
    Resta da chiedersi se radio e tv siano ancora i mezzi nei quali fare passare l’allarme-fine-di-mondo. L’Emergency Broadcast System fu lanciato per la prima volta nel 1963. Un secolo fa, in termini di comunicazione. E non è un caso che la stessa Fema stia già sperimentando l’allarme da spedire sui telefonini: che stanno velocemente diventando il mezzo su cui tutti spendiamo più tempo. Gli esperti giurano che sarebbe sicuramente più efficace. “Questo è un test del Sistema d’Allarme d’Emergenza! Questo è soltanto un test!”. Così il super-allarme suonerà presto sull’iPhone: sempre che regga la batteria
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  14. Evento di “Lions Basilicata Calabria Campania

    Titolo: Protezione Civile in Campania e Rischio Vesuvio
    Quando: 18.03.2013 – 18.03.2013; 15.30 h – 18.30 h
    Categoria: Clubs
    Descrizione:

    Protezione Civile in Campania e Rischio Vesuvio

    Lunedì, 18 marzo 2013, alle ore 15, 30, presso l’aula magna del 1° Circolo Didattico “Frasso” in via Indipendenza,1, ultimo incontro dell’iniziativa organizzata dal Club Lions di Pomigliano d’Arco sul tema “Protezione Civile in Campania e Rischio Vesuvio”.
    Il tema dell’incontro, come da programma, sarà : “Il Piano di Protezione Civile del Comune di Pomigliano d’Arco”, il relatore sarà l’ing. Ciro Cusano, dirigente VI Settore dell’Ufficio Tecnico Comunale.
    Nel corso dell’incontro il gruppo di lavoro del Servizio Civile Nazionale del Comune di Pomigliano d’Arco presenterà l’opuscolo,
    “Protezione Civile conoscere i rischi. Attività divulgative della cultura della Protezione Civile”, contenente prime indicazioni sui comportamenti da assumere in caso del verificarsi di eventi calamitosi. L’opuscolo sarà distribuito ai docenti presenti.
    Al termine dei lavori ai docenti presenti sarà distribuito anche un CDrom contenente il Piano aggiornato di protezione civile del Comune di Pomigliano d’Arco
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  15. «Marigliano.net», 22 maggio 2013, QUI

    ZONA ROSSA E RISCHIO VULCANICO: NE DISCUTE L’ORDINE DEGLI ARCHITETTI P.P.C.
    Ieri 21 maggio, ad Ottaviano, in Località Piazzolla, sì è tenuto l’incontro itinerante dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli e Provincia avente ad oggetto i Comuni della cosiddetta “Zona Rossa Vesuviana”
    di Nino Serpico, architetto

    OTTAVIANO – Si è tenuto ieri 21 maggio, ad Ottaviano, in Località Piazzolla, un incontro itinerante dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli e Provincia avente ad oggetto i Comuni della cosiddetta “Zona Rossa Vesuviana”. Come conciliare la mitigazione, la diminuzione del rischio con lo sviluppo economico? Come dare futuro ai professionisti che lavorano sul territorio? I vincoli sono un problema reale o la foglia di fico dietro al quale nascondere i limiti della nostra classe politica? I nostri imprenditori, gli artigiani sono incentivati ad investire qui?
    E’ quanto si è chiesto l’arch. Antonella Marciano che, con la proverbiale dolcezza e convinzione ha affermato: “noi riteniamo invece che gli abbattimenti e la ricostruzione dell’edilizia di scarsa qualità specie quella postbellica, debba essere fortemente incentivata al fine di sostituire con edilizia di qualità fabbricati che destano non poche preoccupazioni dal punto di vista della sicurezza. Altra proposta è quella di riportare in vita il registro del Fabbricato in maniera generalizzata e slegata dal Piano Casa. Le strade, o meglio, anche le strade ed i parcheggi sono una ricchezza per la città. Una Legge Regionale opportunamente modificata può supplire alle carenze ed alle lentezze che tutti osserviamo sulla redazione dei Piani urbanistici Comunali e sovracomunali offrendo una possibilità alternativa seppure parziale di ripresa economica e di sviluppo dei territori campani.
    Poi occorre rimediare rapidamente alla generale obsolescenza del patrimonio agricolo e produttivo esistente. Il territorio vesuviano è ovunque ricco di immobili rurali e produttivi abbandonati, perché la loro collocazione o la loro redditività non è più attrattiva. Al contrario si assiste ad una generale aggressione del territorio con realizzazione di residenze abusive a volte a ridosso di volumi edilizi abbandonati. Rendere molto appetibile la riqualificazione del patrimonio rurale/produttivo esistente non deve essere intesa come operazione meramente speculativa, ma come opportunità anche al fine di evitare ulteriore consumo del territorio, il tutto a maggiore salvaguardia del paesaggio.” Sulla stessa lunghezza d’onda, l’arch. Mario Montella ha evidenziato come siano trascorsi circa 10 anni dalla legge 21 e l’unico risultato sia stato quello di “disattendere alla approvazione del Regolamento Attuativo cioè il Piano Strategico Operativo”.
    Uno strumento che doveva essere redatto di intesa tra Provincia, Regione e Comuni, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge speciale. L’Avvocatura dello Stato ha stabilito la sospensione del rilascio di titoli abitativi ad uso residenziale fino alla definitiva approvazione del P.S.O. “Solo nel 2007, con delibera di Giunta n° 99, la Provincia adotta i contenuti del P.S.O. Da allora il Piano “giace” negli Uffici Regionali dell’Assessorato all’Urbanistica in attesa della definitiva approvazione. I Comuni avrebbero dovuto adeguare i propri strumenti urbanistici in coerenza con il P.S.O. Tutto ciò non è avvenuto”. Tutto tace, insomma, nel mentre che si provvede alla riperimetrazione delle Zone Rosse e la Provincia congela, ma non “stacca l’ossigeno” al Piano Territoriale di Coordinamento, adottato nell’ormai lontano 2009. Un piano già obsoleto prima ancora di nascere. Un piano assolutamente da rifare, soprattutto da “ripartecipare”, alla luce della nuova definizione degli scenari connessi alle mutazioni della “Zona Rossa”
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    A proposito di crisi dell’edilizia, ecco cosa sostiene Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati: «Il presente e il futuro dell’edilizia, uno dei settori più in difficoltà con oltre mezzo milione di posti di lavoro persi dall’inizio della crisi, è legato più che a nuove costruzioni (e nuovo consumo di territorio) a scelte diverse come la riqualificazione del patrimonio esistente, la demolizione e la ricostruzione, il recupero di aree urbane degradate, la bellezza. Alla qualità più che alla quantità» (citato da Gian Antonio Stella, QUI).

  16. «Marigliano.net», 21 maggio 2013, QUI

    SENSIBILIZZARE LA CITTADINANZA SUL RISCHIO VESUVIO
    Il vicesindaco Caprioli: «Abbiamo accolto l’invito dei Lions e aderito alla giornata di prevenzione e protezione che sarà indetta il prossimo anno»
    di Redazione

    POMIGLIANO D’ARCO – Sensibilizzare l’opinione pubblica e incitare alla prevenzione per chi vive in aree ad alto rischio sismico ed eruttivo, come quelle vesuviane. La manifestazione «Protezione Civile e Rischio Vesuvio» dal consiglio regionale, dalla Provincia e dal sindaco di Pomigliano d’Arco, organizzata dal Lions Club e tenutasi alla «Distilleria Culture District e Feltrinelli point» di via Roma ha avuto appunto questo scopo, arrivando però dopo un programma che ha coinvolto alunni e docenti delle scuole in tutto il territorio nolano–vesuviano. I corsi di formazione in materia di protezione civile hanno coinvolto circa 5700 unità tra insegnanti e studenti e sono stati tenuti da docenti universitari, da esperti della protezione civile e da dirigenti in servizio presso le competenti strutture comunali, regionali e provinciali.
    La manifestazione successiva è servita a informare più in dettaglio, con la distribuzione del piano di protezione civile di Pomigliano d’Arco, con esercitazioni sul rischio Vesuvio in alcune scuole. L’ultimo step, il convegno sul rischio Vesuvio cui ha preso parte, per il Comune di Pomigliano d’Arco, il vicesindaco Vincenzo Caprioli accogliendo l’invito dei Lions e aderendo, per il 2014, alla «Giornata della Prevenzione e Protezione». Presenti dirigenti Lions distrettuali e di Club, oltre ad autorità cittadine, provinciali e regionali. Nel corso della manifestazione, il presidente del Club, l’ingegnere Ciro Caiazzo, ha consegnato targhe ricordo quale segno di apprezzamento della «International Association of Lions Club» a tutti i dirigenti scolastici, agli insegnanti che hanno seguito i corsi di formazione e alle associazioni di volontariato presenti sul territorio di Pomigliano d’Arco. Attestati di merito, inoltre, per i docenti che hanno tenuto le lezioni e ai giovani del Servizio Civile del Comune di Pomigliano
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  17. “Stabia Channel”, 21 ottobre 2013, QUI

