La festa mancata. Un cattivo presagio?

La festa del Santo Patrono di SSV ricorre il 20 gennaio con numerose celebrazioni eucaristiche, ma i festeggiamenti esterni si svolgono la domenica successiva, quest’anno il 23 gennaio. Le strade del centro si affollano di bancarelle ambulanti e di fedeli in attesa che si snodi la processione. A volte, però, il maltempo non ne consente il rituale e, come mi è stato riferito, i portatori vestiti di rosso possono solo esporre la statua del martire in cima alle scale del Santuario per fargli benedire il paese. L’altro ieri la pioggia non ha permesso la cerimonia e, con grande disappunto e preoccupazione di alcuni devoti, dopo la messa principale si è deciso di non affacciare nemmeno il simulacro del Patrono: tutto rinviato a domenica prossima, 30 gennaio.
Ho registrato alcune opinioni che prima o poi trascriverò. Intanto una cronaca precisa e puntuale della festa mancata è quella di Ciro Teodonno sul Mediano (24.01.2011):

SSV, SFUMA LA FESTA
Le proibitive condizioni atmosferiche hanno imposto un rinvio della processione. Molta delusione e qualche recriminazione. L’appuntamento è rinviato a domenica prossima, tempo permettendo.
Che le cose si potessero metter male, lo si era già intuito stamattina, quando, i botti della diana, davano inizio alla festa sotto un cielo plumbeo più che mai e con un ora di ritardo rispetto alle tradizionali 7:30. Le pessimistiche previsioni si sono dimostrate in tutta la loro veridicità, con un Vesuvio imbiancato e una pioggia fredda e insistente.
Verso le 10:00 sembrava che il tempo potesse reggere la speranza dei fedeli, che a frotte hanno incominciato ad affluire presso la chiesa madre, fiduciosi di accaparrarsi la posizione migliore e di veder passare da vicino il cardinale Sepe e la sacra effigie; del resto l’occasione era delle migliori, è questo infatti il momento culminante della vita religiosa e civica della cittadina, che vede una massiccia affluenza di [abitanti di SSV] provenienti anche da altri luoghi fuori Napoli.
Consistente è stata pure la presenza dei politici che, in prima fila, attendevano un cardinale più volte annunciato e mai arrivato. Problemi di jetlag? Non c’è dato sapere; ad ogni modo c’era un suo rappresentante e questo non ha comunque frenato l’entusiasmo dei devoti che, durante la messa celebrativa, hanno inneggiato al santo martire fino alla 11:30, quando, all’atto di organizzare l’uscita della statua, sono incominciate le prime titubanze tra parroco e organizzazione.
La pioggia era ora insistente e per il pomeriggio si prevedeva un forte peggioramento, che fare? Si è andati avanti così per un po’ con una trattativa che vedeva chi a favore e chi contro lo svolgimento del sacro corteo, già differito per motivi pratici alla domenica seguente la festa canonica, caduta lo scorso giovedì 20.
Verso mezzogiorno c’è l’annuncio, la processione non si farà. La banda che scaldava gli strumenti, intirizziti quanto i loro suonatori, sfuma la musica; i volti dei presenti sembrano anelare a un ultimo barlume di speranza ma l’avviso è perentorio, la festa è spostata a domenica 30. La folla, delusa o rassegnata, si dirada, ci si saluta ma qualcuno borbotta; avrebbero voluto almeno vedere il santo fuori il portale, come augurio di quella ciclica prosecuzione del patto tra l’umano e il divino che ci aiuta a sopportare le nostre umane vicissitudini. Qualcuno sostiene, che in simili circostanze, si era permesso in passato che [il Patrono] fosse condotto al cospetto dei cittadini, e invece no, bisognerà aspettare altri sette giorni, ne varrà la pena?
Una festa a metà, o per lo meno una festa interrotta, chi sa se i santi numi non ce l’avessero veramente con qualcuno!

Alcune immagini sono qui e qui.

Perché l’itinerario della processione esclude le periferie? (al commento #01)
Tra i commenti, alcuni link ad articoli su feste dedicate a SSm in altri paesi del vesuviano.

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Il classico percorso della processione a SSV:

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14 thoughts on “La festa mancata. Un cattivo presagio?

  1. Lo scorso 20 gennaio – ricorrenza ufficiale del Patrono di SSV – Ciro Teodonno ha scritto un articolo sul “Mediano” sul rapporto (mancato) tra la processione e le periferie del paese (le frasi in grassetto sono mie).

