Noi siamo il nostro luogo

In un brano che cito spesso, Vito Teti scrive: «Le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la nostra memoria, la nostra vita non possono che essere raccontate e rappresentate rispetto a un luogo. Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso inventato. Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi».
La prima reazione della maggior parte delle persone a cui chiedo un’intervista per la mia ricerca è di un certo disagio o imbarazzo. Qualche reminiscenza di interrogazioni scolastiche si riaffaccia alla memoria, per cui subito scatta una sorta di “meccanismo di difesa” che porta a schivare la mia proposta e a reindirizzarmi verso qualcuno più “esperto” di loro. Dal canto mio faccio il possibile per non usare il termine “intervista”, che reputo logoro e monodirezionale (nel mio settore, ovviamente), pertanto uso “chiacchierata”, quale in effetti poi si rivela anche agli occhi dei miei informatori.
Studiare la “vita quotidiana” stupisce, evidentemente perché nel “banale” si ritiene non ci sia nulla di interessante: “ma che ti posso dire, io?“, sembrano pensare molti che, anzi, a volte me lo dicono chiaramente. “Io, proprio io, sono una persona semplice, conduco una vita regolare, apro il negozio, sto qui tutto il giorno, frequento solo la mia famiglia o qualche parente… uso l’auto, non vado a piedi; sul vesuvio ci vado quando fa la neve o per una festa di matrimonio… che posso dirti, io?“. Invece a me interessano proprio i dettagli “insignificanti”, quelli in cui posso anche ritrovare me stesso: i miei ricordi in altri luoghi, con altre persone, ma in situazioni simili, con esigenze e legami più vicini di quanto possa apparire ad un primo sguardo. E poi arriva sempre la sorpresa, la particolarità che non ti aspetti, la sfumatura che rende unici ciascuno di noi.

In queste prime due-tre settimane del 2011 ho incontrato molte persone, con tutte ho costruito un bel dialogo, ma tutti naturalmente da proseguire e approfondire. Ho preso anche molti altri contatti e la mia preoccupazione, in questo momento, è di non intasarmi di appuntamenti. Dopo ogni incontro ho bisogno di un certo distacco, di un po’ di silenzio per assorbire ciò di cui abbiamo parlato, ciò che mi è stato raccontato. In questo senso, le ore trascorse in auto per raggiungere SSV o per tornare a casa mia sono una specie di camera di decompressione in cui, a seconda del senso di marcia, preparo o ripenso all’incontro. In autostrada, tra le strade tortuose della mia Penisola e lungo le vie trafficate del vesuviano non è semplice concentrarsi su altro che non sia la guida, ma col registratore acceso conservo i pensieri che mi vengono in mente, magari raccontando in viva voce la giornata alla mia fidanzata al telefono…

Vabbè. Piccoli dettagli, dicevo, episodi minimi, luoghi secondari, pomeriggi d’infanzia… Non sempre li si può evocare “a comando”, allora bisogna coglierli quando si manifestano nel modo più spontaneo. Conosco una persona che ha una grande capacità di riconoscere e comunicare aneddoti, circostanze, sensazioni quasi impercettibili eppure di grande significato e profondità. Costui me le racconta, le colgo dalle sue riflessioni ad alta voce, ma le scrive anche pubblicamente. Di seguito alcuni brani tratti dal suo blog e dal webgiornale con cui collabora.

A proposito di una piccola stradina oggi abbandonata e vandalizzata: “I miei ricordi di bambino mi portano indietro nel tempo, quando andavo in quel casolare a comprare il vino per mio nonno. Ricordo quando m’accoglieva una bonaria vecchietta sdentata che mi affidava al marito, vecchietto troppo alto per reggere il peso del lavoro e degli anni che, perennemente curvo, s’incamminava, accompagnandomi verso la cantina. E questa era la vera sorpresa, si passava prima in un cellario, leggermente al di sotto del livello del terreno ma poi, attraverso un’angusta scalinata scavata nella lava si scendeva verso il basso, alla cantina vera e propria, molto umida ma piacevolmente fresca d’estate. Era illuminata da una lampada da sessanta watt appesa a una piattina bianca che faceva vibrare le ombre al nostro passaggio. Lentamente risalivo alla luce; era piacevole attardarsi e fantasticare con quelle ombre ma il vecchierello mi esortava a sbrigarmi. Chissà se esiste ancora quella cantina“.