    TRECASE: PD, INCONTRO PUBBLICO SU RISCHIO VESUVIO
    Mercoledì 23 Ottobre 2013 alle ore 18 presso la sede in via Regina Margherita si terrà un incontro pubblico dal titolo: Il VESUVIO: Storia di una paura ignorata-proposta per sopravvivere ai piedi del vulcano.
    All’incontro introdotto dalla segretaria del circolo Fernanda Puccillo parteciperanno Ugo Leone, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Franco Ortolani, ordinario di geologia, Antonio Nazzaro dell’Osservatorio vesuviano, Angela Cortese, della commissione scuola e formazione della Regione Campania. Il presidente del centro studi storici “N.D ‘Alagno” presenterà una foto proiezione dal titolo: “Il Vesuvio negli occhi dei viaggiatori tra il 1850 e il 1942”.
    Il confronto sarà moderato dal giornalista Biagio Fioretti.
    L’incontro si svolge nell’ambito delle iniziative promosse dal PD per le politiche per politiche del territorio e l’ambiente in collaborazione con il gruppo regionale e il gruppo parlamentare
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  18. “ANSA”, 28 ottobre 2013, QUI

    VESUVIO: ABITANTI A STRASBURGO, SICUREZZA NON GARANTITA
    Secondo un ricorso, piano emergenza ‘zona rossa’ inadeguato

    (ANSA) – STRASBURGO, 28 OTT – La questione sicurezza degli abitanti della ‘zona rossa’ attorno al Vesuvio approda alla Corte europea dei diritti umani. Dodici residenti dell’area più a rischio in caso di eruzione, guidati da Rodolfo Viviani, hanno infatti presentato un ricorso a Strasburgo in cui sostengono che il piano d’emergenza predisposto dalle autorità italiane è inadeguato, e che quindi lo Stato non sta garantendo come dovrebbe la sicurezza dei cittadini.
    Secondo i ricorrenti, rappresentati dall’avvocato Nicolò Paoletti, le autorità dovrebbero mettere a punto, nel minor tempo possibile, un piano d’emergenza che indichi nel dettaglio innanzitutto le vie di evacuazione. Dovrebbero inoltre predisporre rifugi, condurre controlli antisismici di tutte le strutture pubbliche, organizzare esercitazioni annuali, e informare con regolarità i cittadini per garantire al massimo la loro incolumità. Non facendolo, secondo i ricorrenti, lo Stato italiano non sta salvaguardando come dovrebbe la loro sicurezza e quindi sta violando i loro diritti, in particolare quello alla vita. “Lo Stato, in base alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, ha il dovere di prendere tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi che la popolazione corre in caso di calamità naturali, e quindi anche nel caso di eruzione del Vesuvio – spiega all’ANSA l’avvocato Paoletti – Da tutti i dati raccolti e presentati alla Corte risulta però che le autorità non stanno adempiendo a questo dovere”. Secondo il legale i documenti dimostrano che sia le autorità che la comunità scientifica danno per certa un’eruzione del Vesuvio, una vera e propria “bomba ad orologeria” secondo la definizione della rivista ‘Nature’. Per di più, ricorda Paoletti, ci sono dichiarazioni, come quelle recenti del sindaco di San Giorgio a Cremano, che sottolineano come allo stato attuale, a causa dell’abusivismo, molte delle possibili vie di evacuazione sono inutilizzabili. “Questi dati mostrano quanto sia urgente predisporre un piano d’emergenza, ed è per questo che ho chiesto alla Corte europea dei diritti umani di dare la priorità a questo ricorso”, dice l’avvocato, ricordando che i ricorrenti non hanno modo di forzare le autorità italiane a mettere a punto un piano adeguato se non facendo ricorso alla Corte di Strasburgo
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    “Corriere del Mezzogiorno”, 28 ottobre 2013, QUI

    Presentato il ricorso di dodici residenti
    LA «ZONA ROSSA» ARRIVA FINO A STRASBURGO
    La questione sicurezza degli abitanti attorno al Vesuvio approda alla Corte europea dei diritti umani
    di Redazione

    NAPOLI – La questione sicurezza degli abitanti della «zona rossa» attorno al Vesuvio approda alla Corte europea dei diritti umani. Dodici residenti dell’area più a rischio in caso di eruzione, guidati da Rodolfo Viviani, hanno infatti presentato un ricorso a Strasburgo in cui sostengono che il piano d’emergenza predisposto dalle autorità italiane è inadeguato, e che quindi lo Stato non sta garantendo come dovrebbe la sicurezza dei cittadini.
    VIE DI EVACUAZIONE – Secondo i ricorrenti, rappresentati dall’avvocato Nicolò Paoletti, le autorità dovrebbero mettere a punto, nel minor tempo possibile, un piano d’emergenza che indichi nel dettaglio innanzitutto le vie di evacuazione. Dovrebbero inoltre predisporre rifugi, condurre controlli antisismici di tutte le strutture pubbliche, organizzare esercitazioni annuali, e informare con regolarità i cittadini per garantire al massimo la loro incolumità. Non facendolo, secondo i ricorrenti, lo Stato italiano non sta salvaguardando come dovrebbe la loro sicurezza e quindi sta violando i loro diritti, in particolare quello alla vita.
    I RISCHI – «Lo Stato, in base alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, ha il dovere di prendere tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi che la popolazione corre in caso di calamità naturali, e quindi anche nel caso di eruzione del Vesuvio – spiega all’Ansa l’avvocato Paoletti – Da tutti i dati raccolti e presentati alla Corte risulta però che le autorità non stanno adempiendo a questo dovere». Secondo il legale i documenti dimostrano che sia le autorità che la comunità scientifica danno per certa un’eruzione del Vesuvio, una vera e propria «bomba ad orologeria» secondo la definizione della rivista «Nature». Per di più, ricorda Paoletti, ci sono dichiarazioni, come quelle recenti del sindaco di San Giorgio a Cremano, che sottolineano come allo stato attuale, a causa dell’abusivismo, molte delle possibili vie di evacuazione sono inutilizzabili. «Questi dati mostrano quanto sia urgente predisporre un piano d’emergenza, ed è per questo che ho chiesto alla Corte europea dei diritti umani di dare la priorità a questo ricorso», dice l’avvocato, ricordando che i ricorrenti non hanno modo di forzare le autorità italiane a mettere a punto un piano adeguato se non facendo ricorso alla Corte di Strasburgo
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    “Campania su web”, 28 ottobre 2013, QUI

    SOS VESUVIO: LA “ZONA ROSSA” ARRIVA A STRASBURGO
    Dodici residenti dell’area vesuviana hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani: «Lo Stato non sta garantendo come dovrebbe la sicurezza dei cittadini»
    di Redazione

    Sia le autorità che la comunità scientifica danno per certa un’eruzione del Vesuvio, una vera e propria «bomba ad orologeria» secondo la definizione della rivista Nature. È il motivo che ha spinto dodici residenti dell’area vesuviana a presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per l’inadeguatezza del piano d’emergenza predisposto dalle autorità italiane: «Lo Stato non sta garantendo come dovrebbe la sicurezza dei cittadini», sostiene Rodolfo Viviani che guida il gruppo di ricorrenti.
    L’EVACUAZIONE – Secondo i ricorrenti, rappresentati dall’avvocato Nicolò Paoletti, le autorità dovrebbero mettere a punto, nel minor tempo possibile, un piano d’emergenza che indichi nel dettaglio innanzitutto le vie di evacuazione. Dovrebbero inoltre predisporre rifugi, condurre controlli antisismici di tutte le strutture pubbliche, organizzare esercitazioni annuali e informare con regolarità i cittadini per garantire al massimo la loro incolumità. Non facendolo, secondo i ricorrenti, lo Stato italiano non sta salvaguardando come dovrebbe la loro sicurezza e quindi sta violando i loro diritti, in particolare quello alla vita.
    I RISCHI – I ricorrenti sono rappresentati dall’avvocato Nicola Paoletti, secondo il quale «lo Stato in base alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo ha il dovere di prendere tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi che la popolazione corre in caso di calamità naturali, e quindi anche nel caso di eruzione del Vesuvio. Da tutti i dati raccolti e presentati alla Corte – conclude – risulta però che le autorità non stanno adempiendo a questo dovere»
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    Rodolfo Viviani è presidente dell’Associazione “Per la grande Napoli“, riconosciuta dal movimento politico “Radicali Italiani” (costituita domenica 17 dicembre 2006 a Napoli, con sede in via Monteoliveto, 86 – 80134, Napoli).

    L’avv. Nicolò Paoletti (o Nicola o Niccolò, secondo alcuni website) dovrebbe essere stato nel 2010 il rappresentante legale di Soile Lautsi, che aveva presentato ricorso contro la presenza del crocifisso nelle scuole italiane (QUI). Un sunto della vicenda è su Wikipedia.

