Noi siamo il nostro luogo

In un brano che cito spesso, Vito Teti scrive: «Le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la nostra memoria, la nostra vita non possono che essere raccontate e rappresentate rispetto a un luogo. Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso inventato. Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi».
La prima reazione della maggior parte delle persone a cui chiedo un’intervista per la mia ricerca è di un certo disagio o imbarazzo. Qualche reminiscenza di interrogazioni scolastiche si riaffaccia alla memoria, per cui subito scatta una sorta di “meccanismo di difesa” che porta a schivare la mia proposta e a reindirizzarmi verso qualcuno più “esperto” di loro. Dal canto mio faccio il possibile per non usare il termine “intervista”, che reputo logoro e monodirezionale (nel mio settore, ovviamente), pertanto uso “chiacchierata”, quale in effetti poi si rivela anche agli occhi dei miei informatori.
Studiare la “vita quotidiana” stupisce, evidentemente perché nel “banale” si ritiene non ci sia nulla di interessante: “ma che ti posso dire, io?“, sembrano pensare molti che, anzi, a volte me lo dicono chiaramente. “Io, proprio io, sono una persona semplice, conduco una vita regolare, apro il negozio, sto qui tutto il giorno, frequento solo la mia famiglia o qualche parente… uso l’auto, non vado a piedi; sul vesuvio ci vado quando fa la neve o per una festa di matrimonio… che posso dirti, io?“. Invece a me interessano proprio i dettagli “insignificanti”, quelli in cui posso anche ritrovare me stesso: i miei ricordi in altri luoghi, con altre persone, ma in situazioni simili, con esigenze e legami più vicini di quanto possa apparire ad un primo sguardo. E poi arriva sempre la sorpresa, la particolarità che non ti aspetti, la sfumatura che rende unici ciascuno di noi.

In queste prime due-tre settimane del 2011 ho incontrato molte persone, con tutte ho costruito un bel dialogo, ma tutti naturalmente da proseguire e approfondire. Ho preso anche molti altri contatti e la mia preoccupazione, in questo momento, è di non intasarmi di appuntamenti. Dopo ogni incontro ho bisogno di un certo distacco, di un po’ di silenzio per assorbire ciò di cui abbiamo parlato, ciò che mi è stato raccontato. In questo senso, le ore trascorse in auto per raggiungere SSV o per tornare a casa mia sono una specie di camera di decompressione in cui, a seconda del senso di marcia, preparo o ripenso all’incontro. In autostrada, tra le strade tortuose della mia Penisola e lungo le vie trafficate del vesuviano non è semplice concentrarsi su altro che non sia la guida, ma col registratore acceso conservo i pensieri che mi vengono in mente, magari raccontando in viva voce la giornata alla mia fidanzata al telefono…

Vabbè. Piccoli dettagli, dicevo, episodi minimi, luoghi secondari, pomeriggi d’infanzia… Non sempre li si può evocare “a comando”, allora bisogna coglierli quando si manifestano nel modo più spontaneo. Conosco una persona che ha una grande capacità di riconoscere e comunicare aneddoti, circostanze, sensazioni quasi impercettibili eppure di grande significato e profondità. Costui me le racconta, le colgo dalle sue riflessioni ad alta voce, ma le scrive anche pubblicamente. Di seguito alcuni brani tratti dal suo blog e dal webgiornale con cui collabora.

A proposito di una piccola stradina oggi abbandonata e vandalizzata: “I miei ricordi di bambino mi portano indietro nel tempo, quando andavo in quel casolare a comprare il vino per mio nonno. Ricordo quando m’accoglieva una bonaria vecchietta sdentata che mi affidava al marito, vecchietto troppo alto per reggere il peso del lavoro e degli anni che, perennemente curvo, s’incamminava, accompagnandomi verso la cantina. E questa era la vera sorpresa, si passava prima in un cellario, leggermente al di sotto del livello del terreno ma poi, attraverso un’angusta scalinata scavata nella lava si scendeva verso il basso, alla cantina vera e propria, molto umida ma piacevolmente fresca d’estate. Era illuminata da una lampada da sessanta watt appesa a una piattina bianca che faceva vibrare le ombre al nostro passaggio. Lentamente risalivo alla luce; era piacevole attardarsi e fantasticare con quelle ombre ma il vecchierello mi esortava a sbrigarmi. Chissà se esiste ancora quella cantina“.

A proposito di un’associazione sportiva nata dal basso: “Ricordo ancora quando, tassativamente, prima di cominciare una partita di calcio, all’epoca si riusciva ancora a giocare in ventidue su un campo semiregolamentare, si doveva zappettare il campo di gioco, sradicare erbacce e togliere pietre. Mentre i nostri genitori, accantonate le vicissitudini della quotidianità, si arrovellavano in riunioni fiume nelle proprie case, per la gestione di quel sogno comune, dare uno spazio degno di questo nome ai giovani di via degli Astronauti. Sia ben chiaro, all’epoca, volendo, si poteva ancora giocare a pallone per strada, e addirittura in discesa! Ora però, la cara, vecchia e malandata via, se sei fortunato, forse, riesci solo ad attraversarla“.
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Tra i commenti le versioni complete dei due post citati, più altre informazioni
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La festa mancata. Un cattivo presagio?