A proposito di un’associazione sportiva nata dal basso: “Ricordo ancora quando, tassativamente, prima di cominciare una partita di calcio, all’epoca si riusciva ancora a giocare in ventidue su un campo semiregolamentare, si doveva zappettare il campo di gioco, sradicare erbacce e togliere pietre. Mentre i nostri genitori, accantonate le vicissitudini della quotidianità, si arrovellavano in riunioni fiume nelle proprie case, per la gestione di quel sogno comune, dare uno spazio degno di questo nome ai giovani di via degli Astronauti. Sia ben chiaro, all’epoca, volendo, si poteva ancora giocare a pallone per strada, e addirittura in discesa! Ora però, la cara, vecchia e malandata via, se sei fortunato, forse, riesci solo ad attraversarla“.
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Tra i commenti le versioni complete dei due post citati, più altre informazioni
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5 thoughts on “Noi siamo il nostro luogo

  1. http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=12245

    LE STRADE “CUPE”. COM’ERANO, COSA SONO DIVENTATE
    Data: 19/01/2011 – Autore: Ciro Teodonno

    Cupa Monaco Aiello e Cupa Cascetta, due strade principali nel 1775, ora due budelli adibiti a discarica. Uno spaccato della nostra geografia urbana e un ricordo dell’autore.
    Per chi avesse la fortuna di possedere una carta antica del Napoletano o soltanto osservarne una, non potrà fare a meno di notare la disparità esistente tra l’oggi e il passato. L’inversione spaziale tra città e campagna è talmente evidente dal voler tornar indietro nel tempo. Purtroppo questo non è possibile e allora possiamo provare a rivalutare quelle zone che un tempo erano più vivibili. Incominciando a conoscerle meglio.
    È il caso di Cupa Cascetta nel territorio di San Giorgio a Cremano e Cupa Monaco Aiello a confine tra San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio ed Ercolano. Cupa Cascetta nasce dal piazzale creato dal confluire di Via Figliola, nelle sue due diramazioni (S. Giorgio e S. Sebastiano), la vecchia Via Figliola (parallela all’attuale in territorio di S. Sebastiano) e Via degli Astronauti (S. Sebastiano). È questa una via moribonda che ha perso il suo logico fluire a valle a causa dell’ostruzione di rifiuti e vegetazione. E dire che, ammirando la splendida mappa del di Noja del 1775, la stessa, proseguendo a est, per quello che oggi viene chiamato Alveo Buongiovanni (S. Sebastiano), era la “via che porta a San Sebastiano”.
    Non era certo l’unica via d’accesso al paesino, più a sud c’era infatti la “via che porta alla Montagna”, attualmente intitolata a Palmiro Togliatti e già Via Nuova San Sebastiano. Ma tornando a Cupa Cascetta, volendo immaginarne una rivalutazione, questa sarebbe molto utile a tutti coloro che vivono nelle vicinanze, come alternativa a una Via Figliola fin troppo congestionata dal traffico delle ore di punta. Magari anche a senso unico, visto l’esiguo lume che la percorre. Invece no, è il ritrovo di tossicodipendenti e di brave persone che vi vanno a scaricare le loro vergogne e a scapito di quei pochi che ci abitano.
    Più cupa che mai è la sorte della Monaco Aiello che al suo nascere in Via Figliola (lato S. Giorgio) è chiusa da una cancellata. In effetti questa antica via, anch’essa montante verso il Vulcano, ha oggi la funzione di lagno ed è stata più volte ripristinata sia dall’ENEL che dal Genio Civile per accogliere e convogliare le impetuose acque che scendono da via degli Astronauti e dalle campagne circostanti. La sua parte alta invece (V. degli Astronauti, la separa da Via Masseria Monaco Aiello, antica prosecuzione della stessa), dopo aver rasentato la centrale dell’ENEL (S. Sebastiano) prosegue, tra rifiuti di vario genere, fino alle serre (S. Giorgio), dove si potrà vedere quello che rimane dell’antico basolato, ormai quasi del tutto sostituito da un oscena colata di cemento.
    Come succedeva in passato la stradina svolta a destra per incontrare un caseggiato che anticamente era l’unica costruzione di una zona conosciuta col nome di Santa Caterina da Siena, di questa costruzione, ormai adeguata ai canoni della nuova edilizia, si evincono ancora alcuni ruderi, avvolti dalla folta vegetazione spontanea, a vestigia dei tempi che furono. I miei ricordi di bambino mi portano indietro nel tempo, quando andavo in quel casolare a comprare il vino per mio nonno. Ricordo quando m’accoglieva una bonaria vecchietta sdentata che mi affidava al marito, vecchietto troppo alto per reggere il peso del lavoro e degli anni che, perennemente curvo, s’incamminava, accompagnandomi verso la cantina.
    E questa era la vera sorpresa, si passava prima in un cellario, leggermente al di sotto del livello del terreno ma poi, attraverso un’angusta scalinata scavata nella lava si scendeva verso il basso, alla cantina vera e propria, molto umida ma piacevolmente fresca d’estate. Era illuminata da una lampada da sessanta watt appesa a una piattina bianca che faceva vibrare le ombre al nostro passaggio. Lentamente risalivo alla luce; era piacevole attardarsi e fantasticare con quelle ombre ma il vecchierello mi esortava a sbrigarmi. Chissà se esiste ancora quella cantina.