  19. “Epressonline”, 29 ottobre 2013, QUI

    VESUVIO “BOMBA A OROLOGERIA”. DODICI CITTADINI RICORRONO ALLA CEDU
    di Fabrizio Ferrante

    La questione Vesuvio sbarca a Strasburgo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infatti, sarà chiamata a pronunciarsi sulle omissioni dello Stato che da anni non provvede a mettere in sicurezza le aree e i cittadini della cosiddetta zona rossa.
    Questa è forse la cartina al tornasole che, meglio di altre, aiuta a capire il motivo per cui dodici cittadini del vesuviano guidati dal radicale Rodolfo Viviani (presidente dell’associazione Per la grande Napoli che trae la propria denominazione dall’idea di città metropolitana, quindi col vesuviano centrale e non più periferico) hanno presentato ricorso alla Cedu. Secondo Viviani “Lo Stato non sta facendo il proprio dovere” e ciò sarebbe testimoniato anche dai freddi dati relativi all’estensione della zona rossa.
    Se questa inizialmente interessava 18 comuni, da gennaio a oggi si è estesa ad altri nove, toccando quota 27. A questi vanno poi aggiunti alcuni quartieri napoletani, ovvero le municipalità Ponticelli e San Giovanni-Barra. Il Vesuvio, quindi, se non fosse ancora chiaro è più che mai un problema della nostra città e delle proprie istituzioni. Parliamo di circa 700 mila abitanti fra Napoli e Provincia, se non di più, ai quali laddove il Vesuvio eruttasse domani sarebbe preclusa ogni via di fuga anche a causa dei numerosi abusi edilizi – con successive sanatorie – perpetrati negli anni a Napoli e soprattutto in Provincia.
    L’avvocato Niccolò Paoletti, che guida i ricorrenti in sede giudiziaria, ha parlato di “bomba a orologeria” in relazione al Vesuvio, confermando i timori che da tempo l’isolato Marco Pannella denuncia (clicca qui) ovvero che non sia questione di se ma di quando il vulcano si risveglierà. La Cedu dovrà quindi pronunciarsi nei confronti delle omissioni e delle illegalità che hanno portato a ledere, anche solo potenzialmente, i diritti umani di svariate centinaia di persone che, in caso di eruzione, non potrebbero fare altro se non pregare in quella che rischierebbe di essere una nuova Pompei del 79 dopo Cristo, di proporzioni nettamente superiori ma accomunata alla prima dalla totale impreparazione della cittadinanza.
    Lesione dei diritti umani, infatti, a giudizio dei ricorrenti è anche la totale assenza di piani di evacuazione e di esercitazioni, praticamente mai proposte alla popolazione. Non solo esercitazioni annuali e vie di fughe ma anche rifugi e una revisione delle strutture già presenti, convertendole quanto prima in edifici antisismici, sono condizioni ritenute indispensabili. Un’operazione in grado, contemporaneamente, di fare prevenzione e creare occupazione. Senza una messa a sistema di tutto ciò, quindi, il rischio è che la Cedu condanni il nostro paese a causa della propria negligenza nel garantire la sicurezza e la prevenzione dei rischi ai propri cittadini
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  20. “La Repubblica”, 29 ottobre 2013, QUI

    RICORSO ALLA CORTE DI STRASBURGO DI DODICI ABITANTI DEL VESUVIANO
    I cittadini denunciano una violazione dei diritti umani nell’inadeguatezza del piano di emergenza nella “zona rossa” e nella scarsa informazione
    di Virginia Della Sala

    “Da cittadino che vive a Barra da anni, non ho mai ricevuto informazioni su come comportarmi nel caso in cui il Vesuvio dovesse esplodere. Stessa cosa vale per mia figlia che frequenta le elementari: non esiste un piano di evacuazione chiaro. O almeno che sia a conoscenza di chi deve metterlo in pratica”
    A dirlo è il radicale Rodolfo Viviani, presidente dell’associazione “Per la grande Napoli” e guida dei 12 cittadini vesuviani che nei giorni scorsi hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani perché lo “Stato non sta facendo il proprio dovere nel garantire nel migliore dei modi la sicurezza dei cittadini”.
    “Ognuno di noi – spiega Viviani – vive in un paese che rientra nella cosiddetta zona rossa, ovvero la zona in cui ci sono i territori a più alto rischio in caso di fenomeni vulcanici. E ognuno di noi ha riscontrato mancanza di coordinamento e organizzazione territoriale e statale per i comportamenti da tenere in caso di emergenza. Abbiamo perciò deciso di riprendere un’iniziativa già portata avanti da anni dal Partito Radicale che, però, non ha solo una valenza politica, ma riguarda le migliaia di persone che vivono ai piedi del Vesuvio”.
    Un’eruzione quasi certa, confermata dai documenti e dalle ricerche scientifiche (la rivista “Nature” ha definito il Vesuvio “una bomba a orologeria”) presentate alla Corte europea e aggravata da piani d’emergenza non sempre aggiornati e dagli abusivismi edilizi che ostruiscono le vie di fuga.
    “Al di là della necessità di porre fine agli abusivismi edilizi, che oltretutto spesso ostruiscono le vie di fuga previste, mancano soprattutto informazione, sensibilizzazione e chiari piani di evacuazione. Quasi non sappiamo neanche cosa fare se viene un terremoto. Figuriamoci il resto – conclude Viviani – Ci auguriamo che la Cedu possa richiamare lo Stato all’ordine. Per ora siamo nella fase del “richiamo”, dopo potremo passare alla fase propositiva”.
    L’avvocato Niccolò Paoletti, che rappresenta i ricorrenti, ha precisato che “lo Stato, in base alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, ha il dovere di prendere tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi che la popolazione corre in caso di calamità naturali, e quindi anche nel caso di eruzione del Vesuvio. Da tutti i dati raccolti e presentati alla Corte risulta, però, che le autorità non stanno adempiendo a questo dovere
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    Condividendo il link all’articolo qui sopra, Rodolfo Viviani precisa sul suo profilo fb personale che: “Ringrazio Virginia Della Sala che oggi mi ha intervistato per “La Repubblica”, devo però precisare di averle detto più volte che è una iniziativa del Partito Radicale e di Marco Pannella, e che io sono solo il primo della lista dei proponenti“.

    • Il commento di MalKo sull’iniziativa dei 12 cittadini che hanno fatto ricorso a Strasburgo:

      Blog “Rischio Vesuvio”, 30 ottobre 2013, QUI

      Rischio Vesuvio e ricorso corte Strasburgo
      I RISCHI VESUVIO E CAMPI FLEGREI APPRODANO ALLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO PER I DIRITTI DELL’UOMO
      di MalKo