La festa del Santo Patrono di SSV ricorre il 20 gennaio con numerose celebrazioni eucaristiche, ma i festeggiamenti esterni si svolgono la domenica successiva, quest’anno il 23 gennaio. Le strade del centro si affollano di bancarelle ambulanti e di fedeli in attesa che si snodi la processione. A volte, però, il maltempo non ne consente il rituale e, come mi è stato riferito, i portatori vestiti di rosso possono solo esporre la statua del martire in cima alle scale del Santuario per fargli benedire il paese. L’altro ieri la pioggia non ha permesso la cerimonia e, con grande disappunto e preoccupazione di alcuni devoti, dopo la messa principale si è deciso di non affacciare nemmeno il simulacro del Patrono: tutto rinviato a domenica prossima, 30 gennaio.
Ho registrato alcune opinioni che prima o poi trascriverò. Intanto una cronaca precisa e puntuale della festa mancata è quella di Ciro Teodonno sul Mediano (24.01.2011):

SSV, SFUMA LA FESTA
Le proibitive condizioni atmosferiche hanno imposto un rinvio della processione. Molta delusione e qualche recriminazione. L’appuntamento è rinviato a domenica prossima, tempo permettendo.
Che le cose si potessero metter male, lo si era già intuito stamattina, quando, i botti della diana, davano inizio alla festa sotto un cielo plumbeo più che mai e con un ora di ritardo rispetto alle tradizionali 7:30. Le pessimistiche previsioni si sono dimostrate in tutta la loro veridicità, con un Vesuvio imbiancato e una pioggia fredda e insistente.
Verso le 10:00 sembrava che il tempo potesse reggere la speranza dei fedeli, che a frotte hanno incominciato ad affluire presso la chiesa madre, fiduciosi di accaparrarsi la posizione migliore e di veder passare da vicino il cardinale Sepe e la sacra effigie; del resto l’occasione era delle migliori, è questo infatti il momento culminante della vita religiosa e civica della cittadina, che vede una massiccia affluenza di [abitanti di SSV] provenienti anche da altri luoghi fuori Napoli.
Consistente è stata pure la presenza dei politici che, in prima fila, attendevano un cardinale più volte annunciato e mai arrivato. Problemi di jetlag? Non c’è dato sapere; ad ogni modo c’era un suo rappresentante e questo non ha comunque frenato l’entusiasmo dei devoti che, durante la messa celebrativa, hanno inneggiato al santo martire fino alla 11:30, quando, all’atto di organizzare l’uscita della statua, sono incominciate le prime titubanze tra parroco e organizzazione.
La pioggia era ora insistente e per il pomeriggio si prevedeva un forte peggioramento, che fare? Si è andati avanti così per un po’ con una trattativa che vedeva chi a favore e chi contro lo svolgimento del sacro corteo, già differito per motivi pratici alla domenica seguente la festa canonica, caduta lo scorso giovedì 20.
Verso mezzogiorno c’è l’annuncio, la processione non si farà. La banda che scaldava gli strumenti, intirizziti quanto i loro suonatori, sfuma la musica; i volti dei presenti sembrano anelare a un ultimo barlume di speranza ma l’avviso è perentorio, la festa è spostata a domenica 30. La folla, delusa o rassegnata, si dirada, ci si saluta ma qualcuno borbotta; avrebbero voluto almeno vedere il santo fuori il portale, come augurio di quella ciclica prosecuzione del patto tra l’umano e il divino che ci aiuta a sopportare le nostre umane vicissitudini. Qualcuno sostiene, che in simili circostanze, si era permesso in passato che [il Patrono] fosse condotto al cospetto dei cittadini, e invece no, bisognerà aspettare altri sette giorni, ne varrà la pena?
Una festa a metà, o per lo meno una festa interrotta, chi sa se i santi numi non ce l’avessero veramente con qualcuno!

Alcune immagini sono qui e qui.

Perché l’itinerario della processione esclude le periferie? (al commento #01)
Tra i commenti, alcuni link ad articoli su feste dedicate a SSm in altri paesi del vesuviano.

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Il classico percorso della processione a SSV:

Percorsi plurali

Accade spesso che le persone che contatto per la mia ricerca, al momento del nostro incontro mi propongano di fare un giro per il paese. Vogliono mostrarmi i luoghi, dopo che al telefono o per e-mail ho spiegato loro l’oggetto del mio studio. L’appuntamento è davanti alla chiesa o in un bar, generalmente quello equo-solidale. Questo, almeno, finora.
Io, naturalmente, ne sono contento perché osservare le persone nel loro territorio e farselo raccontare percorrendolo insieme era ed è una delle caratteristiche metodologiche che intendo sperimentare. La difficoltà è nel riuscire a raccogliere tutte le informazioni: il discorso segue la strada e lo sguardo spesso viaggia più veloce delle parole, per cui è complicato riuscire a fermarne i tratti essenziali. Sono consapevole che non è quello il momento per essere puntuali, ma mi sto accorgendo di quanto una tale modalità sia importante per un altro tipo di informazioni, quello relativo al modo di muoversi sul territorio, alla padronanza dei luoghi, alle preferenze personali e così via. Mi lascio letteralmente guidare e lascio che l’itinerario sia deciso e illustrato interamente dall’informatore.
Ognuno ha la propria lettura dei luoghi, ognuno mi propone un percorso personale.
Ad esempio, con G.P., un uomo sui sessant’anni, sono andato in giro per il vulcano, salendovi lungo la strada più antica, quella che passa per il borgo collinare di un comune vicino. E’ stata quasi un’escursione biografica, attraversando innanzitutto i luoghi della sua infanzia – quel borgo, appunto – per poi proseguire tra gli spazi e le persone della sua età lavorativa, quindi accanto ai boschi e ai sentieri che invece frequenta adesso da pensionato (anzi, che rifrequenta come da ragazzo) per andare a funghi o per accompagnare amici e nipoti. Ha lavorato come tecnico telefonico e durante la nostra passeggiata mi ha presentato vari amici che hanno le loro attività sulle pendici del Vesuvio: ristoratori, artigiani, venditori di souvenir; tutte persone a cui controllava la linea telefonica e che ancora lo chiamano in caso di qualche imprevisto agli apparecchi. Durante il nostro giro abbiamo fatto sosta all’imbocco di alcuni sentieri o su determinati affacci particolarmente ampi da cui vedere vecchie baracche di fuochi artificiali o l’antica stazione Cook della funicolare, ristrutturata a poca distanza dai decennali cumuli di immondizia di una discarica ormai ricoperta d’erba. Alla fine, così come era cominciata, la nostra escursione si è conclusa a SSV, tra i luoghi del suo quotidiano: la chiesa, il comune, le ottime panetterie…
In una seconda occasione, invece, ho percorso in automobile tutte le strade principali del comune in compagnia di V.C., un imprenditore trentenne che nel tempo libero si occupa di un’associazione molto attenta alla vita politico-amministrativa del paese. Dopo un caffè in centro, dove ci siamo incontrati, siamo andati direttamente nella zona industriale, quella più a valle al confine con altri comuni. Siamo passati accanto ad aziende di vario tipo e ad un paio di locali notturni molto frequentati, ma anche intorno ad un’antica splendida villa settecentesca un po’ malandata e ad un paio di masserie che forse diverranno ristoranti per cerimonie. Ci siamo fermati al cantiere bloccato di un grande albergo e fuori al cancello del parco comunale su cui forse sorgerà una nuova chiesa. In un’altra zona ho visto il terreno su cui qualcuno intende costruire un parcheggio multipiano ed un centro commerciale, e in un’altra – nella zona alta del paese – la strada dove si appartano le coppiette la sera, nei pressi di un maneggio e di alcuni ristoranti da matrimonio. Il giro è terminato in centro, in un paio di zone dove hanno sede alcune associazioni di volontariato come ad esempio la Croce Rossa. La descrizione dei luoghi (e delle loro previste trasformazioni future) era incentrata sull’attualità politico-amministrativa del comune: il mio interlocutore è molto addentro alle questioni locali e conosce provvedimenti e storie che lo rendono un serio competente.
In un altro caso ho incontrato C.T. che, soprattutto attraverso l’impegno giornalistico, frequenta e racconta il suo territorio per mezzo di vari media. Anche lui mi ha proposto di camminare per le strade, ma si era già fatto buio, per cui ho preferito restare a parlare al tavolo di un bar. La sua attitudine da trekker è emersa comunque con grande evidenza: è stato il mio incontro più formale, ma mi ha parlato dei vari luoghi che ama percorrere, sia per monitorarli, sia per continuare a riscoprirli. E’ stato un racconto che dovremo approfondire, ma che mi ha mostrato vari piani di percezione: tra il reale e l’onirico, tra i ricordi e le prospettive future, tra la conservazione e la trasformazione.
Infine, ho parlato con B.C., un giovane e preparatissimo storico locale, che – per ora al telefono – mi ha raccontato dei beni culturali del paese e di alcune vicende arcaiche che possono essere utili a comprendere certe dinamiche attuali. Mi ha molto colpito, ad esempio, la notizia per cui la lava è colata nel territorio di SSV solo in tre occasioni e tutte dopo il 1852, quando per cause geologiche la barriera naturale che protegge l’abitato dal cratere – ovvero la parte più occidentale del monte Somma – si è abbassata rendendo possibile la tracimazione del magma e il suo pericoloso avvicinamento all’abitato. Naturalmente voglio verificare questa informazione con un vulcanologo, tuttavia mi sembra comunque importante (anche se fosse solo parzialmente corretta) se si considera che, invece, il racconto più celebrato narra di una continua e secolare lotta col vulcano fatta di caparbie ricostruzioni post-eruzione da parte degli abitanti: un mito che probabilmente va problematizzato.