    IL PATRONO SCANSA LE PERIFERIE
    SSV, via degli astronauti, 20 gen 2011 (da IL MEDIANO)
    Oggi si festeggia il santo patrono della cittadina vesuviana, ci sarà una messa, qualche bancarella del torrone e i ragazzi non andranno a scuola. La festa vera e propria, come ormai accade da anni, si svolgerà però la domenica successiva, questo per favorire la più ampia partecipazione nel giorno festivo.
    Domenica 23, a mezzogiorno, San Sebastiano uscirà dalla chiesa madre e percorrerà le strade cittadine, accompagnato dalla banda e da stuoli di fedeli. La processione sarà scandita dal rimbombo dei botti, che non mancano mai, e si allungherà fino al vicino paese di MdS che ricambierà l’ospitalità ricevuta dall’Assunta, il 15 agosto. Palloncini e bancarelle multicolori dalle eterogenee merci coroneranno, come di norma, la celebrazione.
    Stasera, in Via Roma, ci sarà anche una sagra, l’ottava della polenta, organizzata dall’associazione L’Aquilone. Sabato 22 invece ci sarà la “14ª Sagra do’ zuffritto, sacicce e friarielle”, presso le Bottegucce del Parco Nazionale del Vesuvio (sic) in Piazza Belvedere, organizzata dalla parrocchia a scopo di beneficenza.
    Fin qui quella che sarà, per sommi capi, la cerimonia, che da anni si ripete ininterrotta all’ombra del Cratere. Quest’anno c’è però la novità dei cartelloni, che saranno esposti fuori le case e riportanti la scritta “AUGURI”, riferiti al santo e distribuiti dall’attivo e vulcanico padre Enzo.
    Un cruccio però ci pervade, perché la processione dell’effige del santo da anni snobba alcune zone periferiche del paese? In particolar modo Viale delle Industrie e Via Tufarelli e gran parte di Via degli Astronauti. Solo una volta probabilmente e a memoria dei residenti si è avuto il piacere di salutare la statua del santo trafitto e sentirsi finalmente partecipi della comunità locale, fu probabilmente nel 1997, quando si attuò la logica della rotazione, per favorire quelle parti del paese poco raggiunte dal sacro simulacro.
    E dire, che da giorni, finestre e balconi di Via degli Astronauti, sono tappezzati di poster augurali e da drappi color rosso, che già sventolano per la festa. Perché la pur attiva parrocchia di San Sebastiano Martire e il “comitato festeggiamenti” non provano a gratificare tanta devozione?
    Speriamo che domenica, il santo, omaggiato da nuova e più grande dimora, faccia il miracolo e smuova gli animi degli organizzatori, raggiungendo finalmente le periferie di cotanta metropoli.
    A seguire il probabile itinerario della processione che dovrebbe essere confermato nella messa solenne di mezzogiorno.

    Via Roma – Viale del Progresso – Via Matteotti – Via Libertà – Viale della Pace – Via dello Zodiaco – Via degli Astronauti – Via masseria Monaco Aiello – Contrada Patacca – Via Ammendola – Via Canale – Via Falconi – Via Margherita – Via Palmieri – Piazza San Domenico – Via Palmieri – Via Pompei – Via Achille Grandi – Via Garibaldi – Via Vesuvio – Via Boccarusso (MdS) – sagrato Santa Maria Assunta (MdS) – Via Boccarusso (MdS) – Via Conte Piromallo – Via Maione – Via Marconi – Via Parco del Sole – Viale dei Pini – Viale Cortiello – Via Luca Giordano – Via Figliola – Via Libertà – Via Bruno Buozzi – Via Luca Giordano – Viale delle Acacie – Piazza Enrico Fermi – Piazza Belvedere – Via Roma – Piazza Municipio.

  2. Il Patrono di SSV è festeggiato anche in altri paesi del vesuviano, in particolare Marigliano, Brusciano e San Giuseppe Vesuviano. Ecco alcuni articoli pubblicati sul “Mediano” delle celebrazioni degli ultimi anni:

    MARIGLIANO, FESTA DI SSm. PRESENTE L’AMMINISTRAZIONE DI BRUSCIANO (20/01/2011)
    SAN GIUSEPPE VESUVIANO, LA POLIZIA MUNICIPALE FESTEGGIA SSm (20/01/2011)
    BRUSCIANO, LE CELEBRAZIONI PER SSm (23/01/2010)
    BRUSCIANO, LA SETTIMANA DI SSm (13/01/2010)
    MARIGLIANO, SI FESTEGGIA SSm (19/01/2009)

  3. A voler trovare conferme del “cattivo presagio” dovuto alla mancata liquefazione del sacro sangue si fa presto, checché ne dicano il sindaco o il vescovo. Tra violenza pre-elettorale, catastrofe immondizia e previsioni politiche locali c’è da capirlo, il Patrono, per il rifiuto (o il rimando, vedremo) dello scioglimento del suo sangue.
    Il punto è che la (s)fiducia è tale che ci si aspetta sempre qualcosa di peggio. Che, in effetti, è alle porte.