      L’esercitazione di protezione civile denominata Twist, si è svolta a Salerno dove si sono prefigurati scenari calamitosi dovuti a un maremoto provocato da una frana staccatasi dal vulcano sommerso Palinuro. Il momento esercitativo ha consentito al Prefetto Franco Gabrielli di esprimere, e forse per la prima volta in modo chiaro, il suo pensiero e tutta la sua preoccupazione a proposito della minaccia rappresentata non solo dai seamount tirrenici, ma piuttosto dal Vesuvio e dalla caldera Flegrea. «Manca consapevolezza, afferma il Capo Dipartimento, in zone dove tutti aspettano i piani nazionali tollerando intanto l’inurbazione che rende complicata qualsiasi pianificazione. In questi luoghi si è molto propensi a chiedere e poco propensi a fare…» [fonte].
      E’ vero! L’area vesuviana è un coacervo d’interessi e disinteressi. Gli amministratori del vesuviano, generalizzando, non usano o non osano trascrivere nelle loro agende il rischio Vesuvio, che menzionano poco o niente se non nelle manifestazioni pubbliche o in modo strumentale, perché altrimenti diverrebbero immediatamente sgraditi a una certa parte della popolazione.
      Non dimentichiamo che i sindaci della zona rossa erano sul piede di guerra alcuni mesi fa, addirittura per valutare insieme a un supervisor regionale, le azioni necessarie per garantire un po’ di cemento “ristoratore” nell’area pericolosa sottoposta a una legge restrittiva (l.rg. 21/2003) in tema di edilizia residenziale. Alcune adunanze sono servite pure per tracciare una linea comune atta ad affrontare il problema dell’abusivismo edilizio, in altre parole dei condoni, di cui si chiedevano valutazioni bonarie almeno fino all’annata del 2003.
      La maggior parte dei cittadini vesuviani invece, vorrebbero semplicemente avere la certezza che, se dovessero presentarsi segnali di pericolo da quel cono vulcanico così vicino, una qualche pianificazione di emergenza, che non osano pensare che non esista, consentirà di portare in salvo innanzitutto i loro figli.
      La solerzia delle municipalità sui doveri d’ufficio che riguardano la vigilanza sull’edilizia abusiva, sulla valutazione dei condoni e degli abbattimenti, sono misurate anche sulla base dell’efficienza delle forze dell’ordine che operano in loco e che dovrebbero assicurare il controllo del territorio. C’è disinteresse… Eppure parliamo di un rischio che ha connotazioni mondiali di allarme. Bisogna anche dire però, che mancano buoni esempi legislativi, poiché ancora adesso costruiscono in zona rossa con i soldi pubblici (legge 219), con tanto di cartello autorizzativo dell’ufficio tecnico comunale affisso sul cemento ancora fresco. Il pericolo c’è o non c’è?
      Le forze dell’ordine sono immerse in questo agone di contraddizioni perché non hanno una preparazione professionale sul rischio vulcanico e sull’analisi del territorio per esercitare un ruolo proficuo di attenti osservatori non neutrali. Che cosa sia realmente un vulcano esplosivo, con le sue colate piroclastiche e la caduta di bombe e cenere vulcanica, lo percepiscono, generalizzando, solo attraverso aneddoti e discorsi correnti e spesso inesatti captati qua e là in giro per il paese, facendosi parte diligente solo su input delle procure e mai per motu proprio. Anche il cosiddetto abuso di necessità andava fermato sul nascere, senza tentennamenti, in modo da non farlo diventare un fenomeno dai numeri inapprocciabili e di difficile risoluzione. Si tenga presente che non c’è uomo o sanatoria o legge dello Stato, che possa, attraverso atti amministrativi, condonare il pericolo che incombe sulla plaga vesuviana.
      Per sradicare il fenomeno dell’abusivismo edilizio basta visionare ogni quindici giorni qualche filmato effettuato da un drone o una fotografia satellitare comparandola con le precedenti. Se la procedura è troppo “moderna”, allora bisogna seguire i camion che trasportano calcestruzzo o terra appena sterrata. Oppure bussare alla porta di quello che ha improvvisamente innalzato lamiere o teli intorno al suo podere nascondendosi alla vista.
      A volerla dire tutta, un vigile urbano là dove c’è dovere, volontà politica e istituzionale, con un semplice motorino poteva e può tenere sotto controllo tutto il territorio di pertinenza…
      L’area vesuviana allora è un cane che si morde la coda. Non c’è via d’uscita. Anche il Dipartimento della Protezione Civile che da Salerno con le parole del prefetto Gabrielli si lancia in un j’accuse più che condivisibile contro l’inerzia dei vesuviani, ha forse qualche pecca nel dipartimentale curriculum, passato e recente, in termini di modus operandi. Non sono, infatti, lontanissimi i tempi in cui si reclamizzavano in molte trasmissioni televisive e sui giornali i piani di emergenza Vesuvio come strumento di tutela invidiatici nientemeno che dal mondo intero… così dicevano, dimenticando o forse ignorando, che senza piano d’evacuazione quello d’emergenza è carta straccia. Bisognava dire a chiare lettere poi, e già un bel po’ di tempo fa, che non c’è un’organizzazione o una pianificazione adeguata per la tutela della popolazione vesuviana, e, quindi, chi s’insedia nella zona rossa lecitamente o abusivamente, lo fa a suo rischio e pericolo. Avremmo così almeno assicurato il diritto all’informazione che è il primo anello della prevenzione. Certo, di rimando occorreva poi spiegare venti anni di commissioni e sottocommissioni per il ciarliero piano annunciato e mai materializzato e mai uscito dai cassetti… ma questa è un’altra storia che pure un giorno dovrà essere raccontata, perché i protagonisti con qualche giravolta sono sempre gli stessi. Per non parlare delle esercitazioni di protezione civile che sono state fatte calandole letteralmente dall’alto con un indice di difficoltà inferiore alla gita scolastica; oppure assegnando enfasi di esagerata importanza a eventi come la Mesimex (Major Emergency Simulation Exercise), che in realtà non ha cambiato o migliorato il mondo del rischio vulcanico e neanche quello delle emergenze in genere.
      E ancora il Dipartimento avrà pure qualche responsabilità nella recente rivisitazione dei nuovi confini della zona rossa, che in realtà hanno peggiorato la classificazione del territorio, con zone nere a distruzione totale che terminano a un passo da dove è possibile fabbricare con licenza edilizia, con norme che valgono per un comune ma non per l’altro. Una vera mestizia resa possibile da un escamotage forse della Regione Campania, chissà, che si è inventata la zona rossa ad andamento variabile.
      In questo bailamme, state pur certi che alcuni dei vecchi diciotto comuni della vecchia classificazione esclusi dalle provvidenziali postille contenute nei nuovi scenari, si faranno sentire a colpi di ricorsi amministrativi, specialmente le municipalità di Boscoreale, Pompei, Torre Annunziata, Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, su cui è stata fatta una disparità di trattamento a proposito dei territori da classificare in zona gialla di là della linea Gurioli.
      Su tutto emerge il dato che lascia veramente perplessi, che è quello della misura percettiva molto ottimistica del rischio Vesuvio da parte della gente, che invece di inalberarsi pretendendo uno straccio di piano d’evacuazione che ancora non c’è, asseconda l’andazzo omissivo premiando gli amministratori che tacciono sul pericolo, come se bastasse il silenzio per esorcizzarlo
      Dodici cittadini della zona rossa Vesuvio guidati da Rodolfo Viviani dell’associazione radicale Per la grande Napoli, hanno presentato alla corte europea di Strasburgo una denuncia contro lo Stato italiano che non assicura la tutela dei cittadini esposti al rischio eruzione con appositi ed efficienti piani d’evacuazione. Il rappresentante dei verdi ecologisti Francesco Emilio Borrelli ha parimenti presentato analoga denuncia per la zona dei Campi Flegrei, sede delle supereruzioni e del deep drilling project. Sarà interessante il trattamento che la corte di Strasburgo riserverà alle denunce italiane, soprattutto in capo al soggetto su cui affibbiare la responsabilità di tali inadempienze.
      Anche la stampa dovrebbe informarsi di più su questi rischi che mantengono sulla graticola migliaia e migliaia di persone, valutando attentamente ciò che succede nelle interazioni tra politica e mondo scientifico e mondo istituzionale.
      Anche noi abbiamo provato a denunciare alle istituzioni competenti, e non solo dalle pagine del giornale, il grave rischio che corrono gli abitanti della zona rossa Vesuvio per l’assenza di un piano di evacuazione: non è mai arrivata alcuna risposta. Allora decidemmo di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata che ha ricevuto l’atto il 14 settembre del 2011. Siamo in attesa di sviluppi… Ovviamente ogni strada è utile e da percorrere senza indugio se serve a raggiungere l’ambito risultato di una maggiore tutela della vita umana all’ombra del Vesuvio
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      • “Italia 24 ore”, 7 novembre 2013, QUI)

        RISCHIO VESUVIO A NAPOLI, I CITTADINI RICORRONO ALLA CEDU
        MA GLI ABUSI EDILIZI CONTINUANO

        Ancora un caso di abusivismo sulle pendici del Vesuvio, mentre la Cedu di Strasburgo sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso di dodici cittadini per violazione dei diritti umani, a causa della mancata attività di prevenzione dei rischi determinati dalla presenza del vulcano.
        di Fabrizio Ferrante

        I Carabinieri hanno smascherato l’ennesimo caso di abusivismo edilizio perpetrato alle pendici del Vesuvio, segnatamente nel comune di Somma Vesuviana. Gli uomini dell’Arma hanno sequestrato un capannone abusivo di 700 metri quadri, all’interno del quale erano stipati circa sei mila pneumatici.
        La vicenda si inserisce in un contesto di abusivismo dilagante da decenni, in una zona ad altissimo rischio vulcanico. A tal proposito, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, sarà presto chiamata a pronunciarsi nei confronti del nostro paese, per violazione dei diritti umani a causa della totale assenza di prevenzione dai rischi per la popolazione. Il dato di cronaca con riferimento al rinvenimento odierno, riguarda un capannone realizzato senza alcuna autorizzazione, per di più su un suolo destinato alla coltivazione. Due uomini che gestivano la struttura, usata come deposito di pneumatici da una ditta di Torre del Greco, altro comune vesuviano, sono stati denunciati dai Carabinieri.
        Dovranno rispondere dell’accusa di abusivismo edilizio. Una prassi, quella delle costruzioni abusive, che non riguarda unicamente capannoni industriali né si esaurisce con edifici tirati su senza autorizzazioni o in zone destinate ad altri scopi. Come nel caso sopra citato. Ben altre, infatti, sono le questioni su cui in sede comunitaria l’Italia sarà chiamata a rispondere. La Cedu, infatti, ha ritenuto ammissibile il ricorso presentato da dodici cittadini dell’area vesuviana per violazione dei diritti umani. Secondo i ricorrenti la mancanza di prevenzione, l’assenza di esercitazioni e la mancanza di un piano serio di evacuazione, rappresentano gravi omissioni punibili dalla corte di Strasburgo. A tutto ciò vanno aggiunte vie di fuga praticamente impercorribili, in quanto occluse da costruzioni abusive che nel corso degli anni sono state quasi completamente sanate attraverso condoni edilizi.
        Il Vesuvio è vivo e tornerà a far sentire i propri effetti, non si tratta di se ma di quando. Il ritardo delle istituzioni, locali e nazionali, ha fatto sì che nel tempo la “zona rossa” fosse estesa a due municipalità di Napoli, comprendenti quartieri altamente popolati come Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio e, a buon peso, un ospedale. A queste zone vanno aggiunti i comuni dell’area vesuviana che, in assenza di interventi, rischiano di trasformarsi in nuove Pompei del 79 d.C. Il tutto in una regione – e in particolare in una città come Napoli – che annovera un’altra pericolosa minaccia vulcanica, rappresentata dalla caldera dei Campi Flegrei. Ma questa è ancora un’altra storia.