In ciascuno degli incontri che ho raccontato in questo post ho avvertito un forte attaccamento al territorio, sebbene in modalità diverse e dando centralità a luoghi differenti. In un caso si trattava dei luoghi dei ricordi, in un altro di quelli del mutamento, in un altro ancora quasi di spazi sensoriali, infine di quelli delle radici. Sono tutti luoghi relazionali, cioè luoghi di scambio e di condivisione dove però il vulcano è presente con pesi diversi.
Ovviamente, la sommaria e provvisoria classificazione che ho appena proposto non è fra compartimenti stagni, ma fra tendenze prevalenti. Il territorio (io preferisco dire il paesaggio) è un testo scritto collettivamente attraverso le generazioni, ma che è letto e interpretato individualmente. Le mie “chiacchierate in movimento” (“intervista” è un termine che mi piace poco, almeno per quanto riguarda il mio lavoro, ma lo spiegherò meglio in un post successivo) mi sembrano un’interessantissima sperimentazione: una forma di dialogo attraverso sentieri non asfaltati e che probabilmente non asfalteremo.

La “piccola Svizzera”

Il Sud è pieno di “paesi presepe”, borghi tradizionali aggrappati alle montagne appenniniche o, più raramente, alle coste mediterranee. Leonardo Sciascia odiava quella definizione e nel 1980, dopo il sisma in Irpinia, scrisse sul Mattino che è “una delle espressioni più retoriche e mistificanti che siano venute fuori su questa grande tragedia del terremoto” [cit. in Niola].
I “paesi presepe”, però, non sono soli. Una definizione della stessa tipologia, infatti, è presente in numerosissime aree: quella con cui, attraverso una serie di elementi convergenti e per mezzo di una comparazione con il circondario, uno specifico paese viene etichettato come “piccola Svizzera”. Si tratta di un’espressione emersa nell’Ottocento per connotare i paesaggi che rispondevano a determinate caratteristiche estetiche: “A little Switzerland or Schweiz is a landscape, often of wooded hills. This Romantic aesthetic term is not a geographic category, but was widely used in the 19th century to connote dramatic natural scenic features that would be of interest to tourists. Since it was ambiguous from the very beginning, it was flexibly used in travel writing to imply that a landscape had some features, though on a much smaller scale, which might remind a visitor of Switzerland” [qui].
SSV è uno di questi paesi. La “piccola Svizzera” vesuviana (e napoletana) è la località più ambita dell’area. La definizione, come qualsiasi etichetta, nasce dal confronto con la regione più ampia in cui è inserito il paese: la sua qualità della vità è ritenuta più alta, vi è maggior verde urbano, meno traffico e più quiete, meno imprevisti e più disciplina, in generale vi è un reddito più alto, ma nel successo di questa definizione incide anche la maggior altitudine rispetto ai paesi confinanti e, non di rado, l’essere inserito in un paesaggio montano; altre volte ancora quell’etichetta è attribuita alle località con un certo spirito d’indipendenza da un lato e una buona capacità di pluralismo dall’altro (è ciò che dice, ad esempio, lo scrittore Gyorgy Konrad a proposito della Transilvania, come riferisce Rumiz).

Le cosiddette “piccole Svizzere” sono innumerevoli. Cercando con google se ne trovano in ogni parte d’Italia.
Lo è la Sila in Calabria, le Madonie in Sicilia, Pescasseroli e Tagliacozzo in Abruzzo, la Valle del Turano nella Sabina laziale, Archinazzo sempre nel Lazio, Frontone nelle Marche, Monesi di Triora in Val Tanaro in Liguria, l’Alpe Noveis nel biellese, la Val Taleggio nel bergamasco, l’Altopiano di Asiago in Veneto…
Ma sono “piccole Svizzere” anche San Carlos de Bariloche in Argentina, Saint Martin Vésubie nei pressi di Nizza, il Mullerthal lussemburghese, Ifrane in Marocco e addirittura tutto il Lesotho nell’Africa meridionale e il Rwanda nel centro del continente.
In Campania, oltre SSV ci sono anche Cava de’ Tirreni in provincia di Salerno e Piedimonte Matese in provincia di Caserta. Ma probabilmente se ne possono trovare molte di più.

A SSV la definizione si rafforza con un ulteriore elemento, la pulizia e la raccolta differenziata di immondizia: “E’ uno dei comuni campani con il più alto tasso di “raccolta differenziata”. SSV ritorna ad essere quindi la “Piccola Svizzera”,  che negli anni 60 e 70 segnò il boom economico del vesuviano” [Luigi Ferraro in un articolo del 4 luglio 2008: qui].

“Piccola Svizzera” è un luogo comune, ma positivo e per questa ragione emerge spesso nei discorsi socio-politici, soprattutto in questo periodo, in vista delle elezioni della prossima primavera: dietro quel semplice slogan c’è un sentimento di prestigio che va continuamente difeso perché costantemente assediato.