    “Corriere del Mezzogiorno”, 30 aprile 2011, http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/30-aprile-2011/sangue-san-gennaro-non-si-scioltoil-cardinale-rimane-nostra-guida-190542983584.shtml

    Napoli, neanche il miracolo: il sangue di San Gennaro non si è sciolto
    Il cardinale Sepe: «Rimane la nostra guida»
    Il sindaco Iervolino: «Non è un cattivo segno»
    Domenica riprendono le preghiere nel Duomo

    Redazione online

    NAPOLI – Niente miracolo per i napoletani. Il sangue di San Gennaro non si è sciolto. La teca contenente le due ampolle contenente il sangue di San Gennaro è stato riportata nella cappella dopo la lunga funzione religiosa presieduta dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe.
    È già successo altre volte in passato che il miracolo non si ripetesse nell’appuntamento del sabato precedente la prima domenica di maggio. Domani mattina, domenica, a partire dalle 9, nel Duomo di Napoli riprenderanno le preghiere in attesa dello scioglimento del sangue del santo patrono di Napoli. «San Gennaro resta in ogni caso il nostro santo patrono – ha detto il cardinale Crescenzio Sepe – compagno e guida della vita quotidiana di tutti noi».
    «Non è un cattivo presagio per la città». Così il sindaco Rosa Iervolino Russo al termine della cerimonia nella cattedrale di Napoli durante la quale si attendeva lo scioglimento del sangue di San Gennaro, custodito nell’ampolla.

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    “La Repubblica”, 1 maggio 2011, http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/05/01/news/san_gennaro_niente_miracolo_ma_il_suo_sostegno_non_mancher-15592487/

    San Gennaro, niente miracolo. “Ma il suo sostegno non mancherà”
    Nel giorno della delusione, ieri, il cardinale Sepe è tornato sul caso rifiuti: “Testimonianza d’illegalità”. Le preghiere dei fedeli nell’attesa che il miracolo si compia oggi

    di CARLO FRANCO

    SAN Gennaro ha detto no. Il miracolo del primo sabato di maggio è rinviato, ma si riprova anche oggi, tra le preghiere dei fedeli. Dopo due ore di preghiera alle 18.54 il cardinale Sepe dà l’annuncio: “Riportiamo l’ampolla nella cappella e continueremo a pregare. Non scoraggiatevi, altre volte il sangue non si è sciolto, ma San Gennaro non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla città”.
    La cattedrale è gremita e i fedeli, visibilmente addolorati, mostrano di credere poco all’interpretrazione buonista e traggono presagi infausti. Soprattutto dopo l’omelia severa del pastore che ha rinnovato le accuse sul degrado e verso tutti quelli che praticano l’illegalità o si lasciano attrarre dai guadagni facili delle attività criminose.
    C’è stato anche un piccolo giallo: i cronisti che seguivano il discorso sul testo distribuito prima della cerimonia hanno immediatamente colto che era saltato un paragrafo, quello più duro perché riprendeva la polemica scoppiata dopo che Sepe aveva gridato per tre volte “Vergogna” per le condizioni della città soffocata dai rifiuti.
    Il testo integrale dice: “Non mancano, occorre dirlo, comportamenti, pubblici e privati, collettivi e individuali, a sostegno di una tesi così estrema (si riferiva al paragrafo precedente nel quale aveva denunciato “la pericolosa deriva di una città zona franca di fronte alla legge”): lo scandaloso perdurare dell’emergenza rifiuti è la più eloquente delle testimonianze. Ma non è compito della Chiesa trasformarsi in tribunale ed emettere una qualsiasi sentenza”.
    Perché la frase è saltata? I collaboratori del cardinale hanno tentato di resistere all’insistente richiesta di chiarimenti ma poi hanno svelato l’arcano: Sepe ha inteso non mancare di rispetto alle autorità presenti, ma la frase sta lì scolpita nel testo. Presenti alla cerimonia il sindaco Iervolino e il governatore Caldoro. Al termine dice il sindaco: “Questo è il settantacinquesimo miracolo al quale assisto, altre volte il sangue, come stasera, è rimasto solido, ma San Gennaro non ha mai smesso di proteggere la sua città”.
    Discorso duro e senza concessioni quello pronunciato da Sepe, turbato dalle repliche alle sue invettive sull’emergenza rifiuti. “Non tacciamo – ha detto – perché vediamo che si sta radicando una società fortemente impegnata, quasi marcata, a difendere gli interessi personali. Questa è una malattia mortale”.
    Altrettanto severi i giudizi del presidente della Corte d’Appello, Bonajuto, e del prefetto De Martino che ha battuto forte sull’esigenza di dedicare un impegno forte alla formazione dei giovani: “Possono essere loro i protagonisti del cambiamento e la Prefettura ha già posto in essere una serie di iniziative per raggiungere questo obiettivo”.