      • “Hyde Park”, 25 dicembre 2013, QUI

        RISCHIO VESUVIO: LA SOLUZIONE E’ IN UN PIANO GIUDIZIARIO?
        di MalKo

        Il Vesuvio cattura sempre un certo interesse per le possenti energie che racchiude nel grembo litosferico sormontato da una platea di settecentomila persone. I vesuviani in parte sono consapevoli del rischio a cui sono sottoposti vivendo in zona rossa, ma nella maggioranza dei casi le idee sul vulcano localmente sono molto confuse e tendenti giocoforza a sottostimare quello che realmente potrebbe accadere se il Vesuvio dovesse porre fine alla sua annosa quiescenza.
        Il vulcano oggi sonnecchia… in qualsiasi momento però, anche ora mentre si legge, la terra potrebbe iniziare a tremare sotto i piedi e allora l’angoscia assurgerebbe a sentimento diffuso. La fame di notizie sull’interpretazione da dare al fenomeno sussultorio attanaglierebbe tutti. Corrucciati, si guarderà verso la montagna che non è montagna, sperando che il tremore crostale appena avvertito sia semplicemente un colpo isolato, un assestamento gravitativo, un evento tettonico appenninico, incrociando le dita acchè non sia invece l’inizio della furibonda ascesa della lava in superficie che fratturerebbe e s’insinuerebbe con tempi incerti nelle rocce che la costipano da decenni, per aprirsi roboante un varco in superficie, spazzando via tutto il gravame litoideo sugli inveterati uomini che ne affollano le pendici.
        Tutti avrebbero dovuto interiorizzare che il problema Vesuvio è rappresentato dal fatto tutt’altro trascurabile che non è possibile prevedere quando avverrà un’eruzione e di che tipo questa sarà. L’incognita geologica avrebbe dovuto rendere insostenibile la conurbazione che è stata invece perpetrata intorno al vulcano che svetta isolato e accerchiato dai palazzi. Un dato noto, anche se i tentativi di porre di nuovo mano al cemento sono numerosi e solo un personale inconveniente giudiziario ha fermato di recente il sindaco di Sant’Anastasia, capofila di altri comuni pronti alla sommossa in nome di un territorio da sanare con condoni e da mettere in sicurezza non già con la politica degli spazi, ma con nuovo cemento ristoratore che fortifica e munifica pure l’economia zonale. A voler essere veramente sintetici, diremmo che tale cordata voleva o vuole dare spazio alla politica della cicala senza temere alcun inverno vulcanico…
        L’edificazione nel vesuviano è stata perpetrata senza scrupoli da amministratori che hanno cavalcato, generalizzando, una scienza a volte disarticolata e servizievole che ben poco ha fatto per frapporsi alla spinta speculativa del cemento. I moniti circa la necessità di prestare maggiore attenzione al rischio Vesuvio arrivano da isolati cattedratici nostrani e soprattutto dall’estero come di recente è avvenuto attraverso le parole del Prof. Nakada Setsuya dell’Università di Tokyo.
        In nome della pseudo necessità di non allarmare il popolo napoletano, sono state invece rilasciate nel tempo e da più parti troppe dichiarazioni confortanti, come quella sui tempi di previsione di un’eruzione del Vesuvio, “diagnosticabili” addirittura mesi prima dell’evento. Bisognerebbe dare un peso alle parole, che nel nostro caso hanno trasformato un rischio da inaccettabile ad accettabile.
        Nelle bozze di piano d’emergenza che si sono susseguite nel corso dell’ultimo ventennio, da una previsione di previsione eruzione ottimisticamente misurata a mesi, si è passati a settimane e poi alle attuali settantadue ore di preavviso che deve essere anche il tempo a disposizione per allontanarsi lestamente dal vesuviano. Dal mondo istituzionale si auspica addirittura che si trovino sistemi e risorse per evacuare in un tempo massimo di ventiquattro ore.
        Il rischio di una previsione fallace, infatti, purtroppo esiste e sussiste perché l’indice di attendibilità previsionale di un’eruzione può essere tentata nel momento in cui si presentano i prodromi pre eruttivi, e potrebbe rivelarsi un inaccettabile azzardo in un senso o nell’altro, se la previsione dovesse snodarsi su tempi troppo lunghi (settimane).
        Che la struttura scientifica dell’Osservatorio Vesuviano possa essere sottoposta a stress decisionale è normale e lo ipotizzammo il 9 ottobre 1999 in seguito ad un evento sismico di 3.6 Richter centrato sul bordo meridionale del Vesuvio. Serpeggiò il panico tra gli abitanti con amministratori comunali esagitati che pretendevano con affanno notizie precise dalla struttura di sorveglianza e dalla Prefettura di Napoli. Nessuno aveva certezze, e proprio l’assenza d’informazioni cristallizzò l’angoscioso momento che si sciolse solo dopo che ritornò una perdurante pace sismica.
        Il terremoto del 1999 fu il più forte avvertito in area vesuviana dal 1944 e anche il più istruttivo per chi studia le problematiche legate al piano d’evacuazione e la reazione delle istituzioni tecniche e amministrative nei momenti di crisi. In quei frangenti ricordiamo bene, molte famiglie preferirono intanto cambiare subito aria…
        Oggi, un’eventuale anomalia dei valori chimici e fisici del Vesuvio (parametri controllati) sarebbe segnalata con la linea telefonica rossa dall’Osservatorio Vesuviano al Dipartimento della Protezione Civile che convocherebbe la commissione grandi rischi per adottare presumibilmente su indicazioni politiche le decisioni necessarie per affrontare l’emergenza nazionale. Una catena comando non sappiamo quanto veloce, ma sappiamo che lo deve essere se si opta per un margine di ventiquattro ore a disposizione per allontanare inizialmente settecentomila persone dalla zona rossa…
        Se i politici e gli amministratori e le istituzioni scientifiche, e non solo quelle, riflettessero sui fatti, concorderebbero nelle conclusioni che la fortuna dei vesuviani è stata fino ad oggi la clemenza geologica e non la lungimiranza di chi per ruolo amministrativo e dovere istituzionale avrebbe dovuto mettere in sicurezza un territorio che potrebbe essere invaso da flussi piroclastici con temperature da forno e velocità da fuoriserie.
        I giornali stranieri parlando del Vesuvio lo classificano come una bomba a orologeria. Purtroppo è così, anche se non udiamo il ticchettìo e non vediamo le lancette. Il Vesuvio come tutti i vulcani esplosivi ha un indice di pericolosità zero in fase di quiescenza e quasi cento nel momento dell’eruzione con un picco di pericolosità massima che si raggiunge in concomitanza del collasso della colonna eruttiva.
        Le autorità scientifiche chiamate in causa dal dipartimento della protezione civile, hanno ritenuto plausibile e statisticamente possibile il risveglio del vulcano con una tipologia eruttiva massima attesa del tipo sub pliniana, cioè simile a quella che devastò la plaga vesuviana nel 1631. Partendo da quest’assunto, la commissione grandi rischi di recente ha deciso di adottare la demarcazione offerta dalla linea nera Gurioli, per definire i limiti di maggior pericolo (R1) su cui gli amministratori locali e regionali devono focalizzare la loro attenzione preventiva di tutela piuttosto che quella cementizia.
        Occorre poi rilevare che, se invece di un’eruzione sub pliniana, il Vesuvio ridestandosi dovesse offrire il meglio di se con una fenomenologia pliniana, il risultato sarebbe una tragedia di proporzioni belliche, favorita in questo caso e strano a dirsi, proprio dall’attuale perimetrazione del pericolo che, di fatto, ne esclude altre.
        Purtroppo non è possibile al momento e ragionevolmente preparare un piano di evacuazione anti pliniana che comprenderebbe l’area metropolitana di Napoli, perno di tutto il problema. Rimanere nel solco di una stima eruttiva sub pliniana allora, bisogna dirlo chiaramente, è stata una scelta non garantista in assoluto, ma certamente obbligata e mediata come tutte le perimetrazioni a rischio che hanno a che fare con problemi naturali in gran parte e come in questo caso ancora imprevedibili.
        Alcuni cittadini del vesuviano e il politico radicale Marco Pannella hanno di recente presentato un ricorso alla corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, contro lo Stato italiano che non ha messo in atto strumenti adeguati di tutela dei cittadini esposti al rischio vulcanico in zona vesuviana.
        In realtà la consapevolezza delle inadempienze istituzionali riguardanti i piani di evacuazione a fronte del rischio Vesuvio dovrebbe essere un argomento già noto almeno alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata che nel 2011 ha ricevuto nel merito un esposto in cui si richiamavano a proposito del rischio Vesuvio, alcuni concetti di un qualche interesse come il principio di precauzione oggi particolarmente evocato e diffuso.
        Intanto la trasmissione televisiva crash del 5 dicembre 2013, ha mandato in onda su RAI 3 approfondimenti sul rischio Vesuvio. E’ stato sicuramente un programma che ha fornito chiari indizi sulle problematiche che riguardano i piani di evacuazione. Per far emergere le incongruenze però, bisognava spostarsi non già nella sede del mediatico dipartimento della protezione civile o nello studio dell’assessore regionale Prof. Edoardo Cosenza, bensì nei municipi della zona rossa Vesuvio per farsi dire dai sindaci in quali cassetti sono riposti i piani d’evacuazione comunale di cui accenna l’assessore Cosenza nell’intervista televisiva
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      • Blog “Rischio Vesuvio”, 15 aprile 2014, QUI

        RISCHIO VESUVIO E PIANI DI EMERGENZA: LA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO INDAGA
        di MalKo