    SUL SUO BLOG, CIRO HA POSTATO ANCHE DUE IMMAGINI UTILI PER UNA COMPARAZIONE VISUALE:
    CUPA CASCETTA mappa di noja, 1775

    CUPA CASCETTA googlemap, 2010

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    http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=5815

    SAN SEBASTIANO. L’ASTRONAUTI SPORTING CLUB TAGLIA IL NASTRO D’ARGENTO
    Data: 27/05/2009 – Autore: Ciro Teodonno

    L’Associazione è presente ed opera a San Sebastiano da 25 anni. In questo periodo numerose sono state le attività capaci di favorire l’aggregazione giovanile.
    In un’epoca di forte distacco dal sociale, dove l’individualismo la fa da padrone, e dove ci si organizza solo se hai le spalle forti, risulta singolare se non addirittura folle scoprire organizzazioni non lucrative operare e resistere su un territorio non propriamente facile quale il nostro.
    L’Astronauti Sporting Club, da venticinque anni, opera infatti a San Sebastiano al Vesuvio tra Via degli Astronauti e Piazza della Meridiana.
    Dall’aprile 1984, l’associazione è un punto di riferimento locale e non solo, per le sue numerose attività sportive e sociali, per la sua opera d’aggregazione giovanile. Il prossimo mese di giugno quindi inizieranno i festeggiamenti per il venticinquennale dell’associazione e credo valga la pena spendere qualche parola a favore di questa realtà locale.
    Riteniamo sia importante sottolineare queste celebrazioni, soprattutto quando a raggiungere i cinque lustri, cosa non semplice per nessuno, comprese le attività commerciali, sono persone comuni, privati cittadini, che offrono il loro tempo, la loro partecipazione al progetto comune di dare uno spazio degno di questo nome alle giovani generazioni, fin troppo relegate alle cure parentali della Play-station.
    Da qui, la nostra decisione di interpellare l’attuale Presidente dell’Associazione, Michele Esposito, per capire, in maniera senz’altro diretta, cosa significa presiedere una associazione e soprattutto come si è riusciti a traghettarla, senza soluzione di continuità, fino al 2009.
    Com’è nato l’Astronauti Sporting Club?
    «L’Astronauti Sporting Club nacque nel 1984, verso il mese di aprile per volontà dei residenti di via degli Astronauti, che sentivano la necessità di mettersi assieme e di costituire qualcosa di bello per ritrovarsi».
    Cosa spinge tutte queste persone a dare il loro apporto all’associazione?
    «Sin dall’inizio della costituzione dell’Associazione c’è una grande volontà, un grande impegno, una presenza, perché l’Associazione Astronauti è unica nel suo genere, in quanto la struttura è nata per volontà di alcuni soci e col tempo è stata realizzata senza alcun contributo, senza fondi da parte degli enti preposti».
    Qual è stato il ruolo delle amministrazioni comunali susseguitesi nell’arco di questi 25 anni?
    «L’amministrazione di San Sebastiano al Vesuvio è stata sempre molto disponibile per quanto riguarda l’associazione, tant’è che in questi venticinque anni non abbiamo mai dato alcun contributo per l’area data in concessione e successivamente per le molteplici attività che abbiamo svolto abbiamo sempre ricevuto un notevole supporto logistico».
    Cosa significa essere presidente di un’associazione senza fini di lucro, e in particolar modo dell’Astronauti Sporting Club?
    «Essere presidente dell’Associazione Astronauti è qualcosa di diverso rispetto alle altre organizzazioni sociali, vista la conformazione del nostro sodalizio, noi non facciamo solo attività ma anche gestione, e questo comporta un notevole impegno per quanto riguarda l’andamento socioculturale dell’Associazione, naturalmente l’impegno è a 360° perché ti comporta un dispendio di energie notevoli, e come dicevo prima, contributi non ne sono mai arrivati. Il tutto si realizza attraverso la quota sociale che i soci versano annualmente e attraverso la gestione mettiamo in essere. Recuperiamo soldi per la manutenzione e tutto il necessario per la sopravvivenza dell’Associazione».
    Come si svolgeranno le celebrazioni del venticinquennale?
    «Nel 2009 cade un momento importantissimo per noi, i venticinque anni di attività, in concomitanza con la trentesima Rassegna Annuale del Verde. l’Associazione ha messo in calendario una serie di iniziative che vanno dalla cultura e la legalità,con un interessante dibattito (al quale interverranno, il giorno 13 giugno, il sindaco di San Sebastiano Giuseppe Capasso, L’On. Aldo Cennamo ed altre personalità della cultura e della vita politica cittadina nda.), allo spettacolo. Allo stesso tempo vogliamo ricordare i vecchi presidenti nonché i soci che ci hanno sostenuto nell’arco di questi venticinque anni premiandoli per il loro impegno. Il 20 giugno abbiamo organizzato una serata con Luciano Capurro, con uno spettacolo di varietà sulla Belle Epoque, il 27 invece avremo la mitica Orchestra Visconti».

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    Blog: FAIRBANKS-142 – Pubblicato da Ciro
    martedì 26 maggio 2009, http://fairbanks-142.blogspot.com/2009/05/astronauti-sporting-club.html