  4. Ok, pericolo sventato. S’è fatto solo un po’ appretendere… magari per avere l’ultima parola (h11:20) mentre a Roma si proclamava (h10:39) un nuovo beato.

    “La Repubblica”, 1 maggio 2011, http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/05/01/news/si_sciolto_il_sangue_di_san_gennaro-15613987/

    Si è sciolto il sangue di San Gennaro

    Stamattina l’ampolla contenente il sangue per tre volte è stata esposta ai fedeli: alle ore 11.20, infine, nella cappella di San Gennaro, alla terza esposizione, l’atteso miracolo.
    Anche ieri la teca contenente le due ampolle era stata esposta nel corso di una lunga cerimonia religiosa nel Duomo di Napoli, ma invano. Era già successo altre volte, in passato, che il miracolo non si ripetesse nell’appuntamento del sabato precedente la prima domenica di maggio.
    Tantissimi i fedeli che stamattina si sono radunati nella cappella di San Gennaro: applausi e commozione al momento dello sciogliemento.

  5. E’ passato un anno e riecco la festa del Santo Patrono.

    “SSV-News”, 16 gennaio 2012, http://sansebastianonews.blogspot.com/2012/01/la-festa-del-santo-patrono.html

    LA FESTA DEL SANTO PATRONO

    Le prime notizie certe circa la festa di San Sebastiano al Vesuvio risalgono al XVIII Secolo. La richiesta alla Santa Sede, di dichiarare San Sebastiano Martire il principale Patrono del Casale di San Sebastiano, fu inoltrata dall’allora sindaco Domenico Scarpato insieme al Parroco don Giuseppe Scotti e la comunità tutta. Si deve a tale evento la commissione del trono dorato e della statua lignea ancora oggi portata in processione per le vie del Paese.
    Il giorno di San Sebastiano è il 20 gennaio, la processione del simulacro si tiene usualmente lo stesso giorno, solo se cade di domenica, altrimenti è rimandata alla domenica successiva. Quest’anno si terrà domenica 22 ed in caso di maltempo, così come accadde lo scorso anno, sarà rinviata all’ultima domenica di maggio. Di seguito il programma della festa:

    GIOVEDI’ 19 GENNAIO – Ore 21.00 Confessioni e S. Messa per i portatori del Simulacro di S. Sebastiano

    VENERDI’ 20 GENNAIO – FESTA DI SAN SEBASTIANO
    Sante Messe: ore 8:00 – 9:00 – 10:00
    Ore 12:00 S. Messa Solenne presieduta da Mons. Antonio di Donna con la partecipazione dei sacerdoti di Cercola, Massa di Somma, Portici, Ercolano, San Giorgio a Cremano.
    Ore 18:00 S. Messa presieduta dal Decano Don Giuseppe De Crescenzo.
    Ore 19.00 S. Messa presieduta dal Prof. Mons. Sebastiano Pepe, con la partecipazione della comunità di S.M. Libera, Vomero – Napoli

    SABATO 21 GENNAIO – MOMENTO DI FESTA E FRATERNITA’
    Ore 20.30 “XV sagra do’ zuffritte, salsicce e friarelle” presso le Bottegucce del Parco Nazionale del Vesuvio di piazza Belvedere