        La corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, ha preso in seria considerazione la denuncia presentata da dodici cittadini della zona rossa Vesuvio, contro lo Stato italiano che non garantirebbe adeguatamente la sicurezza dei vesuviani. La corte ha reso agibile una corsia preferenziale per trattare l’argomento con urgenza, e inoltre ha deliberato che entro il 12 maggio 2014 l’Italia dovrà presentare prove che dimostrino con certezza che i cittadini sono realmente protetti da seri strumenti organizzativi, come il piano di evacuazione. Aspettiamo… Sarà d’oltralpe un pronunciamento o forse un anelito di giustizia su una questione delicata, che in Italia purtroppo non trova sponde.
        Il piano di evacuazione a oggi non esiste. In seguito all’ultimatum imposto da Strasburgo, molto probabilmente gli enti competenti, primi fra tutti il Dipartimento della Protezione Civile, recupereranno dai famosi cassetti un po’ di carte, probabilmente con una netta prevalenza di fogli dattiloscritti contenenti disquisizioni scientifiche che si accavallano da oltre venti anni, e le mappe della nuova perimetrazione della zona rossa. Per i vertici dipartimentali, infatti, il piano d’emergenza è soprattutto quello…
        I giornali non hanno dato grande enfasi alle notizie provenienti da Strasburgo: d’altra parte e in alcuni casi, sono gli stessi giornali che in assenza di un giornalismo investigativo, per decenni ci hanno propinato efficienza e pietre miliari a proposito della sicurezza in area vesuviana. Gli amici sono amici… D’altra parte bastava riflettere sulla incredibile campagna stampa che fu orchestrata contro il Tribunale dell’Aquila all’indomani del tragico terremoto del 6 aprile 2009. Se ne scrissero di tutti i colori a proposito dell’inquisizione e di martiri e di processi alle streghe e di una brutta pagina da medioevo per una condanna che era pronunciata contro gli scienziati rei di non aver previsto il terremoto. I giudici di quella sentenza storica dimostrarono e dimostrano con il prosieguo delle indagini, spalle forti, competenza e soprattutto tanto coraggio.
        In rete invece, fino a qualche giorno fa le notizie giornalistiche hanno profuso articoli che trattavano l’argomento piani d’emergenza, sulla scorta di un piccolo gruzzoletto che la Regione Campania si appresta a versare nelle asfittiche casse dei comuni campani, affinché questi siano invogliati a stilare i piani di emergenza comunali. Ovviamente nell’area vesuviana e flegrea è previsto qualche soldo in più per l’oggettiva complessità dei rischi da prendere in esame.
        Questa pioggerellina di denari che conta soprattutto contributi della comunità europea, purtroppo servirà poco. Il problema principale delle politiche di sicurezza, infatti, è che per loro stessa natura dovrebbero avere una connotazione multidisciplinare. La protezione civile invece e in genere, è relegata a ultimo ufficio comunale che deve starsene buono e non deve impicciarsi delle cose che transitano e stazionano negli uffici che contano, soprattutto in quello tecnico.
        In molti casi allora, l’addetto alla protezione è costretto ad arrovellarsi il cervello per trovare stimoli a un’attività di fatto dormiente, che si estrinseca nella noiosa e inutile compilazione di questionari inviati da altri uffici amministrativi sovra comunali, che hanno gli stessi problemi di irrilevanza funzionale. Nella migliore delle ipotesi allora, si gestisce con alterne fortune il volontariato…
        In una zona a rischio colate piroclastiche, torrenti di fango e pioggia di cenere e lapilli e ancora bombe vulcaniche e sommovimenti sismici, senza certezze previsionali, lo sviluppo sostenibile che tutti inquadrano sempre e solo nel cemento, doveva adeguarsi alle necessità dei piani di evacuazione, e non viceversa. Invece, si è sempre pensato a quello che si costruiva piuttosto che al dove si costruiva. Il piano di emergenza ha tentato appena di correre dietro al cemento, ma ha subito desistito com’è successo nel più affollato dei comuni vesuviani.
        Gli amministratori comunali e provinciali e regionali dall’orecchio prevenzione non ci sentono proprio. Velina, vetrina e propaganda, hanno caratterizzato fin qui il loro operato di mitigatori del rischio Vesuvio ed elaboratori di piani d’emergenza e di evacuazione. Che ci siano migliaia e migliaia di domande di condono da vagliare in area vulcanica poi, francamente è inconcepibile e opacizza l’operato di chi per ruolo avrebbe dovuto controllare il territorio per evitare una crescita esponenziale del valore esposto…
        Alla Regione Campania c’è stata battaglia sul finire di marzo di quest’anno, dettata dall’approvazione del nuovo regolamento paesaggistico e in particolar modo dal contestatissimo articolo 15. Un disposto che potrebbe aprire le porte a un po’ di cemento anche nella zona rossa Vesuvio, attraverso la possibilità di ampliare le cubature delle residenze da ristrutturare in nome della sicurezza.
        Chissà se l’assessore Edoardo Cosenza era presente su quelle barricate e da quale parte gravava il suo peso di responsabile della protezione civile. Il professore inoltre, ci fa sapere che per il rischio eruttivo dei Campi Flegrei bisognerà valutare anche una possibile evacuazione totale o parziale, della zona di Chiaia e Posillipo.
        Per quanto riguarda i chiarimenti richiesti da Strasburgo, Edoardo Cosenza esprime soddisfazione perché finalmente alcuni cittadini hanno chiesto il piano d’evacuazione (nessuno lo chiedeva prima), dimostrando un sano interesse civile. Poco importa che la richiesta è pervenuta per la strada più lunga e in lingua francese col suggello di una corte di giustizia per i diritti dell’uomo

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  22. AGGIORNAMENTO del 14 febbraio 2014:
    E’ stata approvata la nuova tabella dei gemellaggi tra i comuni vesuviani e le regioni d’Italia.
    Ne ho scritto QUI.

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    Commento originale del 20 dicembre 2013:

    DOVE ANDARE IN CASO DI ALLARME VESUVIANO? IL PIANO DI EMERGENZA REDATTO NEL 1995 PREVEDE DEI GEMELLAGGI TRA I COMUNI DELLA “ZONA ROSSA” E LE REGIONI ITALIANE, MA CON LA NUOVA ZONA ROSSA DELINEATA NEL 2013, CAMBIANO ANCHE I GEMELLAGGI, SUI QUALI TUTTAVIA C’E’ ANCORA CONFUSIONE.

    “Corriere del Mezzogiorno”, 14 dicembre 2013, QUI

    Gemellaggi tra città e regioni
    «CHI VIVE A NOLA VA IN VAL D’AOSTA». DOVE FUGGIRE SE ERUTTA IL VESUVIO
    Aggiornato il piano, deciderà la Commissione Unificata
    di Angelo Lomonaco

    NAPOLI — Per fortuna sul Vesuvio si sta intensificando soltanto l’attività dialettica e non quella eruttiva o sismica. Giovedì c’è stato un convegno a Napoli, nella redazione del periodico Il Fiore Uomosolidale, sul tema «Intervista al Vesuvio: vulcano o montagna?», con Giuseppe Mastrolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano. Venerdì 20 [RINVIATO AL 24 GENNAIO 2014], invece, si discute di «Zona rossa e sviluppo dell’area vesuviana» nella sala congressi del Santuario di Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia, iniziativa organizzata da Vesuvio Hub in collaborazione con il periodico L’Ora Vesuviana e l’associazione SviMeu. E probabilmente la voglia di dibattere è cresciuta anche perché sta per approdare in Conferenza Unificata (sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città e autonomie locali) il nuovo piano di emergenza per il rischio Vesuvio.
    NUOVO PIANO DI EMERGENZA – L’aggiornamento, in realtà approntato a inizio anno, richiede il placet della Conferenza perché sono stati rivisti l’elenco dei Comuni in Zona rossa e anche la mappa dei gemellaggi, cioè di Regioni e Province autonome che dovrebbero ospitare i campani evacuati.
    LA GEOGRAFIA DEGLI SFOLLATI – Mentre si sa da mesi che i Comuni inclusi nella zona di massimo rischio sono passati da 18 a 24, più parte di Napoli, non si conosceva la nuova ripartizione delle destinazioni per i possibili fuggitivi. Compresi i cittadini di Nola che potranno mettersi in salvo in Valle d’Aosta (dove prima andavano i residenti a Ottaviano, dirottati adesso nel Lazio), quelli di Palma Campania destinati a raggiungere il Friuli, mentre da Poggiomarino è prevista l’evacuazione nelle Marche, da San Gennaro Vesuviano in Umbria, da Scafati in Sicilia, da Pomigliano d’Arco nel Veneto e dai quartieri napoletani esposti al massimo a rischio, cioè Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, nel Lazio. Forse per l’inserimento dei nuovi Comuni, forse per altri imperscrutabili motivi, intanto, rispetto alle mappe precedenti cambiano molte destinazioni. Qualche esempio. Da Boscoreale nel 1995, poi nel 2001, successivamente nel 2006, era prevista l’evacuazione in Puglia: ora la meta-salvezza è in Calabria. Da Torre Annunziata, al contrario, finora era previsto che ci si mettesse in salvo in Calabria, ora si dovrà fuggire in Puglia. Gli abitanti di Torre del Greco nel ’95 erano destinati in parte in Sicilia e in parte in Sardegna; nel 2001 e nel 2006 solo in Sicilia; con l’aggiornamento 2013 dovranno evacuare verso la Lombardia. Da Somma Vesuviana, invece, nei piani del 1995, del 2001 e del 2006 era previsto lo spostamento in autobus verso l’Abruzzo: per loro la destinazione è oggi la Lombardia. Eppure proprio i sommesi sono stati protagonisti della prima prova di evacuazione alla fine del 1999. Quattordici anni fa. In quell’occasione arrivò a sorpresa anche Franco Barberi, allora sottosegretario alla Protezione civile. L’esperimento coinvolse centocinquanta famiglie, meno di mille persone. che furono trasportate in autobus ad Avezzano. Ci furono parecchie polemiche, e Barberi rispose agli altri sindaci che era stata scelta Somma Vesuviana perché era «una delle poche cittadine che si era dotata del piano di viabilità, richiesto da tempo». Barberi e il prefetto Romano annunciarono che dal gennaio 2000 sarebbe stata organizzata «una prova-campione al mese». Ben sette anni dopo, a fine ottobre 2006, si tenne quella che Guido Bertolaso, allora a capo della Protezione civile, definì «la più grande simulazione mai entrata in scena finora».
    MESIMEX – L’esercitazione, denominata «Mesimex», interessò i 18 Comuni vesuviani inseriti nella fascia rossa con il trasferimento simulato di tutti gli abitanti dell’area: 550 mila persone. In realtà le persone coinvolte furono circa 2.500, tra cittadini, volontari, forze dell’ordine e personale sanitario. E la prova ruotò principalmente — di nuovo — intorno a Somma Vesuviana e ad Avezzano, in Abruzzo, come meta dei sommesi da sfollare. Qualche altra iniziativa, di dimensioni molto contenute, c’è stata anche in seguito. Ma l’attività in area vulcanica e in Zona rossa è stata prevalentemente dialettica e cartacea. L’evacuazione richiederebbe una grande e meticolosa organizzazione, a cominciare dai piani di viabilità e da un’adeguata segnaletica stradale. Mai vista. Del resto non sembra che le amministrazioni municipali siano particolarmente preoccupate di predisporre tutto il necessario in caso di una vera evacuazione e di farlo rapidamente. L’Anas, invece, nello scorso settembre ha approvato il progetto esecutivo relativo alla Statale 268 del Vesuvio, finanziato con fondi europei per 54 milioni grazie alla Regione Campania. L’obiettivo è saldare il grande anello stradale intorno al Vesuvio, che con lo svincolo di Angri unisce la statale all’autostrada, opera fondamentale per il piano Vesuvio. I lavori saranno completati entro il 2015. Nel frattempo, nei prossimi giorni, la Conferenza Unificata distribuirà i fondi per l’accoglienza dei vesuviani sfollati
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    La vecchia mappa dei gemellaggi, dal website della Protezione Civile (20 dicembre 2013):

