La morte quotidiana

Ieri a SSV una coppia si è sposata. I fasci di tulipani e di rose lungo le scale della chiesa si aggiungevano agli addobbi della festa patronale della prossima settimana, in un solenne riverbero di bianco e di rosso. Come ogni anno, dal primo gennaio, tra la facciata della chiesa e il palazzo che un tempo fu sede comunale, in alto sulla strada che separa le due istituzioni è appesa un’icona del Protettore, preceduta e seguita da luminarie a metà tra il natalizio e il patronale. Ieri a SSV c’erano molti fiori, ma non tutti perché si festeggiava. Il fioraio davanti al cui negozio ho parcheggiato la mia auto m’ha raccontato che aveva preparato una ghirlanda da portare a SGC, il comune accanto, perché la sera prima c’era stato un duplice omicidio e una delle vittime era innocente, non come l’altra che invece aveva legami con i clan. Ieri a SSV ho incontrato molte persone, quasi tutte per la prima volta. E’ stata una giornata intensa e densa di informazioni (ne parlerò in qualche prossimo post), ma tutti – subito – mi hanno detto che a SGC era morto il padre di una giornalista, che avevano ammazzato il padre della corrispondente del Mattino che segue la cronaca della zona, quindi anche di SSV. La notizia è tremenda e, purtroppo, usuale. Due killer in moto crivellano di colpi un rivale e poi, per non lasciare testimoni, sparano anche a Vincenzo Liguori, 57 anni, meccanico. Innocente. L’orrore aumenta quando si viene a sapere che è il padre dell’inviata del quotidiano napoletano, Mary Liguori: dalla redazione non fanno in tempo a fermarla, lei è già sul posto a scoprire di persona l’insopportabile fine di suo padre. La cronaca prosegue riferendo dei soliti, sacrosanti, summit per la sicurezza e appelli contro l’omertà. Ogni volta speriamo portino a qualcosa, come anche ora. Ma in realtà in bocca abbiamo già l’amaro della disfatta. Ieri a SSV la vita era quella di tutti i giorni, con i vigili urbani a controllare il flusso di auto dal marciapiedi dov’è il negozio di telefonia, con l’insegnante di inglese a iniziare la sua lezione con “Our Father”, con il barista a preparare la macchina del caffè e a pulire il bancone, con i fedeli a pregare per la gloria del santo patrono, con una nuova famiglia festeggiata con una pioggia di riso da amici e parenti vestiti di nero. Ma ieri a SSV c’era anche un po’ più di silenzio, come se ognuno sentisse dentro di sé quella linea sottile che divide il prima e il dopo, l’oppressione e la libertà, la casualità della morte e la fortuna di essere vivi. . (Cosa fa davvero paura? Evidentemente ciò che è più vicino e quotidiano, ciò che rientra nel campo dell’esperienza. E’ più pericoloso il manager che taglia centinaia di posti di lavoro con una firma su un foglio nel privato del suo ufficio o la zingarella che copre le sue mani con un giornale per aprire la borsa nella calca dell’autobus? E’ più pericoloso sedersi su una grande bomba che non scoppia o camminare tra piccoli proiettili sibilanti? I rischi possono essere percepiti e non percepiti, ma indubbiamente seguono una gerarchia mutevole.)

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AGGIORNAMENTO del 28 luglio 2014:
Stamattina è stato ucciso Mariano Bottari, un pensionato di 75 anni, a Portici. Gli investigatori sono convinti che si tratti di un omicidio dovuto ad un errore: “Ai carabinieri che hanno avviato le indagini per accertare la dinamica dell’agguato è subito apparso chiaro l’anomalia di un omicidio ai danni di un uomo senza nessuna macchia sulla sua fedina penale, totalmente incensurato, non legato ad alcun clan camorristico e con nessun familiare pregiudicato e legato alla criminalità organizzata locale. Anche la prima reazione di parenti e amici è stata di incredulità e dolore. […] Non è la prima volta che gli spietati killer della camorra napoletana uccidono un innocente per errore. Il 15 ottobre del 2012 Pasquale Romano, 30 anni; […] l’11 giugno del 1997, Silvia Ruotolo” (“La Repubblica”, 28 luglio 2014, QUI).