    DOMENICA 22 GENNAIO – PROCESSIONE DEL SIMULACRO DI SAN SEBASTIANO MARTIRE
    Sante Messe: ore 8:30 – 10.30 – 12.00 – 18.00 – 19.00
    Ore 12:00 S. Messa, presiede Don Giuseppe Mazzafaro, neo segretario di Sua Eminenza Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli
    Ore 15.30 Inizio processione del simulacro del Santo Martire Sebastiano (in caso di pioggia la processione si svolgerà l’ultima domenica di maggio) presieduta da Don Pasquale Di Luca, già segretario del Cardinale Crescenzio Sepe con il seguente percorso: Via Roma, Viale del Progresso, Via Matteotti, Via degli Astronauti, Via Monaco Aiello (prima sosta), Via Margherita in direz. Ercolano (seconda sosta – Incontro con la comunità di S.Maria Consolatrice di Contrada Patacca – Ercolano), Via Margherita (terza sosta – Suore), Via Palmieri, Piazzetta San Domenico (quarta sosta), Via Palmieri, Via A.Grandi (quinta sosta), Via Rosselli, Via Garibaldi, Massa di Somma, Via Boccarusso, Piazza dell’Autonomia (sesta sosta – Incontro con la comunità di S. Maria Assunta in Cielo di Massa di Somma), Via Boccarusso, Via Piromallo, Via Maione, Via Marconi, Piazza delle Mimose, Via Parco del Sole (settima sosta – incontro con la comunità di S.Maria del Carmine ai Catini), Viale delle Acacie, Piazza Belvedere, Via Roma e rientro alla Chiesa Madre
    .
    Le soste saranno effettuate solo ed esclusivamente su suolo pubblico e non saranno consentite soste presso le abitazioni di singoli fedeli secondo le norme emanate da S.E. Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli.
    Ore 20.30 Conclusione della processione e benedizione di Sua Eminenza Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli.

    Notizie storiche tratte da: Viaggio attorno al Vesuvio – San Sebastiano al Vesuvio – di Francesco de Rosa, edizioni neomediaitalia – a cura di Bernardo Cozzolino.

  6. Parentesi agiografica.

    Leonardo Tondelli, “Il Post”, 21 gennaio 2012, http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/01/21/sebastiano-icona-gay/

    SEBASTIANO, ICONA GAY

    20 gennaio – San Sebastiano (256-288).

    Tutti i Santi sono icone, ma uno solo è icona gay. Capire come ci sia riuscito, Sebastiano, non è semplice: anzi se qualche altro esperto volesse intervenire con una lunga spiegazione ne sarei contentissimo (nel frattempo segnalo la più completa, a cura di Giovanni Dall’Orto) Quel che sono riuscito a capire è che (1) la Chiesa nega tutto; (2) probabilmente ha ragione, (3) l’associazione tra Sebastiano e omosessualità, anzi, tra Sebastiano e comunità LGBT (oh, lo dice wikipedia) è moderna, ma non modernissima: è già abbastanza data per scontata quando nel 1911 D’Annunzio scrive il Martyre de Saint Sébastien per le musiche di Claude Debussy e le mosse di Ida Rubinstein, ballerina dal fascino androgino. Per l’occasione la Rubinstein vendica i secoli di attori efebici prestati a ruoli femminili. C’è qualcosa di più scabroso di una ballerina russa bisessuale che interpreta un Santo che si fa trafiggere il torso denudato? Sì, una ballerina russa bisessuale ebrea. Pare che quella fu la goccia che fece traboccare il vaso: il Sant’Uffizio mise all’Indice tutte le opere di D’Annunzio, che comunque in Italia non pensava di tornare: troppi ricordi, troppe storie finite male, e soprattutto troppi creditori insistenti e volgari. Ma come gli era venuto in mente di trasformare il pretoriano “favorito” di Diocleziano nel “favorito” nel senso di amante?
    Mettiamo in chiaro una cosa: D’Annunzio non si inventa mai veramente nulla. È solo un enorme frullatore di cose che esistevano già. L’omosessualità di Sebastiano è probabilmente un’invenzione dei pittori italiani rinascimentali, che accantonano il santo adulto e villoso dell’iconografia medievale e si concentrano su un solo dettaglio: il torso. Più del seno di Agata, più degli occhi di Lucia, dal Cinquecento Sebastiano è per prima cosa il suo bel torso di soldato romano con una doppia vita (guardia imperdiale di giorno, cristiano di notte). Aggiungi una posa languida, una colonna a cui legarlo; aggiungi qualche freccia – ma non troppe: è vero che Iacopo di Varazze parlava di un santo ridotto a porcospino (“ut quasi hericium videretur”), ma quello era il medioevo truculento, ai nuovi artisti interessa altro. Il torso, perlopiù. A un certo punto dipingere un bel Sebastiano doveva equivalere quasi a un coming out. Prendi il Sodoma, che in verità si chiamava Giovannantonio di Vercelli. Il soprannome non è un caso: Vasari perlomeno non lascia molto margine alle interpretazioni
    .

    Era oltre ciò uomo allegro, licenzioso, e teneva altrui in piacere e spasso, con vivere poco onestamente; nel che fare, però che aveva sempre attorno fanciulli e giovani sbarbati, i quali amava fuor di modo, si acquistò il sopranome di Soddoma, del quale, non che si prendesse noia o sdegno, se ne gloriava, facendo sopra esso stanze e capitoli e cantandogli in sul liuto assai commodamente.