    Astronauti Sporting Club

    Astronauti Sporting Club, detto così sembra quasi il titolo di un film cubano, o magari il nome di una di quelle squadrette di quartiere dalle mirabolanti aspirazioni e dagli scarsi mezzi economici. Invece, per chi come me ha varcato già la soglia degli anta e incomincia a soccombere alle lusinghe della nostalgia, il nome acquisisce un sapore tutto particolare.
    Ricordo infatti, quando sul finire degli anni settanta, uno sparuto ma agguerrito manipolo di ragazzini organizzava a via degli Astronauti e zone limitrofe epiche disfide calcistiche che, soprattutto d’estate, e con punteggi cestistici, avevano un inizio ma non una fine certa.
    Il passaggio successivo di questo adolescenziale impeto sportivo fu quello sancito dal passaggio dai pali formato scardone di tufo a quelli metallici, sottolineando il salto di qualità delle nostre imprese sportive. Nasce così il New Olimpic.
    Innumerevoli partite dal sapore di terra asciutta tra i denti, o di fango nelle mutande segnarono incontri, scontri e amicizie di lunga data.
    Ma giunse al fine il 1984, anno in cui quegli utopici sognatori dei nostri vecchi, colsero, nel fertile humus sansebastianese dell’epoca, gli spunti per iniziare una lunga strada di crescita comune e di iniziative solidali.
    Ricordo ancora quando, tassativamente, prima di cominciare una partita di calcio, all’epoca si riusciva ancora a giocare in ventidue su un campo semiregolamentare, si doveva zappettare il campo di gioco, sradicare erbacce e togliere pietre. Mentre i nostri genitori, accantonate le vicissitudini della quotidianità, si arrovellavano in riunioni fiume nelle proprie case, per la gestione di quel sogno comune, dare uno spazio degno di questo nome ai giovani di via degli Astronauti.
    Sia ben chiaro, all’epoca, volendo, si poteva ancora giocare a pallone per strada, e addirittura in discesa! Ora però, la cara, vecchia e malandata via, se sei fortunato, forse, riesci solo ad attraversarla.
    L’Astronauti Sporting Club, ha acquisito quindi, col passare degli anni, un valore locale, e non solo, sempre maggiore. Un punto di riferimento per le giovani generazioni e le loro famiglie, per tutti coloro che volevano vivere la comunità, mettersi a confronto, uscire al di fuori del guscio dorato delle proprie abitazioni.
    Giunsero poi altri tempi dove, noi ragazzi, crescendo, volgemmo i nostri interessi altrove, dove natura vuole e serbammo nello stanzino dei ricordi i suoni, colori e sapori dell’Astronauti Sporting Club.
    Oggi che siamo anche noi genitori, e talvolta ci apprestiamo a seguire le orme paterne, torniamo in questi luoghi che ci hanno visto crescere e che ora calcheranno i nostri pargoli, altrettanto ansiosi di scalciare in quel polveroso paradiso che è, e rimarrà, sempre il nostro campetto. La nostra metafora di mondo, il nostro microcosmo dei sentimenti.