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3 thoughts on “La morte quotidiana

  1. Oggi a Pollena Trocchia si sono tenuti i funerali di Vincenzo Liguori.
    Pietro Treccagnoli sul Mattino riferisce di “Un paese in lutto, fermo, immobile“, di “Una chiesa stracolma di gente, di autorità politiche e militari e tantissima gente comune“. Nell’omelia don Tonino Palmese ha lanciato un appello a resistere contro la criminalità: “Vincenzo non si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato. Era al posto giusto perché stava lavorando nella sua officina. Gli assassini erano al posto sbagliato. E non dobbiamo fare in modo che siano loro ad andare via. Noi dobbiamo restare qui a lottare per il bene“.
    Tra le varie reazioni, quelle di don Luigi Ciotti: “Sconfiggiamo l’omertà e collaboriamo con chi indaga per trovare chi ha ucciso un onesto lavoratore“; e del parroco di San Giacomo, don Giuseppe Cozzolino, che ha urlato ai killer: “Vergognatevi, mettetevi scuorno. E a alle persone perbene dico: non perdete la speranza“.

    Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=134888&sez=NAPOLI&ssez=PROVINCIA

  2. Pingback: Il rischio è un tutto | Paesaggi vulcanici

  3. “La Repubblica”, 28 luglio 2014, QUI

    Ucciso in strada a Portici, gli investigatori: errore di persona
    UCCISO IN STRADA A PORTICI, GLI INVESTIGATORI: ERRORE DI PERSONA
    Mariano Bottari, 75 anni stava percorrendo a piedi via Benedetto Croce, una strada secondaria. Dolore e incredulità di parenti e amici
    di Redazione

    E’ stato ucciso per errore Mariano Bottari, vittima di un agguato stamattina a Portici nel Napoletano. Gli investigatori sono infatti convinti che l’anziano 75enne si trovasse nel posto sbagliato al momento sbagliato, a pochi passi da casa sua. Ma non è detto che si sia trattato di un agguato: il colpo di pistola che ha raggiunto l’uomo al volto potrebbe essere stata una pallottola vagante esplosa da una pistola durante una rapina o un regolamento di conti. In via Scalea, luogo del delitto, sarebbero stati notati, in corsa, due motorini con quattro persone a bordo.
    Ai carabinieri che hanno avviato le indagini per accertare la dinamica dell’agguato è subito apparso chiaro l’anomalia di un omicidio ai danni di un uomo senza nessuna macchia sulla sua fedina penale, totalmente incensurato, non legato ad alcun clan camorristico e con nessun familiare pregiudicato e legato alla criminalità organizzata locale.
    Anche la prima reazione di parenti e amici è stata di incredulità e dolore. Nessuno si spiega come “lui che era una brava persona possa essere stato ucciso”. Sul posto è arrivata la figlia della vittima che non ha retto e ha trovato rifugio nella vicinissima chiesa del Redentore. Stupore anche del parroco Giuseppe De Crescenzo che definisce la famiglia Bottari di “brave persone che frequentano la nostra chiesa”. “Accudiva la sua moglie invalida – racconta una signora – sono sconvolta per la sua morte”. La vittima era pensionato ed aveva una moglie invalida. E’ stato ucciso a pochissimi metri dalla sua abitazione, in via Scalea.
    Non è la prima volta che gli spietati killer della camorra napoletana uccidono un innocente per errore. Il 15 ottobre del 2012 Pasquale Romano, 30 anni, fu vittima di uno scambio di persona: era alla guida della sua auto, una Renault Clio, quando in piazza Marianella, nell’omonimo quartiere, la vettura venne affiancata dai killer, che gli spararono contro quattordici colpi di arma da fuoco. Per quel delitto il tribunale diede l’ergastolo a Salvatore Baldassarre.
    L’undici giugno del 1997, Silvia Ruotolo fu uccisa in sparatoria tra clan rivali. Rosario Privato, pentito di camorra, era uno dei killer. Anni dopo ha raccontato in una intervista a Repubblica quello che accadde alla salita Arenella, all’ora di pranzo. E descrive l’immagine di quella donna che cade stringendo forte la mano del suo bambino, Francesco, cinque anni, che era appena uscito da scuola. mentre dal balcone di casa, due passi dal luogo dell’agguato, li guardava l’altra figlia Alessandra, di dieci anni. E piangeva, vedendo morire la sua mamma sotto il fuoco dei killer
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