    Sodoma vive perlopiù a Siena, dove le sue stravaganze sono più tollerate che altrove, in una casa piena di animali (“tassi, scoiattoli, bertucce, gatti mammoni, asini nani, cavalli barbari da correre palii, cavallini piccoli dell’Elba, ghiandaie, galline nane, tortole indiane”), e un corvo canterino che gli fa da segreteria telefonica. I benedettini di Monte Oliveto lo chiamano mattaccio, lui si vendica infilando un gruppo di donne nude nelle storie di San Benedetto, poi pur di farsi pagare le riveste. L’impressione è che un gay abbastanza estroso nel Cinquecento potesse anche cavarsela, purché dipingesse bene a prezzi vantaggiosi, ed evitasse certe città meno aperte di altre: Firenze, per esempio, dove già Leonardo da Vinci aveva rischiato parecchio, e dove allo stesso Sodoma capitò un incidente spiacevole, quando un suo cavallo vinse un palio.

    Onde, avendo i fanciulli a gridare come si costuma dietro al palio et alle trombe il nome o cognome del padrone del cavallo che ha vinto, fu dimandato Giovan Antonio che nome si aveva gridare, et avendo egli risposto Soddoma, Soddoma, i fanciulli così gridavano. Ma avendo udito così sporco nome certi vecchi da bene, cominciarono a farne rumore et a dire: “Che porca cosa, che ribalderia è questa, che si gridi per la nostra città così vituperoso nome?”. Di maniera, che mancò poco, levandosi il rumore, che non fu dai fanciulli e dalla plebe lapidato il povero Soddoma, et il cavallo e la bertuccia che avea in groppa con esso lui.

    Povera bertuccia. Ma insomma nei pittori della generazione del Sodoma l’omoerotismo di Sebastiano è già ben più che latente: la cosa diventa più sottile nei secoli successivi e torna a scatenarsi nell’Ottocento. D’Annunzio ha il ‘merito’, consentitemi le virgolette, di mettere la storia nero su bianco: da lui in poi il dado è tratto, anzi, la freccia è scoccata: i gay trovano il loro Santo protettore e non lo molleranno più. Lungo il Novecento il nome viene utilizzato da scrittori di area anglosassone per creare intorno a certi personaggi almeno un dubbio, un alone sessualità ambigua: è il Sebastian di Ritorno a Brideshead (Evelyn Waugh) o quello di Improvvisamente l’estate scorsa (Tennessee Williams). A dire il vero un giovane Sebastian oggetto di attenzioni omoaffettive c’era già nella Dodicesima notte di Shakespeare… Infine, quel che D’Annunzio poteva solo suggerire nel suo Martyre, ci pensa Derek Jarman a esplicitarlo nel suo film del 1976: pensavate che Diocleziano ce l’avesse con Sebastiano per via del Cristianesimo? ma no, macché, la verità è che prima della conversione erano amanti, insomma, più che un martirio un dramma della gelosia. A me personalmente questo ridurre qualsiasi conflitto a questione passionale irrita un po’, però probabilmente non sono il target di un film di legionari che si baciano e parlano latino con un accento inglese. Da Jarman in poi l’associazione tra Sebastiano e gay è diventata così comune che alcuni hanno iniziato a costruire teorie per giustificarla un po’ più seriamente: le frecce che feriscono ma non uccidono come simbolo della penetrazione? Mah.
    Senz’altro le frecce continuano a evocare un sostrato pagano: le guardiamo e pensiamo a Cupido, non c’è niente da fare. Una bella ironia per un santo che si dedicava con zelo a distruggere gli idoli pagani: alla fine ha perso, quando contempliamo il suo glorioso martirio ci viene ancora in mente l’antico Eros. L’associazione funzionava ancora nel medioevo, stilnovisti e petrarchisti sono lì per mostrarcelo. E tuttavia ce n’è un’altra fondamentale, che da Omero arriva fino al secolo scorso e poi svapora un po’: la freccia come allegoria del contagio, dell’epidemia. Un umanità che ignorava l’invisibile, che non conosceva l’esistenza dell’infinitamente piccolo, del batterio, del virus, di fronte al mistero del contagio ricorreva all’immagine della saetta, che un attimo è qua e il momento successivo è là. Già nel primo canto dell’Iliade, se gli Achei muoiono a frotte è perché hanno fatto arrabbiare Apollo Arciere.
    Nella
    Passio Sancti Sebastiani le frecce non sono allegoriche o metaforiche, sono frecce e basta: e tuttavia saranno sufficienti a rendere Sebastiano il santo da invocare contro i bubboni della peste, almeno finché a Trecento inoltrato non arriverà San Rocco a dargli una mano. I secoli passano, ma le epidemie si rinnovano, finché a fine Novecento Sebastiano si ritrova in piena emergenza AIDS: vedi come tutto si tiene? È anche patrono degli arcieri, dei volontari delle pubbliche assistenze e dei vigili urbani, il che può creare un problema di conflitto di interessi nel caso non raro di un vigile che ferma un trans.