ALL’INTERNO, ARTICOLI SULLA VIVIBILITA’ DEL PAESE (e relativi commenti):
– Ciro Teodonno, L’ESEMPIO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA A SSV (10.10.10, qui)
– Umberto Vastarini, LETTERA APERTA AL SINDACO DI SSV (11.05.09, qui)
– Ciro Teodonno, QUANTO CONTA SAN SEBASTIANO NEL CONTESTO VESUVIANO? (19.12.10, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. POCO FLORIDE LE AIUOLE CONCESSE AI PRIVATI (26.03.10, qui)
– Ciro Teodonno, LE NOSTRE STRADE. INSICURE, SPORCHE E ABBANDONATE (17.01.10, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. «DENUNCIATE LE ESTORSIONI» (20.01.10, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. COME SI FA POLITICA DALLE NOSTRE PARTI (20.06.09, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. IN CONSIGLIO SI DISCUTE DI ANTIFASCISMO, PIANO CASA E VIABILITÀ (18.02.11, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. MORIRE PER ATTRAVERSARE UNA STRADA (18.03.11, qui)
– Ciro Teodonno, GLI ABITANTI DI SSV NON SI SPORCANO LE MANI (20.03.11, qui)
– Giampiero Barbato, PIAZZA CAPASSO TRA DEGRADO E ABBANDONO (16.03.11, qui)
– Redazione, SSV. ARRESTATO PER FURTO D’AUTO (21.05.11, qui)
– Ciro Teodonno, NON SONO IO RAZZISTA, SONO LORO CHE SONO ZINGARI! (04.06.11, qui)
– Ciro Teodonno, CONSIGLIO STRAORDINARIO SULLA SICUREZZA (06.07.11, qui)
– N@po, IL PUNTO SUI LAVORI STRADALI A SSV (01.08.11, qui)
– N@po, INNAFFIATE LE PIANTE! (25.08.11, qui)
– Ciro Teodonno, SSV. UN PROGETTO PER LA LEGALITÀ (22.09.11, qui)
– N@po, INCENDIO DOLOSO IN PIAZZETTA CAPASSO (24.12.11, qui)
– N@po, LA “PICCOLA SVIZZERA” PIACE ANCORA (29.01.12, qui)
– Ciro Teodonno, SAN SEBASTIANO E IL PARADISO PERDUTO (22.10.13, qui)
– Ciro Teodonno, SAN SEBASTIANO, LE DISCARICHE DELLE VIE NASCOSTE (16.12.13, qui)

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INTEGRAZIONE del 17 luglio 2015:
La Piccola Svizzera vesuviana esiste ancora? Se lo domanda la pagina facebook “San Sebastiano al Vesuvio News“:

Siamo ancora legati in qualche modo all’immagine della Piccola Svizzera. Della cittadina gioiello in cui tutti speravano di vivere, guardata con ammirazione ed assunta come modello dagli altri paesi del vesuviano. Quell’immagine, legata indissolubilmente all’azione di uomini d’altri tempi, in cui l’orgoglio, il rispetto e l’amore per il territorio e pa’ Muntagn, non avevano confini, è però oggi sbiadita e confusa. Resta sullo sfondo, a ricordare che vivere di rendita, cullarsi sugli allori, comporta il rischio di perdere terreno, restare inermi a guardare gli altri che avanzano. E gli altri sono quei paesi vicini i cui sguardi di ammirazione ricambiavamo con supponenza e presunzione. Massa di Somma, Pollena Trocchia, Ercolano, San giorgio a Cremano, hanno fatto notevoli passi in avanti in questi anni.
E noi? Fermi in attesa che qualcosa potesse cambiare.
San Sebastiano al Vesuvio appare oggi un territorio abbandonato e sofferente. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato ed alla luce sono venuti i piccoli grandi mali, fatti di concessioni e privilegi. Un intreccio di cui in molti erano, se non a conoscenza, almeno sospettosi e che ora emerge prepotente. L’interesse personale ancora una volta vince rispetto a quello collettivo.
Sullo sfondo restano i cittadini che nulla hanno a che vedere con certe cose, ingannati e traditi nelle scelte e nei valori. Ma indignazione e rabbia non bastano ad assicurare un cambiamento che sia autentico e duraturo. Quel cambiamento che la nostra San Sebastiano merita davvero, e noi con Lei.

Verso le elezioni comunali

La prossima primavera a SSV ci saranno le elezioni per il rinnovo della carica di sindaco e dei consiglieri comunali. I programmi, i temi, i comizi, i manifesti, gli slogan, le fotografie… Sarà un momento carico di stimoli e spunti, tutti da ascoltare e da osservare. La storia politico-istituzionale del paese, negli ultimi 50 anni, è strettamente legata ad un paio di persone e, a mio avviso, ciò ha contribuito a plasmare il senso dei luoghi e del rischio che vi è legato. Già questi ultimi mesi di mandato saranno piuttosto interessanti perché probabilmente non mancheranno proposte e delibere che avranno più il sapore di azioni rivolte alla tornata elettorale che quello del progetto disinteressato e lungimirante (qualcuno, ad esempio, interpreta in questa maniera l’annuncio della costruzione di una nuova chiesa).
Comunque sia, non potrò non fare attenzione a questa particolare occasione. Pertanto, oggi comincio ad archiviare notizie ed opinioni di natura politico-elettorale grazie ad un breve articolo di Salvatore Esposito apparso su “L’ora vesuviana” del gennaio 2011:
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Capasso vorrebbe correre per Roma, ma Carpio “divide”