  2. Il legame con i luoghi emerge in modi diversi. I sondaggi spontanei e le petizioni on-line non sono strumenti conoscitivi affidabili, tuttavia qualcosa la trasmettono.
    Il FAI da anni propone un censimento dei “Luoghi del cuore”. Lo scorso 14 settembre 2010 Carmela D’Avino riferiva sul Mediano l’impegno delle Pro-Loco di Somma, di Sant’Anastasia e di Pollena Trocchia a favore del Monte Somma (per “conservarlo per le generazioni future“). Oggi, 30 gennaio 2011, la notizia è che il Monte Somma è arrivato secondo nella classifica regionale dei luoghi più amati.
    Di seguito i due articoli in ordine cronologico (i grassetti sono miei).

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    I LUOGHI DEL CUORE. UN VOTO PER IL MONTE SOMMA
    Carmela D’Avino (14/09/2010, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=10928)
    I luoghi del cuore, i posti che ammiriamo e che amiamo, i luoghi che per la loro bellezza ci lasciano senza respiro, i luoghi suggestivi ed unici che caratterizzano le nostre terre. Luoghi bellissimi ma martoriati dall’avidità e dall’inciviltà, dalla superficialità e dall’incuria. Che fare? Il progetto “I Luoghi del Cuore” offre ad ognuno l’opportunità di salvaguardare e proteggere i luoghi che amiamo. Come? Partecipando al censimento nazionale promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che chiede ai cittadini di indicare i luoghi che sentono particolarmente cari e importanti e che vorrebbero fossero ricordati e conservati intatti per le generazioni future.
    All’interessante iniziativa hanno deciso di aderire tre Pro loco dell’area vesuviana: quelle di Somma, Sant’Anastasia e Pollena Trocchia. Unite dalla stessa Montagna, le tre associazioni, in rappresentanza delle loro terre, scelgono di segnalare e di votare per il Monte Somma. Un’esigenza profondamente sentita e condivisa in difesa di un tesoro paesaggistico di rara bellezza, un tesoro continuamente umiliato e sporcato dalla mano incivile e dalla superficialità istituzionale. Nell’aderire al progetto, le tre Pro loco intendono coinvolgere non solo l’intera comunità locale ma anche quella regionale e nazionale, per far conoscere e sensibilizzare circa il valore del nostro patrimonio artistico, monumentale e naturalistico.
    “Il Monte Somma è la culla della nostra comunità: tutti ci vivono ma pochi l’amano seriamente. Occupiamocene di più. Non costa niente”. Con questo appello, attraverso volantinaggio ed incontri, i volontari delle tre associazione invitano a votare, entro il 30 settembre, per “Montesomma” tramite internet (www.iluoghidelcuore.it) o attraverso la compilazione dell’apposita cartolina da ritirare presso le sedi Proloco o le agenzia della Banca Intesa-San Paolo.