  7. “SSV-News”, 22 gennaio 2012, http://sansebastianonews.blogspot.com/2012/01/il-pranzo-del-di-di-festa.html

    IL PRANZO DELLA FESTA

    Il pranzo del giorno della festa aveva delle ben precise caratteristiche. Il primo piatto era la polenta, preparata con farina di granturco, la cui coltivazione era in zona molto diffusa.
    La preparazione della polenta richiede una certa abilità; essendo la farina di granturco ricca di glutine, è necessario rispettare i giusti tempi di cottura e la giusta proporzione degli ingredienti. In caso contrario si ottiene una poltiglia molle più simile ad una purea.
    Ogni donna doveva essere abile nella preparazione della polenta, e sufficientemente paziente da rispettare il suo lungo tempo di cottura. Si tramanda un aneddoto secondo cui, in occasione della festa, un uomo chiese alla sua donna di preparargli il tradizionale piatto. La donna, poco dedita alle faccende domestiche e più interessata alle chiacchiere di paese, arrivò ad ora di pranzo che ancora non aveva preparato niente. Di fretta e furia cercò di rimediare all’ultimo momento “arrangiando” la succulenta polenta che vuoi per l’errato dosaggio degli ingredienti, vuoi per la fretta ed il mancato rispetto dei tempi di cottura non voleva saperne di solidificarsi. Fu così che la donna corse in chiesa, portando con se il paiolo con la polenta. Dinanzi a San Sebastiano implorò:
    San Bastià ntuostela tu! (San Sebastiano induriscila tu) La grazia dal santo fu ottenuta ed il pranzo salvato.
    Il secondo piatto era costituito dal polpettone, cotto nel sugo di pomodoro e farcito con uva passa. Il sugo era anche utilizzato per irrorare la polenta rendendola più appetitosa. Si completava con la frutta secca, fichi essiccati al sole e l’immancabile pane. Il giorno della vigilia della festa, essendo vietato il consumo della carne, si era soliti consumare la ricotta. I più anziani ancora ricordano le tradizionali bancarelle su cui la ricotta faceva bella mostra.
    Oggi non tutti rispettano ciò che la tradizione impone, soprattutto per quanto riguarda la polenta, da molti considerata piatto più vicino alle tradizioni del nord Italia. Molti sono soliti mangiare la lasagna connubio ottimo fra la fresca ricotta e le immancabili polpette.
    Le tradizioni sono però ancora contemplate nelle sagre paesane, quella della polenta, appunto, del giorno 20, organizzata dall’associazione Aquilone e quella tenutasi ieri sera in Piazza Belvedere in cui si potevano gustare zuffritte, salsicce e friarielli, probabilmente più legati al consumo di oggi che a quello di ieri.
    Buon appetito!

  8. Piccole modifiche alla tradizione che non sono ben accette da tutti i fedeli.

    “Il Mediano”, 23 gennaio 2012, http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=16052

    SANTO SPRINT A SAN SEBASTIANO
    La processione del santo patrono brucia alcune tappe storiche e raggiunge a tempo di record la chiesa madre. La tradizione, tutto sommato, continua ma non manca qualche strascico polemico
    di Ciro Teodonno