SSV – A pochi mesi dall’apertura delle urne elettorali per il rinnovo del consiglio comunale, lo scenario politico [di SSV] diventa sempre più ingarbugliato. Arendere più complesso il quadro é la posizione del sindaco Pino Capasso, che non ha sciolto ancora i dubbi sul suo futuro: correrà per la fascia tricolore oppure sarà lanciato a Roma, in caso di elezioni politiche anticipate? Se Capasso dovesse fare un passo indietro potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di ricandidare a guida del centro sinistra sansebastianese Silvio Carpio, soluzione che però avrebbe il veto sia dei socialisti che di una parte del Pd. In attesa che Capasso decida, nel centro sinistra le acque restano agitate. I socialisti chiedono da mesi, senza avere risposta, un tavolo politico per discutere di alleanze e programma. In casa Pd, invece, la situazione é sempre più difficile. Anche a seguito dell’ultimo congresso che ha eletto Mazzocchi coordinatore, la componente “critica” del partito (Lello Aratro, Biagio Pizzo e Luigi Mondini), ha deciso di non partecipare al coordinamento cittadino. Critico con il partito il vice sindaco Biagio Pizzo, che non ha escluso la possibilità di non ricandidarsi. “Auspico – ha dichiarato Pizzo – maggiore discussione e dibattito nel Pd, se cosi non dovesse essere credo che vengano meno le condizioni di una ricandidatura. Il confronto fa parte della mia cultura politica, e su questo punto non transigo”.
[Fonte]

Altri articoli:

    • Ciro Teodonno, Rifondazione comunista: “Noi unico presidio allo strapotere dei Capasso”, 20.03.2010, “Il mediano”
    • Salvatore Esposito, Il Pdl si organizza e il Pd ricandida Capasso tra malumori e dissenzi, febbraio 2011, “L’ora vesuviana”
    • Salvatore Esposito, L’ammutinamento in casa Capasso e le anime dentro il Pd, marzo 2011, “L’ora vesuviana”
    • Salvatore Esposito, Pd da solo senza Socialisti e Rifondazione, Pdl indeciso e una terza lista, aprile 2011, “L’ora vesuviana”
    • Ciro Teodonno, I giovani incontrano i partiti, 14 aprile 2011, “Il mediano”
    • Le opposizioni pronte al voto, già tre liste, 8 aprile 2011, “Elezioni News Campania”
    • Paolo Perrotta, I candidati a SSV, 17 aprile 2011, “L’ora vesuviana”
    • Salvatore Esposito, Una poltrona per tre: tutti contro Pino Capasso, maggio 2011, “L’ora vesuviana”
    • Salvatore Esposito, Dopo 60 anni i socialisti fuori dal Consiglio, maggio 2011, “L’ora vesuviana”
    • P.P., Tra destra, sinistra e centro ha vinto la comunicazione, maggio 2011, “L’ora vesuviana”
    • Ciro Teodonno, La verità sull’esclusione dei socialisti, 27 aprile 2011, “Il mediano”
    • Ciro Teodonno, Il Popolo di SSV: siamo noi la lista vincente!, 29 aprile 2011, “Il mediano”
    • Ciro Teodonno, Michele Capasso: “A SSV i giochi li decidiamo noi!”, 2 maggio 2011, “Il mediano”
    • Ciro Teodonno, La Federazione della Sinistra, la loro SSV, 7 maggio 2011, “Il mediano”
    • Ciro Teodonno, Uniti per SSV: «A noi interessa la sfida sui contenuti», 12 maggio 2011, “Il mediano”
    • Ciro Teodonno, SSV. Il confronto tra i candidati a sindaco13 maggio 2011, “Il mediano”
    • Salvatore Esposito, SSV, campagna del fair-play14 maggio 2011, “Il Mattino”
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RISULTATI ELETTORALI del 16 maggio 2011:
(clicca sull’immagine, tratta da Repubblica.it, per ingrandirla)
Giuseppe Capasso: 3.941 voti (74,44%), Lista Civica – Uniti per San Sebastiano
Gennaro Manzo: 840 voti (15,86%), Lista Civica – il Popolo di San Sebastiano
Natale “Roberto” Di Bernardini: 513 voti (9,69%), Federazione della Sinistra (Prc + Pdci)
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COMMENTI ai RISULTATI ELETTORALI:
  • Redazionale, Vittoria bulgara per Pino Capasso, 16 maggio 2011, “L’Ora Vesuviana”
  • Armando Madeo, Capasso ampiamente riconfermato, 16 maggio 2011, “Il gazzettino vesuviano”
  • Ciro Teodonno, Il lunedì elettorale di SSV, 16 maggio 2011, “Il mediano”
  • Ciro Teodonno, SSV sceglie la continuità, 17 maggio 2011, “Il mediano”
  • Salvatore Esposito, Premiata la dinasty Capasso, 17 maggio 2011, “Il Mattino”
LA NUOVA GIUNTA COMUNALE:
  • Ciro Teodonno, S’INSEDIA LA NUOVA GIUNTA ED È SUBITO POLEMICA , 8 giugno 2011, “Il mediano”