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    “MONTESOMMA”: SECONDO POSTO A LIVELLO REGIONALE
    Carmela D’Avino (30/01/2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=12379)
    La FAI (Fondazione Ambiente Italiano) promuove la cultura del rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e, soprattutto, la tutela di un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità. Da qui la promozione, da diversi anni ormai, del progetto “luoghi del Cuore”, attraverso il quale la FAI chiede alle istituzioni, agli enti, alle associazioni e ai cittadini di qualsiasi età, di indicare i luoghi che sentono particolarmente cari e importanti e che vorrebbero fossero ricordati e conservati intatti per le generazioni future. Un appello, dunque. Un censimento volto alla difesa di tesori che occupano un posto speciale nella vita di chi li ha a cuore.
    I volontari della Pro Loco di Somma, di Sant’Anastasia e di Pollena Trocchia, i tanti giovani e non che da sempre promuovono, umili, silenziosi e a riflettori spenti, la cultura e le tradizioni dei loro territori di riferimento, hanno aderito, circa un anno fa, al censimento FAI 2010 segnalando il loro luogo del cuore. Un luogo che condividono, che li accomuna, che li fa sentire figli della stessa terra: il Montesomma. In una sola parola, a dimostrazione dell’unità territoriale. Un voto per il Montesomma, un voto per uno scrigno di rara bellezza. Bello, maestoso, elegante nei sui declivi, splendido nei suoi colori primaverili, suggestivo con gli spruzzi di neve. Luogo di culto, terra fertile e generosa, capace di ispirare versi di alta poesia, di rievocare antiche leggende, di rinnovare rituali e rinsaldare credenze e tradizioni.
    Un monte che, come in un tenero abbraccio, protegge ed unisce. Un luogo tanto amato ma non tanto tutelato, spesso meta di sversamenti selvaggi e pericolosi, di disboscamenti e di costruzioni illecite. Un luogo da valorizzare e da salvare
    . Questo l’obiettivo delle tre associazioni che, per oltre sei mesi, hanno fatto girare l’appello sul web e non solo. Attraverso un paziente lavoro di sensibilizzazione, i volontari delle tre Pro Loco vesuviane hanno raccolto firme durante tutte le manifestazioni cittadine. Nelle piazze, durante la Festa delle Lucerne o del Palio o le fiere e i mercatini, il banchetto con le cartoline del censimento non è mai mancato. Così come non è mancato l’interesse e la partecipazione dei residenti delle tre cittadine, grazie ai quali sono stati raggiunti brillanti risultati.
    I circa 1000 voti raccolti personalmente dal Presidente FAI della Delegazione Campana, Maria Rosaria De Divitiis, hanno fatto sì che tra i luoghi del cuore segnalati, il MonteSomma arrivasse all’84° posto della graduatoria nazionale e 2° in quello regionale. Un grande successo, un primo importante passo che, con l’impegno di tutti, porterà sicuramente verso altri e più importanti traguardi.

    —————————-

    Per completezza, i primi 5 posti in classifica a livello regionale per la Campania sono:

    12.199 segnalazioni ricevute
    Luogo: GALLERIA UMBERTO I
    Ubicazione: Campania, Napoli (NA)
    Tipologia: Statua/monumento

    2939 segnalazioni ricevute
    Luogo: MONTE SOMMA
    Ubicazione: Campania, Somma vesuviana (NA)
    Tipologia: Monte

    3891 segnalazioni ricevute
    Luogo: SAN LUPO-CIMITERO DEI MORTICELLI
    Ubicazione: Campania, Benevento (BN)
    Tipologia: Abbazia/convento/monastero

    4240 segnalazioni ricevute
    Luogo: ABBAZIA SANTA MARIA DI REALVALLE
    Ubicazione: Campania, Scafati (SA)
    Tipologia: Abbazia/convento/monastero

    594 segnalazioni ricevute
    Luogo: TORRE A MARE
    Ubicazione: Campania, Praiano (SA)
    Tipologia: Edificio civile

    http://www.iluoghidelcuore.it/cerca/?r=CAM

  3. Lasciare un proprio segno sui luoghi è un modo per dimostrare a se stessi di essere vivi e attivi, ma soprattutto per appaesarsi e legarsi al territorio. Ecco il resoconto di una bella iniziativa dei giovani di SSV.