    Da non devoto e non avvezzo a queste manifestazioni rimango sempre e comunque affascinato dalle feste popolari, proprio per il loro alto valore aggregativo e di reiterazione di quel patrimonio comune così difficile gestire oggi. Proprio per questo, come ho sottolineato per la mancata festa del fucarazzo, credo che questa singolare edizione della processione di San Sebastiano Martire meriti qualche riflessione.
    Quest’anno si è deciso di privilegiare solo alcune zone della cittadina, saltando alcune soste. In genere, per consuetudine o come forma di rispetto verso chi ci abitava, ci si fermava là dove si faceva offerta al santo e si dava ristoro ai presenti. Da anni questa prassi era rispettata, dove a rendere devozione al santo, presso la propria abitazione, erano prevalentemente persone anziane. Ora, come apertamente è accaduto a viale degli Ulivi e in maniera più velata con lo striscione messo dai fedeli di via Vesuvio, c’è stato anche qualche disaccordo per la nuova regolamentazione. Sono inoltre mancate le soste ai Catini, a via Figliola, via Leonardo da Vinci, a una via degli Astronauti bassa che quasi mai ha avuto il piacere di salutare il santo, ma anche altre zone, come appunto via Vesuvio, via Orefici e così via. Padre Enzo, il simpatico parroco giovane, ha comunque rassicurato che il prossimo anno, alcune di quelle zone saranno raggiunte dalla processione.
    Le ragioni di questa nuova organizzazione, che ha visto la processione partire alle 15.30, invece delle statutarie ore 11.00, risalirebbe alle disposizioni dello stesso cardinale Sepe, intervenuto a chiusura di manifestazione per salutare il santo.
    C’è da chiedersi se, tale decisione, oltre che opportuna, possa essere giusta. La festa è condivisione. Se non persiste questo concetto potremmo starcene tranquillamente a casa e vedere quelle degli altri, davanti al focolare televisivo. La festa è momento di ritrovo con chi non vive attivamente il paese, ma anche per chi non abita più lì, e che continua a condividere quello spirito d’appartenenza che lo lega ancora a quei luoghi.
    Perché privare quindi la processione di quelle soste? Di quei luoghi che erano punto di confluenza dello spirito comunitario, delle curtine, dei forni comuni, ma anche di quei posti più recenti, ma possibili prosecutori di quello spirito celebrativo che va svanendo cedendo il posto a uno sterile individualismo. E poi, come può essere paragonata una sosta davanti una casa privata, consolidata nel tempo e nella tradizione, dando con quello che impunemente e per il secondo anno consecutivo è accaduto a Castellammare di Stabia? Dove la sosta la si è fatta sì, a differenza di San Sebastiano, ma davanti alla casa di un camorrista! Come può il cardinale Crescenzio Sepe applicare la stessa regola per entrambe le situazioni?
    Non è mancato però il toccante incontro tra le due comunità di Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio, con la presa in custodia della statua da parte dei primi, in una rinnovata alleanza tra i due paesi vesuviani. Comunque, la processione, quest’anno, è stata graziata dal tempo che, con un bel sole pomeridiano, ha permesso una cospicua partecipazione di fedeli. Oserei dire una concentrata e densa partecipazione, soprattutto al suo arrivo in via Roma, in serata (ore 19.30), dove, passata la digestione si aggiungevano i più. Al vice sindaco Sannino s’è aggiunto anche il sindaco Capasso e altre autorità cittadine, tutti pronti per il momento topico. Ma chi sperava di cavarsela con poca attesa è invece rimasto lì, ad attendere che si facessero le 20.30, orario previsto per il rientro del simulacro e momento dell’appuntamento col cardinale.
    L’anticipo e la sosta prolungata ha fatto sì che in molti, soprattutto quelli che la processione se l’erano fatta tutta, avvertissero il disagio della stanchezza e l’imbarazzo dei temporeggiamenti dei prelati a capo della processione. Tra decine di avemarie, di viva il santo e pensieri vari si è rimasti per più di un’ora fermi o col santo che avanzava e indietreggiava. Alla fine, giunti all’orario stabilito, il santo danzando è risalito alla sua dimora, nel tripudio di applausi, fuochi d’artificio e qualche accenno rock di una adiacente e quasi concomitante manifestazione.
    Qualcuno sostiene che la festa, così col suo orario pomeridiano, abbia avuto più seguito, altri invece ricordano che in passato molti pranzavano solo dopo il passaggio e la devozione al santo sancendone la ritualità; io credo invece che mentre san Sebastiano è venerato, gran parte dell’anno, nella sua chiesa, il 20 gennaio o giù di lì, è lui che si ricongiunge col suo territorio e i suoi fedeli. I quartieri, le frazioni, i caseggiati, lo accolgono come a casa loro, ecco perché la festa prima poteva sembrare più dilazionata e meno frequentata; l’effetto scenico di una via Roma stracolma di persone è certamente d’impatto ma ricordo che se a questa tradizione togliamo le soste storiche, come la piazzetta al fucarazzo di San Domenico, togliamo alla festa le sue basi, riducendola a una semplice passerella serale. E poi, siamo veramente sicuri che andrà sempre così?

  9. Il racconto filmato della processione del 22 gennaio 2012, a cura di SSV-News:
    VIDEO (12’45”)
    Molto suggestivo il rientro della statua: dapprima viene fatta danzare (da 5’40” a 8’30”), poi dopo il saluto del cardinale, rientra nel santuario a ritroso, così da non voltare mai le spalle ai fedeli e al paese. Notevole la partecipazione popolare e la gran folla per strada.

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