La morte quotidiana

Ieri a SSV una coppia si è sposata. I fasci di tulipani e di rose lungo le scale della chiesa si aggiungevano agli addobbi della festa patronale della prossima settimana, in un solenne riverbero di bianco e di rosso. Come ogni anno, dal primo gennaio, tra la facciata della chiesa e il palazzo che un tempo fu sede comunale, in alto sulla strada che separa le due istituzioni è appesa un’icona del Protettore, preceduta e seguita da luminarie a metà tra il natalizio e il patronale. Ieri a SSV c’erano molti fiori, ma non tutti perché si festeggiava. Il fioraio davanti al cui negozio ho parcheggiato la mia auto m’ha raccontato che aveva preparato una ghirlanda da portare a SGC, il comune accanto, perché la sera prima c’era stato un duplice omicidio e una delle vittime era innocente, non come l’altra che invece aveva legami con i clan. Ieri a SSV ho incontrato molte persone, quasi tutte per la prima volta. E’ stata una giornata intensa e densa di informazioni (ne parlerò in qualche prossimo post), ma tutti – subito – mi hanno detto che a SGC era morto il padre di una giornalista, che avevano ammazzato il padre della corrispondente del Mattino che segue la cronaca della zona, quindi anche di SSV. La notizia è tremenda e, purtroppo, usuale. Due killer in moto crivellano di colpi un rivale e poi, per non lasciare testimoni, sparano anche a Vincenzo Liguori, 57 anni, meccanico. Innocente. L’orrore aumenta quando si viene a sapere che è il padre dell’inviata del quotidiano napoletano, Mary Liguori: dalla redazione non fanno in tempo a fermarla, lei è già sul posto a scoprire di persona l’insopportabile fine di suo padre. La cronaca prosegue riferendo dei soliti, sacrosanti, summit per la sicurezza e appelli contro l’omertà. Ogni volta speriamo portino a qualcosa, come anche ora. Ma in realtà in bocca abbiamo già l’amaro della disfatta. Ieri a SSV la vita era quella di tutti i giorni, con i vigili urbani a controllare il flusso di auto dal marciapiedi dov’è il negozio di telefonia, con l’insegnante di inglese a iniziare la sua lezione con “Our Father”, con il barista a preparare la macchina del caffè e a pulire il bancone, con i fedeli a pregare per la gloria del santo patrono, con una nuova famiglia festeggiata con una pioggia di riso da amici e parenti vestiti di nero. Ma ieri a SSV c’era anche un po’ più di silenzio, come se ognuno sentisse dentro di sé quella linea sottile che divide il prima e il dopo, l’oppressione e la libertà, la casualità della morte e la fortuna di essere vivi. . (Cosa fa davvero paura? Evidentemente ciò che è più vicino e quotidiano, ciò che rientra nel campo dell’esperienza. E’ più pericoloso il manager che taglia centinaia di posti di lavoro con una firma su un foglio nel privato del suo ufficio o la zingarella che copre le sue mani con un giornale per aprire la borsa nella calca dell’autobus? E’ più pericoloso sedersi su una grande bomba che non scoppia o camminare tra piccoli proiettili sibilanti? I rischi possono essere percepiti e non percepiti, ma indubbiamente seguono una gerarchia mutevole.)

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AGGIORNAMENTO del 28 luglio 2014:
Stamattina è stato ucciso Mariano Bottari, un pensionato di 75 anni, a Portici. Gli investigatori sono convinti che si tratti di un omicidio dovuto ad un errore: “Ai carabinieri che hanno avviato le indagini per accertare la dinamica dell’agguato è subito apparso chiaro l’anomalia di un omicidio ai danni di un uomo senza nessuna macchia sulla sua fedina penale, totalmente incensurato, non legato ad alcun clan camorristico e con nessun familiare pregiudicato e legato alla criminalità organizzata locale. Anche la prima reazione di parenti e amici è stata di incredulità e dolore. […] Non è la prima volta che gli spietati killer della camorra napoletana uccidono un innocente per errore. Il 15 ottobre del 2012 Pasquale Romano, 30 anni; […] l’11 giugno del 1997, Silvia Ruotolo” (“La Repubblica”, 28 luglio 2014, QUI).

Cultura del cemento

Un post interessante di Ciro Teodonno è “Horror vesuviano“, dedicato all’abusivismo edilizio (e non solo) sulle pendici del vulcano.
L’articolo, del 6 maggio 2009, è tratto dal suo blog personale “Fairbanks-142”:

L’ennesimo documentario [un’anticipazione] solleva l’ennesimo polverone sul Vesuvio.
Stavolta si punta il dito sull’abusivismo edilizio e la follia dei vesuviani.
Si noti che oltre all’abusivismo c’è la subdola cultura del condono e dell’aumento delle cubature. Queste infatti non sono altro che la palese esplicitazione dell’ipocrisia e del clientelismo nostrano.
Non ho la parabola né il decoder ma vivo all’ombra del Vesuvio e mi guardo attorno senza i paraocchi dell’opportunismo.
I giornali locali avevano già accennato, a proposito dell’aumento delle cubature, alla disponibilità da parte di alcuni sindaci vesuviani tra i quali anche quello di San Sebastiano, di seguire tale linea di pensiero permettendo il completamento dei solai delle abitazioni preesistenti.
La qual cosa sembrerebbe a primo acchito aver un senso logico, infatti le ceneri eruttive sfondano i tetti, creando danni talvolta sottovalutati, e secondo il sindaco vesuviano quest’iniziativa frenerebbe ulteriori elevazioni e quindi l’abusivismo stesso.
Ma andando più a fondo ci si renderà conto che, oltre al non poter frenare una piaga quale quella dell’abusivismo, che solo i reali controlli e le reali sanzioni potranno realmente arginare, il provvedimento è in antitesi con quelli di spopolamento della zona rossa.
Infatti come ha giustamente accennato anche il presidente dell’Ente Parco Ugo Leone (così non dirà più che ce l’ho con lui!), il permettere un aumento, anche se ipoteticamente definitivo, delle cubature aumenterebbe l’afflusso di popolazione nella zona rossa di rischio vulcanico, in opposizione alle iniziative regionali di incentivazione economica al trasferimento.
Che dire poi dell’Ospedale del Mare. Già, il suo nome sembra una sberleffo alla logica, così come la sua posizione lo è al buon senso.
Magari l’avessero chiamato Ospedale del Vulcano sarebbero stati meno ipocriti.
Infatti, quello che sarà il più grande centro ospedaliero del Mezzogiorno rasenta (o come molti sostengono, rientra) nella zona rossa, con tutto quel che ne scaturisce. Anche in questo caso la sua stessa presenza e l’indotto che ne consegue, farà affluire in un una delle aree più a rischio del pianeta una massa notevole di persone, e con un piano d’evacuazione incoerente con le infrastrutture esistenti. Vi siete mai trovati sulla SS-268 in una normale giornata lavorativa? Beh, vi sarete resi certamente conto del contesto e delle sue incongruenze.
Cos’è che spinge a tanta cecità!
E’ mai possibile che in nome del profitto, del ritorno politico e dei meschini interessi privati si dimentichi la polveriera sulla quale si è seduti?

Per ulteriori informazioni:

  1. National Geographic Italia di febbraio, pagg. 18-19
  2. Il Mattino del 03/04/2009 – pag. 42
  3. La Repubblica del 05/05/2009 (qui e tra i commenti)

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Tra i commenti alcuni articoli sul “Piano casa” della Regione Campania (BURC 2 gennaio 2011) con cui si consente l’edificabilità della zona rossa:

  • Redazione de “L’ora vesuviana”, Piano casa: si potrà edificare anche nella zona rossa del Vesuvio (qui)
  • Redazione de“L’ora vesuviana”, Non c’è una reale emergenza, ma il Vesuvio deve fare paura (qui)
  • Alberto Puliafito, Zona rossa del Vesuvio, blitz Pdl in regione: si potrà tornare a costruire nelle aree vietate (qui)
  • Alessio Zucchini, servizio sul rischio vesuviano e l’edificabilità nella zona rossa trasmesso dal TG1 del 23 gennaio 2011 (h20) [mio resoconto]
  • Amato Lamberti, Lo sfasciume urbano ha creato paesaggi di paura (qui)
  • Ciro Teodonno, Prospettive verdi per Massa di Somma (qui)
  • Alcuni articoli dei giorni pre-elettorali del maggio 2011 sulla proposta del Presidente del Consiglio S.B. di legalizzare le case abusive a Napoli (Corriere della Sera, L’Unità, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Libero, Il Mattino) (QUI e QUI)
  • Antonio Russo, Cemento abusivo, record nel vesuviano, “Il Mattino”, 24/12/2008 (QUI)
  • Emanuele Ragosta, Abusivismo edilizio, la vera piaga del Vesuviano…, “Associazione culturale Il Confronto“, dicembre 2008 (?) (QUI)
  • Francesco Gisonna, Lo stadio di Ponticelli verso la bocciatura, “DNApoli”, 20 marzo 2013 (QUI)

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AGGIORNAMENTO del 23 giugno 2014:
Il blogger MalKo ha scritto alcune riflessioni in merito ad un decreto legge (“Falanga“) presentato in Senato riguardante l’abusivismo edilizio campano, con particolare riferimento all’area vesuviana. Tra i sindaci più impegnati nel sostenere questo provvedimento c’è quello appena eletto a Torre del Greco. E’ da ricordare, inoltre, che a Terzigno si registra il primo – e finora unico – caso italiano di sindaco rimosso per manifesta incapacità a fronteggiare il fenomeno dell’abusivismo edilizio: Rischio Vesuvio e l’abusivismo edilizo da obliare (blog “Rischio Vesuvio”, 22 giugno 2014).

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AGGIORNAMENTO dell’8 settembre 2014:
Un articolo di MalKo si sofferma sul fenomeno dell’abusivismo in area vesuviana: «[…] l’abusivismo e i condoni, minano immediatamente il territorio e la sicurezza di quelli insediati con le carte in regola, e ancora espongono le generazioni future a un rischio maggiore a causa dell’aumento del pericolo, perché secondo la scienza, con il tempo cresce la possibilità che l’eruzione che verrà abbia un indice energetico decisamente più alto delle stime probabilistiche attuali […]». Nel post è rinnovato, inoltre, l’invito al Presidente del Consiglio Renzi di istituire «una commissione d’inchiesta parlamentare che faccia luce sul fenomeno» (invito già espresso in questo post di una settimana prima).