    “Il Mediano”, 13 giugno 2011, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=13865

    SSV. SEGNALI DI CITTADINANZA ATTIVA
    Bella iniziativa civica a SSV. I ragazzi del Forum dei Giovani ridanno dignità allo spazio pubblico di Piazzetta Capasso.
    Ciro Teodonno

    In passato non siamo stati benevoli nei confronti del Forum dei Giovani di SSV, avevamo criticato le loro prime iniziative come poco incisive e di facciata ma stavolta ci dobbiamo ricredere. Non che le nostre affermazioni siano il verbo e quindi criticabilissime come tutte le opinioni ma se le si vuol leggere come attendibili e spassionate, credo che stavolta il gruppo abbia centrato l’obiettivo.
    Erano anni che la Piazzetta, messa in bella posizione e a collegamento del palazzo municipale con il centro cittadino, versava in condizioni miserevoli. L’incuria dell’amministrazione comunale, giustificata solo parzialmente dalla mancanza di personale, e l’inciviltà dei cittadini che hanno permesso ai loro figli di bivaccare in quei luoghi, ne avevano fatto scempio. Le aiuole piene di spazzatura, i muretti insozzati e deturpati da scritte stile hip-hop, piante trascurate, avevano allontanato i più da quel luogo.
    Ecco però che, in questi ultimi quindici giorni, mentre la politica locale si crogiolava sulle presunte doti civiche dei SSVesi (più per elogiare se stessa che per reale virtù), i veri cittadini attivi, quelli che non s’erano rassegnati alla trascuratezza del territorio, si sono rimboccati le maniche e hanno dato una parvenza di decenza allo spazio pubblico prospiciente l’affollata Via Plinio.
    Il bello di quest’iniziativa è dovuto al fatto che il Forum ha fatto partecipe di questa anche le scolaresche del paese, utilizzando i disegni originali dei bambini per farne mattonelle di pietra lavica ceramizzata (foto), quelle che ora adornano gli imbiancati muretti della piazzetta. Molti dei componenti del Forum hanno dato poi una mano ai giardinieri comunali per ripulire gli spazi verdi, si sono sporcati letteralmente le mani, cosa non comune in un paese dove si lasciano ancora le buste del vetro davanti alle apposite campane o si getta altrove il pattume non ritirato perché posto in ritardo.
    Un bell’esempio di senso civico e di libera iniziativa, che vale più di tante parole, spesso svuotate di un consequenziale impegno effettivo. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità per proseguire in quest’iniziativa o in tutte le altre che organizzeranno e voi?

  4. Poco fa sfogliavo le pagine fb di SSV e mi sono imbattuto nel seguente scambio:

    Ciro Alaia
    caro paese che ti vedo da lontano non sai come soffro di stare cosi lontano da te mi manchi tanto vedo tutti i giorni le foto del mio paese SSV figlio della terra di san Sebastiano cari paesani vi scrivo per dirvi amate la vostra terra sempre io sono ormai 10 anni che sono lontano per motivi di servizio alla chiesa di Dio come segretario al vescovo di Tursi (Matera) e sono qui e non sapete come uno si sente stare cosi lontani dalla propria terra come può essere doloroso solo il pensiero…….. grazie scusate ma penso di parlare alla mia gente
    Vi saluto pace e bene, Ciro Alaia
    25 giugno alle ore 11.01

    Anna Formicola
    hai ragione …deve essere molto molto doloroso allontanarsi da questo paese, infatti quando mio figlio mi dice che dovremmo andarcene perchè il Vesuvio è pericoloso, io gli rispondo che voglio morire qui…
    26 giugno alle ore 10.02

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