  23. Pingback: Marco Pannella e il rischio Vesuvio | Paesaggi vulcanici

  24. Tavola rotonda “Protezione Civile è Territorio”,
    martedì 18 febbraio 2014, 17h30,
    presso il Teatro Sant’Anna (via Madonna del Principio, Torre del Greco, Napoli).

    Relatori:
    Gennaro Cuomo (EDiMaS),
    Giovanna Martini (Consulta Nazionale Protezione Civile Cgil),
    Antonio Crispi (Funzione Pubblica Cgil),
    Salvatore Visone (Polizia Municipale di Torre del Greco),
    Giovanni Ciancio (Consulta Nazionale Protezione Civile Cgil),
    Francesco Geri (Consulta Nazionale Protezione Civile Cgil),
    Gianluca Daniele (Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli);

    moderatore Giuseppe Coduto (Comitato Tecnico Scientifico di EDiMaS)

    EDiMaS: website + fb

    • L’8 febbraio 2014 la pagina fb “Rischio Vesuvio: informiamoci e attiviamoci” ha chiesto maggiori informazioni. Eccole:

      Riceviamo: È una tavola rotonda pubblica sulle questioni riguardanti la protezione civile. Ci saranno tre rappresentanti del dipartimento nazionale di protezione civile.
      Alla fine della discussione uscirà un documento da presentare a prefettura, regione ed anci su ciò che deve essere fatto o migliorato in tema di reale sicurezza dei cittadini.
      Naturalmente si parlerà anche dell’iniziativa m5s sul rischio vesuvio e campi flegrei e di cosa manca a livello territoriale: piano di rischio idrogeologico, piano d’evacuazione, etc. etc.
      Crediamo sia fondamentale che i cittadini prima di ogni cosa debbano essere INFORMATI E FORMATI.
      Non possiamo che condividere
      .

  25. “Il mediano”, 29 marzo 2014, QUI

    SAN GIUSEPPE VESUVIANO, DIBATTITO PUBBLICO SU “RISCHIO VESUVIO: EMERGENZA, PREVENZIONE E OPPORTUNITA'”
    L’incontro, organizzato dal Collettivo Vocenueva, Lista Libera SGV, Sinistra Ecologia Libertà e dal mensile Laboratorio Pubblico, si terrà questa sera presso il Centro giovanile di via Croce Rossa.
    di Com. Stampa

    Sabato 29 marzo, alle ore 18:30, presso il Centro Giovanile in Via Croce Rossa, si terrà un dibattito pubblico organizzato dal Collettivo Vocenueva, Lista Libera SGV, Sinistra Ecologia Libertà e dal mensile Laboratorio Pubblico. Interverranno il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano, il giornalista Antonio Corbo ed il Senatore Giuseppe De Cristofaro (membro Commissione Antimafia, Giustizia ed Esteri). Verranno esaminate le criticità e le incongruenze del “Piano nazionale d’emergenza”, recentemente emendato dal Governo, le opportunità e le attività che cittadini e istituzioni locali sono chiamati a porre in essere, anche alla luce dal recente bando regionale che ha stanziato 14 milioni di euro per i comuni coinvolti per interventi finalizzati alla definizione di un piano di protezione civile.
    Secondo uno studio del prof. Mastrolorenzo e della collega Lucia Pappalardo pubblicato sulla rivista scientifica Nature, il nostro piano d’emergenza stima che la prossima eruzione del Vesuvio sarà dieci volte inferiore a quella pliniana. Purtroppo però ci si basa su modelli vulcanologici molto carenti che tendono a sottostimare le prossime eruzioni. Per la zona del Vesuvio è stato approntato un piano di emergenza inadeguato, che prende in considerazione la possibilità di un’eruzione intermedia.
    “L’adeguamento del Piano nazionale d’emergenza passa soprattutto dai cittadini e dalle istituzioni locali – spiega Agostino Casillo, capogruppo in consiglio comunale – è necessario informare e fare rete affinché questo documento del 1995, oramai obsoleto, venga aggiornato alle nuove esigenze e in base a recenti dati scientifici”. Antonio Borriello, consigliere del medesimo gruppo consiliare, aggiunge : “è assurdo per noi cittadini che viviamo nella cosiddetta zona rossa non essere a conoscenza e ignorare le modalità operative e le criticità di questo Piano. Le amministrazioni comunali devono fare molto di più nell’azione di sensibilizzazione e di informazione ai cittadini”
    .

  26. “Parallelo 41”, 10 aprile 2014, QUI

    RISCHIO VESUVIO: QUELLO CHE I SINDACI NON FANNO
    I piani di emergenza toccano ai primi cittadini. Le responsabilità della Regione e quel bando appena scaduto
    di Cinzia Craus

    Il Vesuvio erutta. Moriremo tutti e nessuno fa niente. Il vulcano è in stato di emergenza e nessuno ci avverte. Il Governo, il Dipartimento della Protezione Civile, gli esperti di tutto il mondo, le cavallette, la peste, e bla bla bla bla.
    Non passa giorno che in rete, ma anche sulla carta stampata e sugli altri media non passino notizie sconvolgenti sul disastro che prima o poi e di soppiatto ci pioverà addosso dal cielo, ovviamente solo a noi napoletani, unici ignari e di ciò che ci aspetta e di cosa e come fare per salvarci.
    Oddio cosa ci aspetta, nelle versioni più pittoresche e catastrofiste possibili – non perché non ci sarà una catastrofe quando sarà, ben inteso, nessuno nega le potenzialità del vulcano (e aggiungerei, non solo le sue, anche quelle della caldera dei Campi Flegrei, o, senza ricorrere ai nostri mostri sacri, quelle in generale di madre natura, dai terremoti alle alluvioni, passando per le mareggiate, i dissesti, le frane, così come quelle che noi stessi fomentiamo, dal rischio biologico a quello urbano, a quello chimico e via discorrendo) – diciamo che grazie alla profusione massiva di documentari, simulazioni, interviste – sempre molto settate e morbosamente arricchite dei particolari più devastanti – più o meno ormai lo sappiamo, moriremo tutti, così pare. Il che a mio modesto parere dovrebbe generare, insomma, davanti all’ineluttabilità del fatto, una catarsi religiosa: tutto il popolo napoletano, anzi, campano, capo chino e cosparso di cenere, dovrebbe sin da adesso cominciare a pentirsi delle proprie colpe e magari, chissà, talvolta gli dei ci ascoltano, riabilitare una fede antica dei luoghi, quella che racconta ne “La Pelle” il buon Curzio Malaparte, nel terribile dio Vesuvio, offrendogli in dono sacrifici ed opere, sì da dissuaderlo dai suoi nefasti propositi. O più razionalmente dovrebbe produrre un esodo in massa. Da questa terra che ci dà solo dolore e disperazione e miseria, dove non c’è casa, non c’è lavoro, non c’è cibo – è avvelenato, la camorra, la mafia, i cinesi (sì sono oramai anche qui).
    A dire il vero si provò anche, ad incentivare l’esodo. Certo poco e male. E quel che c’è da dire è che per matrigna che sia questa terra che ci accoglie, da noi stessi spesso violentata e vituperata, pochi popoli sono così morbosamente legati al territorio in cui sono nati e cresciuti come i napoletani.
    Si provò anche a lottare contro una certa crescita abusiva endemica delle nostre zone. Poco e male. Ci sono molte battaglie che politicamente non pagano.
    La protezione civile è una di queste. Un piano di emergenza, di evacuazione, di messa in sicurezza, non rende, non si vede, se si vede fa paura.
    E però. Ci sono molti però.
    Mi rendo conto mentre sto scrivendo che sto nel mezzo, nel bel mezzo di un cane che si morde la coda. Me ne rendo conto perché dovrei spiegare a cosa serve un piano di emergenza, riferirmi magari proprio al tanto vituperato e odiato piano nazionale di emergenza per il Vesuvio – di cui si prendono stralci a caso, senza mai indagarne il senso pieno, quelli che angosciano solo, solamente quelli, spiegarlo perché non lo si conosce, e quindi non lo si comprende, e penso che sarebbe una noia mortale, che nessuno leggerebbe (non paga), meglio l’allarme, o l’apocalisse, o l’esodo, quello sì che si legge, o le chiacchiere, una battuta, la dimenticanza. La rimozione.
    O il lamento.
    Ecco se c’è un’altra cosa che i napoletani, i campani, ma il fenomeno è in grande espansione, sanno fare bene è lamentarsi. E prodursi in invettive, cercare colpevoli. Senza mai informarsi.
    Lo capisco. Capisco che informarsi è complesso, specie su argomenti che possono essere tecnici, scientifici. Capisco anche che può essere difficile. Sappiamo googolare qualsiasi ricerca astrusa, ma chissà perché pensiamo che cose come queste, un piano di emergenza, che ci riguarda, non lo troveremo mai, chissà dove è nascosto. Capisco anche che magari vorremmo, e non ci crederete, a buon diritto, ci spetta, un’informazione più semplice e diretta, che è vero, manca, specie nei dettagli, in ambito locale, cosa faccio? cosa devo fare? quando?
    Il problema è che questa informazione non può darcela nello specifico il governo, il Dipartimento o San Gennaro. E neanche il supergeologo americano o chi per lui. L’informazione alla popolazione è onere – per legge – del sindaco. E quella informazione viene a valle della redazione di un piano comunale di emergenza. Comunale. Per legge (L. 100/12, ma in realtà già dalla L. 225/92). Che recepisce le indicazioni della pianificazione nazionale (nel caso Vesuvio – a livello centrale si è fatto, e rifatto quanto di propria competenza e anche di più) o regionale (in altri casi), e su tali indicazioni formula la strategia interna al territorio. Quel piano comunale che (60% dei comuni campani) non si fa perché non paga. Perché non si vede, perché non si legge, perché non è un documentario e non grida Allarme! Soldi spesi male.
    E allora eccolo il cane che si morde la coda. Ci sono informazioni che noi non abbiamo perché non ci vengono date e non ci vengono date perché non ci interessano. Così non sappiamo.
    Non sappiamo che è il sindaco (spesso non lo sa neanche lui) la prima autorità di protezione civile sul territorio. Non sappiamo che è lui che deve provvedere, attraverso i suoi uffici, alla redazione dei piani di emergenza comunali. Non sappiamo che è lui a doverci informare. Non sappiamo che è a lui che dobbiamo chiedere.
    E non sappiamo che: mentre la Commissione Vesuvio lavorava all’aggiornamento del Piano Nazionale di Emergenza Vesuvio, mentre il Dipartimento della Protezione Civile invitava tutte le regioni a fornire, entro il 31/12/12 – a seguito di propria specifica nota del 12/10/12, l’elenco dei comuni dotati di pianificazione di emergenza e contestualmente, in ottemperanza alla legge (sempre la legge 100/12 che indicava il termine di 90 gg dall’entrata in vigore quale data ultima per dotarsi del suddetto strumento obbligatorio di pianificazione), ne intimava la realizzazione, la Regione Campania, unica regione italiana a non aver fornito un elenco nominativo dei comuni, ma solo dei numeri e delle percentuali, grazie a finanziamenti europei (FESR) per un POR 2007-13, approvato dalla Commissione Europea nel settembre 2007, deliberava il 27/05/13 lo stanziamento di un fondo di 15 milioni di euro da distribuirsi – previa partecipazione ad apposito bando, espresso con decreto dirigenziale del 29/01/14 e reso pubblico attraverso il BURC del 03/02/14 – a comuni e province, non dotate di piano o dotate di piano non aggiornato e non omologato, con particolare riferimento ai paesi del vesuviano, ivi compresa la realizzazione di campagne informative per la popolazione.
    Non sappiamo che questo bando scadeva il quattro aprile. E non sappiamo se il nostro sindaco, quello di uno dei tanti comuni che verrà sepolto dalla lava senza che nessuno abbia il tempo neanche di alzare gli occhi al cielo (sigh), che “i soldi per fare il piano non ci sono”, a quel bando ha partecipato, se lo ha fatto bene – bisogna saperlo fare, se quei soldi arriveranno o se, come tanti altri, torneranno in Europa, questa Europa che ci ha distrutto, impoverito, che ci bastona e ci divora.
    Non glielo abbiamo chiesto. Non glielo chiederemo. E lui lo ha visto?
    Ecco per completezza di informazione il bando della regione era sul BURC (strumento di informazione per cittadini ed enti) n. 9 di quest’anno, leggibile a tutti i cittadini dal sito della Regione e c’era l’avviso sullo stesso sito
    Il piano Vesuvio, in forma completa, è leggibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (dal link si accede alla pagina sul Vesuvio, a destra ci sono i link al piano e alle modifiche con relativi dossier di studio), e sullo stesso sito potete trovare anche informazioni, in tempo reale, sullo stato del vulcano, dei vulcani, sulle leggi in materia, sulle responsabilità, su chi fa che e quando.
    C’è anche un link della protezione civile dove invece potete leggere l’esito della nota fatta dal Dipartimento alle Regioni in materia di piani comunali, il sollecito a rispondere ad una legge di stato.
    Ah! Il sito della Regione ha un servizio gratuito, per tutti: la newsletter. Potete anche iscrivervi.
    Si chiama trasparenza. È legge. Siamo noi che non alziamo i veli. L’informazione esiste, basta volerla.

    P.s. Dopo bisogna chiedere, ovvio. E chiedere (anche lamentarsi), a gran voce, che chi ci amministra (chi per che, ognuno per le sue funzioni) lo sappia fare. Che si informi.

  27. Pingback: Il Vesuvio alla Corte di Strasburgo | Paesaggi vulcanici

  28. Convegno
    “Il rischio sismico nell’area vesuviana e flegrea”
    UniCredit, Napoli, 15 aprile 2014

    Con:
    Edoardo Cosenza, Gaetano Stella, Giuseppe Della Rocca, Andrea Maniscalco, Massimo Rastrelli, Guglielmo Emanuele, Giuseppe Luongo


    (Fonte)

    In questa occasione, l’assessore regionale Cosenza ha dichiarato:

    VULCANO DEI CAMPI FLEGREI, LA ZONA ROSSA SI ESTENDERA’ A POSILLIPO E CHIAIA
    L’assessore Cosenza: «Questo perché la bocca eruttiva potrebbe spostarsi verso Fuorigrotta»
    Vulcano dei Campi Flegrei

    Anche la city di Napoli è minacciata da magma, lapilli e cenere. Il nuovo piano di evacuazione e rischio vulcanico per l’area dei Campi Flegrei, che sarà pronto a fine luglio, comprenderà anche Posillipo e parti di o tutta Chiaia. Lo ha reso noto l’assessore alla protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza, nel corso di un convegno sul rischio vulcanico a Napoli.
    LA BOCCA ERUTTIVA – Lo scenario dei Campi Flegrei è complicato poiché la bocca eruttiva storicamente si è aperta in posti molto diversi mentre sul Vesuvio è più nota. Dalla storia degli ultimi 4mila anni, è probabile che si apra una bocca eruttiva spostata più verso Fuorigrotta, che estenderebbe così la zona rossa ad altre parti di Napoli che, oltre ad Agnano, Bagnoli e Fuorigrotta, comprenderebbe anche Posillipo e parti di o tutta Chiaia. «L’allargamento delle aree di rischio – ha spiegato Cosenza – è importante per garantire un’evacuazione a costo dello Stato anche nelle zone della città di Napoli che potrebbero essere interessate dallo scavalco dei flussi»
    .
    (Fonte)

  29. Pingback: Vesuvio 70: vesuviani che parlano del vulcano | Paesaggi vulcanici

  30. Arguta riflessione. Il Big one californiano e l’eruzione del Vesuvio effettivamente sono le due catastrofi maggiormente attese dal mondo intero, o comunque quelle che rappresentano nell’immaginario collettivo e per antonomasia i terremoti e le eruzioni vulcaniche. Dei simboli insomma… Sarebbe interessante una comparazione degli atteggiamenti e degli stati d’animo delle rispettive popolazioni così come l’organizzazione in termini di prevenzione che le autorità d’oltre oceano dedicano a tale rischio…

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